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Alla Fondazione Paolo e Carolina Zani la mostra «Magnifica Eleganza. Tiepolo, Longhi e Guardi tra arte e moda» ricostruisce il modo in cui l’abito ha raccontato la società veneziana del Settecento. Dai dipinti e disegni di Tiepolo, Longhi e Guardi ai costumi di Danilo Donati per Fellini, fino alle fotografie di Mustafa Sabbagh, l’eleganza diventa immagine, identità e spettacolo
Nel quartiere di Saint-Crépin, a Soissons, uno scavo preventivo legato alla posa di una rete di teleriscaldamento ha riportato alla luce un raro pavimento gallo-romano della fine del I secolo d.C. Il mosaico, probabilmente appartenente al salone di rappresentanza di una ricca villa, combina una parte in malta cementizia e una decorata a tessere. Al centro, geometrie bianche e nere; in un angolo, un piccolo delfino dalle pinne rosse.
A Capalbio una mostra racconta il percorso di Mimmo Paladino attraverso disegni, teatro e cinema: dai celebri cavalli alle figure, dai grandi drammaturghi agli storyboard, il segno sulla carta diventa il punto di partenza per immagini destinate a cambiare forma, muoversi nello spazio e trasformarsi in racconto
Ad Austrått, presso Sandnes, un escursionista ha trovato sotto le radici di un albero sradicato una rara guarnizione d’oro per fodero di spada, databile alla prima metà del VI secolo. L’oggetto, decorato con animali stilizzati e tracce di filigrana, apparteneva con ogni probabilità a un’arma d’élite e potrebbe essere stato deposto intenzionalmente come offerta. Il ritrovamento rafforza l’ipotesi che l’area di Hove fosse un importante centro di potere della Norvegia occidentale durante il Periodo delle Migrazioni.
Dopo tre anni di chiusura, dal 4 settembre la Piramide Cestia torna accessibile al pubblico con visite gratuite diurne e serali fino al 31 ottobre. Gli interventi della Soprintendenza Speciale di Roma, realizzati nell’ambito del Pnrr-Caput Mundi, hanno interessato illuminazione, accessibilità, verde e apparati informativi. Costruito tra il 18 e il 12 a.C. come sepolcro di Gaio Cestio Epulone, il monumento resta una delle testimonianze più spettacolari dell’egittomania che attraversò Roma dopo la conquista dell’Egitto da parte di Augusto.
Si è spento a Modena Franco Fontana, uno dei grandi maestri della fotografia italiana del secondo Novecento e un pioniere internazionale del colore. Dai paesaggi della Puglia e della Basilicata alle città americane, dalle ombre alle piscine, dalle Polaroid agli asfalti, per oltre sessant’anni ha cercato nella realtà forme, geometrie e cromie che gli altri non vedevano. Fotografava il mondo per interpretarlo. E questa è la sua eredità più profonda: averci insegnato che guardare e vedere sono due cose diverse.
Dopo la riflessione sulla proliferazione degli artisti e la risposta di Federico Ferrari sulla necessità di recuperare il coraggio del giudizio, resta una domanda: siamo davvero sicuri che il sistema dell’arte abbia smesso di selezionare? Musei, gallerie, fiere, biennali, curatori, collezionisti, residenze e piattaforme digitali continuano ogni giorno a produrre gerarchie. È cambiato il modo: il giudizio non viene più necessariamente dichiarato e argomentato, ma incorporato in una successione di scelte, inviti, acquisizioni e riconoscimenti. Il potere di decidere cosa conta non è scomparso. È diventato più diffuso, meno visibile e, proprio per questo, più difficile da interrogare.
Si è spento nella sua Modena Franco Fontana, il grande maestro della fotografia che ci ha mostrato la bellezza della vita con il colore.
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È morto Franco Fontana, uno dei maggiori fotografi italiani del secondo Novecento e tra i protagonisti internazionali dell’affermazione della fotografia a colori come linguaggio artistico. Nato nel 1933 nel Modenese, aveva iniziato a fotografare nei primi anni Sessanta, costruendo attraverso paesaggi, città, ombre e architetture un vocabolario immediatamente riconoscibile fatto di campiture cromatiche, geometrie e riduzione dello spazio. Le sue fotografie sono entrate nelle raccolte dei maggiori musei internazionali. Fontana aveva la peculiarità dei grandissimi, ricomponeva il mondo, la realtà era per lui materia da trasformare in immagine.
Qualche consiglio da sfruttare durante la finestra di visibilità della celebre opera senese, scoperto fino al 15 novembre 2026
L'immagine è il fondamento del pensiero?
Dopo l’esposizione al Meeting di Rimini, dal 20 al 27 agosto, l’Ecce Homo di Antonello da Messina è rientrato al Museo Nazionale d’Abruzzo, dove è nuovamente visibile nella Sala 9 proprio nei giorni della Perdonanza Celestiniana. La trasferta aveva acceso un dibattito sull’opportunità di spostare un’opera tanto preziosa fuori dal contesto museale, ma aveva anche attirato migliaia di visitatori. Il ritorno a L’Aquila riporta ora il dipinto dentro una città nella quale patrimonio, spiritualità e identità collettiva tornano eccezionalmente a coincidere.
Nella contea di Prahova, a nord-est di Bucarest, un cercatore di metalli autorizzato ha rinvenuto un deposito di circa 3.000 anni fa composto da tre massicci collari d’oro, piccole asce, ruote di ferro e un bracciale di bronzo. Gli ornamenti, per oltre 300 grammi complessivi, sembrano essere stati ripiegati e deposti intenzionalmente. Il loro inquadramento cronologico, tra Età del Bronzo e prima Età del Ferro, potrebbe costringere gli archeologi a rivedere la datazione di manufatti analoghi.
A realizzarla è la protagonista del romanzo stesso. O forse no. O forse anche
L'artista digitale tedesco integra i propri modelli di intelligenza artificiale con la tradizione artigianale e pittorica, dando vita a torri fitte di dettagli, ponti abitati e paesaggi dove la tecnologia incontra la dimensione tattile
Il programma culturale del Friuli-Venezia Giulia va dagli antichi egizi all’Intelligenza Artificiale
Da Gorizia 2025 a Pordenone 2027, una regione in trasformazione valorizza il suo territorio ricco di mostre, siti Unesco, tecnologia e arte digitale















