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Da Londra a Parigi, da Berlino ad Amsterdam, la nuova stagione espositiva europea riapre con grandi retrospettive, riscoperte e riletture di artisti e opere che hanno segnato la storia dell’arte. Quindici appuntamenti tra maestri del passato e protagonisti della contemporaneità, per seguire le mostre che accompagneranno l’autunno e l’inverno 2026–27

Un collezionista capace di guardare avanti e indietro insieme, riconoscere i capolavori e aspettarli anche per anni. Vincenzo de Bellis ricorda Giancarlo Olgiati, il sodalizio intellettuale e collezionistico con la moglie Danna e l’ultimo incontro con l’arte: la mostra di Jannis Kounellis, vista in solitudine nello spazio della collezione.

A Palazzo Blu di Pisa, la mostra «I fratelli Gioli e la pittura a Pisa fra Otto e Novecento», curata da Stefano Renzoni con una selezione di disegni a cura di Bianca Cerrina Feroni, riporta l’attenzione su Francesco e Luigi Gioli e su una stagione rimasta a lungo ai margini del canone. Al centro dell’intervista, la riemersione di un vasto patrimonio grafico familiare mai studiato sistematicamente: taccuini, studi e fogli inediti che permettono di entrare nel processo creativo dei due artisti, ricostruirne i rapporti con il Naturalismo europeo e interrogare nuovamente le gerarchie della pittura italiana tra Otto e Novecento.

Una ricerca condotta dall’Università di Shandong individua nel sangue mescolato a calce e argilla ricca di ematite uno dei segreti della straordinaria conservazione delle pitture rupestri di Zuojiang Huashan, nella Cina meridionale. Le analisi ipotizzano anche l’impiego di sangue umano legato al parto, ma su questo punto gli archeologi invitano alla cautela. Il risultato apre una prospettiva inattesa sulle conoscenze tecniche e sul possibile significato rituale di immagini realizzate oltre duemila anni fa.

Fondata in età etrusca su uno sperone di tufo e argilla progressivamente consumato da frane ed erosione, Civita di Bagnoregio è passata dall'abbandono alla consacrazione turistica internazionale. Oggi il problema è cambiato: conservare un insediamento fragile mentre la sua immagine attira flussi enormemente superiori alla comunità residente. Tra candidatura Unesco, monitoraggio scientifico, consolidamenti e gestione degli accessi, la «città che muore» è diventata un caso esemplare delle contraddizioni contemporanee del patrimonio.

Il colpo sarebbe avvenuto durante il fine settimana di Ferragosto nell’abitazione della storica dell’arte, a pochi passi dal Quirinale. Sottratte opere della collezione privata, gioielli e due casseforti, per un valore complessivo stimato in circa 700mila euro. Nessun evidente segno di effrazione e allarme manomesso: la Squadra Mobile indaga anche sull’ipotesi di un basista.

Su uno sperone roccioso di Capri, Curzio Malaparte costruì alla fine degli anni Trenta una delle case più enigmatiche del Novecento. Tra Adalberto Libera, il capomastro Adolfo Amitrano e lo stesso scrittore, la paternità dell’edificio resta complessa. Poi arrivò Jean-Luc Godard: con Il disprezzo la grande scalinata sul Mediterraneo entrò nella storia del cinema e trasformò una dimora privata in un’immagine universale. Siamo stati a Casa Malaparte.

Dal 16 dicembre 2026 a maggio 2027, le Gallerie d’Italia-Napoli dedicano ad Alighiero Boetti una mostra curata da Luca Massimo Barbero. Circa 35 opere della Collezione Luigi e Peppino Agrati, oggi parte del patrimonio di Intesa Sanpaolo, attraversano serialità, linguaggio, ricamo e delega dell’esecuzione: gli strumenti con cui Boetti trasformò la matrice concettuale in una ricerca difficilmente riconducibile a un’unica appartenenza.

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