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Romania, scoperto un tesoro di 3.000 anni fa con tre collari d’oro

Nella contea di Prahova, a nord-est di Bucarest, un cercatore di metalli autorizzato ha rinvenuto un deposito di circa 3.000 anni fa composto da tre massicci collari d’oro, piccole asce, ruote di ferro e un bracciale di bronzo. Gli ornamenti, per oltre 300 grammi complessivi, sembrano essere stati ripiegati e deposti intenzionalmente. Il loro inquadramento cronologico, tra Età del Bronzo e prima Età del Ferro, potrebbe costringere gli archeologi a rivedere la datazione di manufatti analoghi.

Virginia Djurberg

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Tre massicci ornamenti d’oro, ripiegati con cura e nascosti sotto terra circa 3.000 anni fa, stanno riaprendo una questione ancora irrisolta sulla cronologia della preistoria romena. Il ritrovamento è avvenuto nella contea di Prahova, nei pressi di Marginea Pădurii e non lontano dalla città di Urlați, dove un cercatore di metalli autorizzato ha intercettato un deposito composto da tre collari d’oro, piccole asce, ruote di ferro e un bracciale di bronzo. Il tesoro è stato rinvenuto su una collina isolata, in un’area priva di insediamenti visibili e lontana dalle principali vie di comunicazione moderne. Gli oggetti si trovavano a una profondità di circa venticinque centimetri, disposti in modo compatto vicino a una grande pietra. Le prime a emergere sarebbero state alcune piccole ruote di ferro; poco sotto, raccolti nello stesso spazio, erano conservati i tre ornamenti aurei.

Inizialmente interpretati come bracciali, gli oggetti si sono rivelati invece collari o grandi anelli da collo, strettamente arrotolati prima della deposizione. Il peso complessivo supera i 300 grammi e la forma massiccia indica una produzione destinata con ogni probabilità a individui di rango elevato o a contesti nei quali l’oro possedeva un forte valore sociale e simbolico. Il ritrovatore ha consegnato i reperti alla Direzione della Cultura della contea di Prahova, in conformità con la normativa rumena sulla tutela del patrimonio. Gli oggetti sono stati poi trasferiti al Museo di Storia e Archeologia di Prahova, dove sono iniziate le prime analisi.

A rendere il complesso particolarmente interessante non è soltanto la presenza dell’oro, ma la difficoltà di attribuire tutti i manufatti allo stesso momento storico. Secondo l’archeologo Alin Frînculeasa, specialista di preistoria, il deposito sembra riunire oggetti riconducibili a un arco cronologico che va dalla media e tarda Età del Bronzo fino agli inizi dell’Età del Ferro.

È qui che nasce il problema. Gli oggetti furono prodotti in momenti differenti e poi riuniti intenzionalmente? Oppure alcune tipologie considerate oggi più tarde devono essere retrodatate? La scoperta potrebbe quindi avere conseguenze sulla cronologia relativa delle produzioni metalliche della regione carpatico-danubiana. Uno dei collari presenta una decorazione impressa che richiama motivi attestati sulla ceramica dell’Età del Bronzo. Altri elementi formali trovano invece confronti con manufatti d’argento attribuiti a fasi diverse. La commistione tra materiali, tecniche e repertori rende il deposito difficilmente classificabile secondo le categorie cronologiche tradizionali.

Anche la disposizione degli oggetti sembra escludere una perdita accidentale. I collari erano stati ripiegati e compressi intenzionalmente, probabilmente per occupare meno spazio. Le piccole ruote di ferro sembrano aver delimitato o protetto il gruppo, mentre il bracciale di bronzo era collocato più in basso. Gli archeologi ipotizzano inoltre che l’intero insieme potesse essere stato originariamente deposto all’interno di un contenitore oggi scomparso.

Il gesto della deposizione diventa così centrale per l’interpretazione. In molte società dell’Età del Bronzo europea, oggetti metallici di grande valore venivano intenzionalmente sottratti alla circolazione e nascosti nel terreno, nei corsi d’acqua o in luoghi particolarmente visibili del paesaggio. Le ragioni potevano essere economiche, rituali o entrambe. Nel caso di Prahova, gli archeologi stanno valutando due principali possibilità. Il deposito potrebbe rappresentare un’offerta votiva, collocata in un luogo significativo e destinata a non essere recuperata. Oppure potrebbe trattarsi di un tesoro nascosto in un momento di pericolo, con l’intenzione di tornare successivamente a riprenderlo.

Il contesto topografico sarà decisivo. La collina è stata inserita tra le aree da sottoporre a nuove indagini archeologiche per verificare l’eventuale presenza di un insediamento, di una necropoli o di strutture legate a pratiche rituali. La presenza di abitati nelle vicinanze rafforzerebbe l’ipotesi di un deposito appartenente a una comunità locale; l’assenza di strutture potrebbe invece suggerire che il luogo fosse stato scelto proprio per il suo valore simbolico nel paesaggio.

L’oro costituisce un’altra linea di ricerca fondamentale. Le analisi metallografiche e composizionali potranno stabilire la purezza del materiale, le tecniche di lavorazione e forse la sua provenienza. Se il metallo fosse riconducibile a giacimenti lontani, il tesoro potrebbe documentare reti di scambio a lunga distanza che collegavano le comunità della regione carpatico-danubiana ad altri territori europei. L’area dei Carpazi possedeva del resto una lunga tradizione nella lavorazione dei metalli preziosi. Oro e bronzo circolavano attraverso reti complesse che mettevano in relazione miniere, centri artigianali e comunità d’élite. Oggetti come i collari di Prahova non erano soltanto ornamenti: rappresentavano ricchezza, prestigio e probabilmente appartenenza sociale. È possibile che fossero indossati da individui di rango elevato durante cerimonie pubbliche o rituali. Ma è altrettanto possibile che il loro valore risiedesse nella quantità di metallo e nella capacità stessa di concentrare ricchezza in una forma facilmente trasportabile e riconoscibile.

Virginia Djurberg, 29 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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