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Virginia Djurberg
Leggi i suoi articoliEsistono città nelle quali una fiera coincide con un calendario. Parigi, Londra, New York, Torino, MIlano... e Firenze, oramai, fa parte a pieno titolo dell'elenco. Da tempo la Biennale Internazionale dell'Antiquariato è diventata il momento in cui l'intera città sceglie di presentarsi al mondo. Musei, fondazioni, collezioni private e istituzioni sincronizzano le proprie inaugurazioni, trasformando la settimana della BIAF in una vera stagione dell'arte. Non è un modello costruito sul contemporaneo, come accade per Art Basel o Frieze. Firenze segue una traiettoria diversa. Il motore resta l'antiquariato, ma attorno a quel nucleo si sviluppa un ecosistema che tiene insieme ricerca storica, arte contemporanea, fotografia, collezionismo, memoria urbana e nuove aperture museali.
Il risultato è probabilmente il calendario più ricco degli ultimi anni, nella settimana tra il 21 e il 27 settembre l'Arno si accende, non solo dei fuochi della Biaf. Tra i principali appuntamenti è Broken. Il potere del frammento, la grande mostra di Palazzo Strozzi. L'esposizione affronta uno dei temi più complessi della storia dell'arte (il frammento come perdita, sopravvivenza e nuova possibilità creativa) attraverso un dialogo che attraversa archeologia, Rinascimento e contemporaneo. Più di ottanta opere provenienti da importanti musei internazionali costruiscono un percorso che riflette sulla distruzione come principio di rigenerazione dell'immagine.
Pochi giorni dopo si apre un altro capitolo destinato a incidere stabilmente sulla geografia culturale cittadina. La Collezione Roberto Casamonti inaugura infatti la nuova sede di Palazzo San Giorgio, ampliando gli spazi espositivi di una delle più importanti raccolte private italiane dedicate all'arte del secondo Novecento e contemporanea. Non si tratta semplicemente di un trasferimento: è un investimento strutturale che rafforza il ruolo del collezionismo privato come attore permanente della vita culturale fiorentina.
Sul fronte dell'arte contemporanea, il Museo Novecento presenta la grande personale dedicata a Victor Man, tra le figure più autorevoli della pittura europea contemporanea. La mostra conferma il percorso internazionale costruito negli ultimi anni dal museo, sempre più orientato verso artisti che hanno ridefinito il linguaggio figurativo contemporaneo. La stagione non si esaurisce però nelle nuove inaugurazioni.
A Villa Bardini prosegue fino al 18 ottobre Firenze '50 '60 '70. Immagini dall'Archivio Foto Locchi, un progetto che attraversa tre decenni decisivi della storia della città attraverso uno dei più importanti archivi fotografici italiani. Le immagini raccontano la Firenze del dopoguerra, il boom economico, le trasformazioni urbane, i cambiamenti del costume e della società, offrendo una riflessione sulla memoria collettiva che dialoga idealmente con la città contemporanea.
Anche Forte Belvedere contribuisce alla stagione con No Heroes, nuovo capitolo del progetto Drama: Four Acts, dedicato a Marino Marini. Le sue sculture tornano a confrontarsi con uno dei luoghi simbolo del paesaggio fiorentino, riaffermando la vocazione del Forte come spazio privilegiato per la scultura del Novecento e contemporanea. Osservate singolarmente, queste mostre appartengono a programmi diversi. Letto nel suo insieme, il loro concentrarsi attorno alla Biennale racconta invece una trasformazione più profonda. Firenze sta progressivamente costruendo un ecosistema culturale nel quale mercato, musei, fondazioni, collezioni private e amministrazione pubblica agiscono secondo una logica condivisa. La Biennale diventa il punto di convergenza di questo sistema, attirando collezionisti, direttori di museo, curatori, studiosi e professionisti da tutto il mondo e offrendo alle istituzioni il momento ideale per inaugurare progetti destinati a vivere ben oltre la durata della manifestazione. È una dinamica che avvicina Firenze alle grandi capitali culturali internazionali, pur mantenendo una specificità molto italiana.Le
Le dimensioni di antico e contemporaneo convivono nello stesso racconto. La Biennale dell'Antiquariato continua a rappresentare il cuore del mercato internazionale dell'arte storica; Palazzo Strozzi utilizza il patrimonio per interrogare questioni attuali; il Museo Novecento consolida la propria rete internazionale; la Collezione Casamonti amplia il ruolo del collezionismo privato; Villa Bardini e Forte Belvedere restituiscono alla città la propria memoria e il proprio Novecento. Il settembre fiorentino restituisce l'immagine di una città che ha imparato a far dialogare tutte le componenti del proprio sistema culturale.
Virginia Djurberg
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Perché la critica italiana si mobilita quasi sempre davanti ai casi più vistosi e mediatici? Se il giudizio vuole essere autorevole, deve misurarsi con l'intero sistema dell'arte, dalle mostre blockbuster alle scelte dei musei, fino alle dinamiche del mercato. Per quanto questa sorta di opere siano estremamente discutibili, il sistema dell'arte italico produce ben di peggio... L'editoriale di ieri di Federico Giannini apre una riflessione interessante, forse necessaria.
Sessanta figure scolpite in un unico blocco di marmo di Carrara, un'attribuzione completamente riscritta dalla ricerca recente e una storia collezionistica che attraversa tre secoli. Alle Gallerie d'Italia di Vicenza, La Caduta degli angeli ribelli restituisce al veneziano Francesco Bertos uno dei più straordinari virtuosismi della scultura europea del Settecento.
Oltre sessanta opere provenienti dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma arrivano a Palazzo del Governatore di Parma per LEI, mostra che attraversa oltre due secoli di storia dell'arte attraverso il ritratto femminile. Da Van Gogh a Modigliani, da Klimt a Picasso, fino alle grandi artiste del Novecento, il progetto riflette sull'evoluzione dell'identità femminile, tra rappresentazione, emancipazione e trasformazioni della modernità.
La prima mostra dedicata a Mimmo Jodice dopo la sua scomparsa riunisce opere, documenti d'archivio e materiali inediti per ripercorrere una ricerca che ha ridefinito il ruolo della fotografia contemporanea. Curata da Andrea Viliani con Linda Fregni Nagler e Armin Linke, Immagini del vuoto: dalla camera oscura alla camera chiara affronta l'opera dell'artista napoletano come una riflessione sul tempo, sulla memoria e sulla natura stessa dell'immagine fotografica.



