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Virginia Djurberg
Leggi i suoi articoliDopo la retrospettiva dedicata a Giacomo Balla, Parma rinnova la collaborazione con la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma attraverso una mostra che sceglie il ritratto femminile come chiave per leggere oltre due secoli di storia dell'arte. Dal 2 ottobre 2026 all'8 marzo 2027, Palazzo del Governatore ospita LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre, esposizione curata da Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi, costruita interamente con opere provenienti dalla collezione della GNAMC.
Il progetto riunisce oltre sessanta lavori distribuiti in tredici sale. Più che una successione di capolavori, la mostra propone una riflessione sul modo in cui la figura femminile è stata rappresentata, interpretata e progressivamente ridefinita tra Ottocento e contemporaneità, accompagnando le trasformazioni sociali, culturali e politiche della modernità. Il ritratto costituisce uno dei generi più complessi della storia dell'arte. Attraverso il volto e il corpo si condensano identità individuali, modelli sociali, rapporti di potere e aspirazioni collettive. Nel caso delle donne, questa funzione assume una particolare intensità: il ritratto registra il passaggio da oggetto privilegiato dello sguardo artistico a soggetto sempre più consapevole della propria autonomia.
L'esposizione prende forma attraverso una galleria di figure appartenenti a mondi profondamente diversi. C'è L'Arlesiana di Vincent van Gogh, ritratto di Marie Ginoux, figura ormai entrata nell'immaginario della pittura moderna. Compare la marchesa Luisa Casati, protagonista della Belle Époque e interprete della costruzione della propria immagine, immortalata da Giovanni Boldini. Accanto a lei emerge la Hanka Zborowska di Amedeo Modigliani, mentre Antonio Mancini restituisce dignità e intensità alla popolare Carminella. Il percorso comprende anche il ritratto di Palma Bucarelli dipinto da Alberto Savinio, omaggio alla storica direttrice che avrebbe trasformato la stessa Galleria Nazionale, e quello di Elsa Martinelli interpretata da Giosetta Fioroni. La selezione comprende inoltre prestiti raramente concessi dalla GNAMC, alcuni dei quali rappresentano acquisizioni recenti della collezione. Tra questi figura Nu Debout, pastello realizzato da Pablo Picasso intorno al 1906 e donato nel 2025 dalla Cy Twombly Foundation, oggi esposto per la prima volta in un progetto di questa ampiezza.
La mostra costruisce un dialogo tra alcuni dei protagonisti assoluti dell'arte europea. I disegni di Gustav Klimt, tra cui uno studio per Le tre età della donna, testimoniano la raffinatezza grafica della Secessione viennese; Kees van Dongen propone una figura femminile capace di restituire l'energia emancipatrice del primo Novecento; Medardo Rosso fissa nella cera l'istante fuggevole dell'infanzia con Bambina che ride; Alberto Giacometti, attraverso Femme de Venise VI, riduce la figura umana a presenza archetipica, mentre Man Ray trasforma il corpo femminile in un enigma visivo che sfugge a qualsiasi lettura univoca.
Uno dei nuclei più significativi è dedicato all'arte italiana tra le due guerre. Attraverso artisti come Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Antonio Donghi, Achille Funi, Mario Sironi, Renato Guttuso, Arturo Martini, Adolfo Wildt, Giacomo Manzù e Pericle Fazzini, il percorso mostra come la rappresentazione della donna si allontani progressivamente dagli stereotipi promossi dalla cultura ufficiale del fascismo. Emergono figure sospese, autonome, introverse, spesso attraversate da una tensione psicologica che racconta un'identità molto più complessa di quella proposta dalla propaganda. Parallelamente, la mostra dedica ampio spazio alle artiste che hanno contribuito a ridefinire il ruolo delle donne all'interno della storia dell'arte. Le sculture di Antonietta Raphaël, le fotografie di Dora Maar e Francesca Woodman, le performance di Vanessa Beecroft e Marinella Senatore raccontano il progressivo spostamento dello sguardo: non più soltanto donne rappresentate, ma donne che utilizzano direttamente il linguaggio artistico per interrogare corpo, identità, memoria e libertà.
Virginia Djurberg
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