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VIRGINIA DJURBERG
A sessant'anni dall'alluvione del 4 novembre 1966, l'Accademia di Belle Arti di Firenze presenta «Forme del Fango», una mostra nata dal recupero dei sedimenti ancora conservati nei suoi sotterranei. Ideato nel 2019 da Fabrizio Lucchesi, il progetto ha coinvolto docenti e studenti in sette anni di ricerca e sperimentazione, trasformando il fango in materia plastica. Fino al 20 novembre, nel chiostro dell'Accademia, le opere restituiscono una lettura contemporanea della memoria della città.
Dal 2020 al 2026 l'Italian Council ha sostenuto 157 progetti dedicati allo sviluppo dei talenti, per 2,03 milioni di euro. Ma che cosa accade agli artisti, ai curatori e ai ricercatori dopo il finanziamento? Parte da questa domanda «Geografie dell'arte italiana contemporanea», la ricerca dell'Osservatorio Arte Contemporanea, promossa con Intesa Sanpaolo e «Il Giornale dell'Arte». Presentati ad Artissima i primi risultati della mappatura: 29 beneficiari del 2024, progetti in 16 Paesi e una nuova sezione permanente per seguire l'evoluzione delle carriere artistiche italiane.
Alla Galleria Lorenzo Vatalaro di Milano, dal 5 novembre al 23 dicembre, Gianluigi Colin presenta «Lacrime», un nuovo ciclo di opere realizzate attraverso il recupero di materiali provenienti dai processi di stampa. Cinque lavori inediti e due lastre tipografiche entrano in relazione con altrettanti crocifissi manieristi in bronzo di Antonio Susini e Sebastiano Torrigiani. Un'indagine sulla sopravvivenza delle immagini, sul rapporto tra informazione e memoria e sulla possibilità di restituire alla materia della cronaca una nuova dimensione contemplativa.
Ottobre e novembre rappresentano il punto di massima densità del calendario internazionale dell’arte. Le manifestazioni, tra principali e collaterali, si contendono gli stessi collezionisti, gli stessi galleristi, gli stessi curatori e gli stessi media. Ogni appuntamento promette di essere decisivo, ogni città si presenta come capitale del sistema. Ma l’inflazione degli eventi rischia di produrre l’effetto opposto: rendere tutto indistinto. Il vero bene scarso non è più l’opera d’arte, ma il tempo e l’attenzione di chi deve sceglierla
Nata a Trieste nel dicembre 1980 sotto la direzione di Roberto Vidali, «Juliet» ha attraversato quattro decenni e mezzo di arte contemporanea arrivando a 225 numeri, affiancati da circa cento pubblicazioni collaterali. Dal 23 settembre al 30 ottobre Siteroom a Milano ne ricostruisce la storia attraverso copertine, documenti e opere degli artisti passati dalle sue pagine, da Maurizio Cattelan a Luigi Ontani, da Salvo a Juan Uslé. Una mostra che diventa anche una riflessione sul valore degli archivi editoriali e sulla sopravvivenza delle riviste d’arte indipendenti.
Nella contea di Prahova, a nord-est di Bucarest, un cercatore di metalli autorizzato ha rinvenuto un deposito di circa 3.000 anni fa composto da tre massicci collari d’oro, piccole asce, ruote di ferro e un bracciale di bronzo. Gli ornamenti, per oltre 300 grammi complessivi, sembrano essere stati ripiegati e deposti intenzionalmente. Il loro inquadramento cronologico, tra Età del Bronzo e prima Età del Ferro, potrebbe costringere gli archeologi a rivedere la datazione di manufatti analoghi.
Il fondatore di Meta e la moglie Priscilla Chan hanno acquistato Strancally Castle, grande dimora neogotica costruita intorno al 1830 nella contea irlandese di Waterford su progetto dei fratelli James e George Richard Pain. Circondato da un parco storico affacciato sul fiume Blackwater e restaurato per oltre vent’anni dai precedenti proprietari, il complesso intreccia revival medievale, storia del paesaggio e una genealogia che risale alla conquista anglo-normanna dell’Irlanda. Il prezzo non è stato reso pubblico, ma viene stimato tra 20 e 30 milioni di euro.
Nel santuario di Apollo a Gortina, a Creta, gli archeologi della Scuola Archeologica Italiana di Atene e dell’Università di Padova stanno studiando un eccezionale deposito votivo con i resti di oltre 450 topi. Il ritrovamento potrebbe documentare sull’isola il culto di Apollo Smintheus, il dio associato ai roditori e alle pestilenze già evocato nell’«Iliade». Gli scavi del 2026 stanno intanto ridefinendo uno dei più antichi complessi sacri della nascente polis cretese.
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Tra il 1929 e il 1935 l’ingegnere Angelo Invernizzi costruì sulle colline veronesi una delle abitazioni più radicali del Novecento italiano: una villa di circa 1.500 tonnellate capace di ruotare su rotaie per orientarsi rispetto al sole, al vento e alle stagioni. Razionalismo, Futurismo, elioterapia e ingegneria si incontrano in una macchina domestica oggi immobile, ma ancora capace di interrogare il rapporto tra architettura, tecnologia e tempo.
Realizzato nel 1473 per il monastero di Santa Maria extra moenia, il Polittico di San Gregorio è l'unica grande opera di Antonello da Messina rimasta nella città natale dell'artista. Smembrato già nel Cinquecento, danneggiato da un restauro ottocentesco e sopravvissuto al terremoto del 1908, il capolavoro sembrava aver superato ogni prova della storia. Il furto di tre delle cinque tavole superstiti rappresenta oggi una nuova, drammatica mutilazione di uno dei vertici del Rinascimento italiano.
Dopo il successo della mostra dedicata alla pittura senese al Metropolitan Museum e alla National Gallery di Londra, la Frick Collection concentra lo sguardo su un capitolo rimasto a lungo in secondo piano: la straordinaria stagione della scultura in bronzo a Siena tra il 1450 e il 1500. Curata da Giulio Dalvit, l'esposizione riunisce quasi quaranta capolavori provenienti in gran parte dalla Toscana e propone una nuova lettura del Rinascimento italiano, riportando al centro una tradizione tecnica e artistica che contribuì a ridefinire il linguaggio della scultura europea.
L'Orangerie della Reggia di Monza dedica una grande monografica a Luigi Conconi (1852-1917), figura centrale della Scapigliatura milanese e protagonista della cultura artistica tra Otto e Novecento. Con oltre ottanta opere e un confronto con Cremona, Ranzoni, Grandi, Previati e Troubetzkoy, la mostra propone una rilettura critica di un artista rimasto a lungo ai margini della storiografia, mettendone in luce il ruolo nel passaggio dalla stagione scapigliata al Simbolismo e all'Art Nouveau.
Effetto Biaf. La Biennale Internazionale dell'Antiquariato continua a essere il principale appuntamento del mercato italiano dell'arte antica, ma da alcuni anni è diventata anche il catalizzatore dell'intera stagione culturale fiorentina. Attorno alla BIAF si concentrano inaugurazioni, nuove sedi, grandi mostre e progetti museali che coinvolgono istituzioni pubbliche, collezionismo privato e arte contemporanea, trasformando Firenze in una delle capitali europee dell'arte.
Perché la critica italiana si mobilita quasi sempre davanti ai casi più vistosi e mediatici? Se il giudizio vuole essere autorevole, deve misurarsi con l'intero sistema dell'arte, dalle mostre blockbuster alle scelte dei musei, fino alle dinamiche del mercato. Per quanto questa sorta di opere siano estremamente discutibili, il sistema dell'arte italico produce ben di peggio... L'editoriale di ieri di Federico Giannini apre una riflessione interessante, forse necessaria.
Sessanta figure scolpite in un unico blocco di marmo di Carrara, un'attribuzione completamente riscritta dalla ricerca recente e una storia collezionistica che attraversa tre secoli. Alle Gallerie d'Italia di Vicenza, La Caduta degli angeli ribelli restituisce al veneziano Francesco Bertos uno dei più straordinari virtuosismi della scultura europea del Settecento.
Oltre sessanta opere provenienti dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma arrivano a Palazzo del Governatore di Parma per LEI, mostra che attraversa oltre due secoli di storia dell'arte attraverso il ritratto femminile. Da Van Gogh a Modigliani, da Klimt a Picasso, fino alle grandi artiste del Novecento, il progetto riflette sull'evoluzione dell'identità femminile, tra rappresentazione, emancipazione e trasformazioni della modernità.















