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ARTE CONTEMPORANEA

Dalle marne al patrimonio industriale, dagli Infernot alle comunità: l’arte contemporanea attraversa le stratificazioni dell’affascinante territorio piemontese durante Germinale – Monferrato Art Fest in programma dall’11 settembre al 4 ottobre 

Ala National Portrait Gallery di Londra è riunito per la prima volta un ampio nucleo ampio di opere dell’artista britannica che ha fatto della pittura una sorta di fotografia alternativa

Ma nei processi attuali più le macchine accumulano conoscenza, più agli esseri umani servirà la cultura, intesa come capacità di conoscere analogie, contraddizioni, genealogie

Epoche, culture visive e biografie lontane, i due artisti condividono una stessa libertà nell’uso del pennello: nessuno dei due sembra interessato a rispettarne i confini

Al Palais Populair di Berlino una mostra dell’artista slovacca, selezionata per «la sua poetica esplorazione della fragilità della memoria»

È l’iconico edificio di Ludwig Mies van der Rohe a ospitare la prima grande mostra personale dell’artista italiano in Germania tra opere storiche e lavori nuovi, tra cui «Purgatory»


 

Come si comunica l'arte oggi? Il Giornale dell'Arte interroga i protagonisti della comunicazione culturale italiana. La comunicazione dell'arte sta attraversando una trasformazione profonda. Uffici stampa, responsabili della comunicazione e consulenti culturali sono oggi chiamati a governare un ecosistema in cui convivono stampa, social media, intelligenza artificiale, dati, reputazione e costruzione delle comunità. Con una serie di interviste ai principali professionisti italiani del settore, Il Giornale dell'Arte avvia una ricognizione sul presente e sul futuro della comunicazione culturale, per comprenderne evoluzione, criticità e nuove responsabilità.

Il sistema dell’arte ha moltiplicato fiere, biennali, fondazioni, curatori, advisor, media e piattaforme, ma il suo pubblico rimane sorprendentemente circoscritto. Per Giacomo Nicolella Maschietti, direttore di Collezione da Tiffany, il problema non è la complessità dell’arte contemporanea, quanto un ecosistema sempre più capace di legittimare sé stesso: visibilità e autorevolezza tendono a coincidere, Instagram influenza le opere prima ancora della loro comunicazione e il posizionamento può trasformarsi in percezione di qualità. E mentre giornalismo e ufficio stampa rischiano di confondersi, torna decisiva una parola quasi fuori moda: selezione.

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Deriso sui social come un mucchio di tazzine e scambiata per un'immagine creata dall'IA, l'anti-trofeo di vedovamazzei chiude il suo percorso concettuale trasformandosi nel piatto di pasta del vincitore

La seconda personale dell'artista alla galleria P420 si concentra sugli aspetti tecnici e poetici del suo lavoro, incentrato sul recupero di materiali di scarto e la stratificazione dei ricordi d'infanzia

Con «You Must Change Your Life», il curatore Ho Tzu-nyen trasforma la Biennale in un’opera in cinque capitoli dove 46 artisti costruiscono una narrazione fisica e politica

Dopo gli anni del boom post-pandemico, le due fiere raccontano un mercato più selettivo, mentre la scena artistica coreana consolida il proprio peso internazionale

Sette sculture di Enrica Salvadori raccontano le architetture di Italia ’61 e delle Olimpiadi del 2006. La mostra, curata da Guido Curto, è aperta sino al 15 novembre

Fino al 10 gennaio 2027 Villa e Collezione Panza ospita Josef Albers: Meditations, ventinove opere delle serie Variant/Adobe e Homage to the Square selezionate da Nicholas Fox Weber e distribuite nelle otto stanze del primo piano affacciate sul parco. Una mostra rara, essenziale e sorprendentemente poco raccontata, che trova nella casa costruita da Giuseppe Panza di Biumo intorno alla luce e alla percezione una sede quasi predestinata. Albers non dipingeva il colore: ne metteva alla prova l’instabilità. E chiedeva allo spettatore una cosa oggi sempre più difficile: tempo.

All’inaugurazione dell’83ª Mostra del Cinema di Venezia, l’incrocio tra "Ink" di Danny Boyle e "La ragazza con la Leica" di Alina Marazzi apre una profonda riflessione cine-filosofica sullo statuto del giornalismo. Tra la nascita del sensazionalismo moderno e il sacrificio etico della prima fotoreporter di guerra, i due film d'apertura, delle sezioni Concorso e Orizzonti, denunciano il disagio di una civiltà giunta ad un possibile capolinea, in un presente in cui le democrazie sono minacciate dagli autoritarismi esterni e dai populismi interni, lo sguardo del cinema si interroga sulla responsabilità politica dell'informazione, evocando lo spettro profetico del Kane wellesiano.

Dal 24 settembre al 28 ottobre la Srisa Gallery di Firenze presenta Doveva essere qui?, personale di Gabriele Landi curata da Federico Giannini. Al centro della mostra una monumentale carta di 250 per 560 centimetri, dipinta e intagliata per mesi fino a trasformare il foglio in una geografia fragile, sospesa tra presenza e scomparsa. Non una mappa per orientarsi, ma uno strumento per mettere in crisi l’idea stessa di coordinate: isole, promontori e territori di un luogo inesistente emergono là dove la carta resiste al progressivo svuotamento.

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