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ULTIME NOTIZIE

Dai Dardanelli al Monte Ida, dalle città della Troade alle isole dell’Egeo: fortezze, rovine, foreste e vigneti lungo le rotte che per millenni hanno unito Mediterraneo e Mar Nero, Oriente e Occidente

Fino al 10 gennaio 2027 Villa e Collezione Panza ospita Josef Albers: Meditations, ventinove opere delle serie Variant/Adobe e Homage to the Square selezionate da Nicholas Fox Weber e distribuite nelle otto stanze del primo piano affacciate sul parco. Una mostra rara, essenziale e sorprendentemente poco raccontata, che trova nella casa costruita da Giuseppe Panza di Biumo intorno alla luce e alla percezione una sede quasi predestinata. Albers non dipingeva il colore: ne metteva alla prova l’instabilità. E chiedeva allo spettatore una cosa oggi sempre più difficile: tempo.

All’inaugurazione dell’83ª Mostra del Cinema di Venezia, l’incrocio tra "Ink" di Danny Boyle e "La ragazza con la Leica" di Alina Marazzi apre una profonda riflessione cine-filosofica sullo statuto del giornalismo. Tra la nascita del sensazionalismo moderno e il sacrificio etico della prima fotoreporter di guerra, i due film d'apertura, delle sezioni Concorso e Orizzonti, denunciano il disagio di una civiltà giunta ad un possibile capolinea, in un presente in cui le democrazie sono minacciate dagli autoritarismi esterni e dai populismi interni, lo sguardo del cinema si interroga sulla responsabilità politica dell'informazione, evocando lo spettro profetico del Kane wellesiano.

L’incredibile storia della Manifattura parigina della Savonnerie e dei 92 tappeti per la Grande Galerie del Louvre sono al centro di un progetto di studio ed esposizione condiviso con il Mobilier National

L’influenza che, tra fine Otto e inizio Novecento, l’arte giapponese esercitò su quella europea è paragonabile soltanto a quella dell’antichità sul Rinascimento

I recenti casi del Monet e dei piatti Limoges e l’ultima circolare ministeriale n. 36/2026 chiariscono (finalmente) quando lo Stato può impedire l’esportazione di arte non italiana: soltanto quando esiste un nesso tra il nostro patrimonio culturale e quella specifica opera

Ha trasformato l’appropriazione in un metodo di conoscenza e ha intuito, con decenni di anticipo, che la fotografia avrebbe smesso di essere una semplice rappresentazione del reale per diventare circolazione, capitale, identità e linguaggio

Luca A. Caizzi racconta archivio-uno, il progetto che raccoglie i primi numeri delle riviste indipendenti di tutto il mondo. Una raccolta che documenta intuizioni, ambizioni ed errori dei progetti editoriali prima che diventino storia

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Il trofeo FRAGILE, realizzato da Vedovamazzei per il Gran Premio d’Italia di Formula 1, è diventato in poche ore un fenomeno social: ironie, critiche, imitazioni domestiche, video e meme hanno trasformato una commissione d’arte contemporanea in un oggetto di conversazione ben oltre il sistema dell’arte. È un successo o una sconfitta? Il caso di Monza pone una questione più ampia: nell’economia dell’attenzione conta ancora comprendere un’opera o è sufficiente che riesca a interrompere il flusso, provocare una reazione e diventare virale? E quanto i social media stanno modificando non soltanto la comunicazione dell’arte, ma l’arte stessa? Il trofeo, comunque, certamente ha assolto al suo volere. Ha vinto. Un plauso a Vedovamazzei e una analisi su come una coppa di coppe in equilibrio sospeso possa essere una parabola dell’arte contemporanea nel 2026.

Come si comunica l'arte oggi? Il Giornale dell'Arte interroga i protagonisti della comunicazione culturale italiana. La comunicazione dell'arte sta attraversando una trasformazione profonda. Uffici stampa, responsabili della comunicazione e consulenti culturali sono oggi chiamati a governare un ecosistema in cui convivono stampa, social media, intelligenza artificiale, dati, reputazione e costruzione delle comunità. Con una serie di interviste ai principali professionisti italiani del settore, Il Giornale dell'Arte avvia una ricognizione sul presente e sul futuro della comunicazione culturale, per comprenderne evoluzione, criticità e nuove responsabilità.

Come si comunica l'arte oggi? Il Giornale dell'Arte interroga i protagonisti della comunicazione culturale italiana. La comunicazione dell'arte sta attraversando una trasformazione profonda. Uffici stampa, responsabili della comunicazione e consulenti culturali sono oggi chiamati a governare un ecosistema in cui convivono stampa, social media, intelligenza artificiale, dati, reputazione e costruzione delle comunità. Con una serie di interviste ai principali professionisti italiani del settore, Il Giornale dell'Arte avvia una ricognizione sul presente e sul futuro della comunicazione culturale, per comprenderne evoluzione, criticità e nuove responsabilità.

Alla Collezione Olgiati oltre 35 opere propongono una prospettiva critica alternativa rispetto alla consueta ricezione dell’artista come uno dei protagonisti dell’Arte Povera. Il curatore Vincenzo de Bellis parla col Giornale dell’Arte: «Non smette mai di essere pittore, anche quando abbandona la tela e il colore, perché continua a fare ciò che la pittura ha sempre fatto: costruire immagini» 

A pochi passi da Campo Santa Maria Formosa, Palazzetto Marcello apre il 5 novembre come nuovo spazio espositivo veneziano, dopo un intervento di restauro curato da Studio 91. Il progetto nasce dalla collezione costruita in oltre vent’anni da Gianrico Specchio intorno alle relazioni tra arti visive, design e architettura dal secondo Novecento a oggi. A inaugurarlo sarà L’inizio ci assale, personale di Luca Bertolo curata da Elena Volpato, visitabile fino al 14 febbraio 2027.

Come si comunica l'arte oggi? Il Giornale dell'Arte interroga i protagonisti della comunicazione culturale italiana. La comunicazione dell'arte sta attraversando una trasformazione profonda. Uffici stampa, responsabili della comunicazione e consulenti culturali sono oggi chiamati a governare un ecosistema in cui convivono stampa, social media, intelligenza artificiale, dati, reputazione e costruzione delle comunità. Con una serie di interviste ai principali professionisti italiani del settore, Il Giornale dell'Arte avvia una ricognizione sul presente e sul futuro della comunicazione culturale, per comprenderne evoluzione, criticità e nuove responsabilità.

Nel complesso tardoantico di Vrelo-Šarkamen, nella Serbia orientale, gli archeologi hanno scoperto un eccezionale balneum privato ricavato nel livello inferiore di una monumentale torre del palazzo associato al tetrarca Massimino Daia. Tre vasche, un sudatorio, una fornace e un sistema a ipocausto straordinariamente conservato restituiscono l’ingegneria e la dimensione privata della vita imperiale all’inizio del IV secolo. Secondo gli archeologi, una soluzione architettonica di questo tipo non avrebbe al momento confronti diretti conosciuti nel mondo romano.

Durante la 21ma campagna di scavi a Shahr-i Sokhta, uno dei maggiori centri urbani dell’Età del Bronzo nell’Iran sud-orientale, gli archeologi hanno individuato un tipo di gioco da tavolo finora sconosciuto nel sito. La scoperta è particolarmente significativa perché la «Città Bruciata» aveva già restituito nel 1977 uno dei più completi set da gioco del mondo antico. Regole e caratteristiche del nuovo ritrovamento devono ancora essere pubblicate: ma la presenza di giochi differenti potrebbe raccontare qualcosa di nuovo sulla vita sociale di una città fiorita 4.600 anni fa.

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