Musealia Americana | Freer Gallery of Art

Viaggio negli Stati Uniti alla scoperta di musei poco noti in Italia. Washington, District of Columbia

Cortile della Freer Gallery of Art
Thomas Clement Salomon |  | Washington

Charles Lang Freer, industriale e patrono delle arti, costruì una fortuna nel settore ferroviario durante la seconda metà dell'Ottocento. Appassionato collezionista, i suoi campi di interesse riguardavano principalmente l'arte asiatica e del Medio Oriente, oltre a quella americana. A plasmare i suoi gusti estetici contribuì la grande amicizia instaurata con James McNeill Whistler, anche lui cultore delle arti asiatiche. Freer arrivò a possedere oltre un migliaio di dipinti e opere su carta di Whistler con il quale realizzò un vero e proprio sodalizio intellettuale.

Anche lo storico dell'arte orientalista Ernest Fenollosa ricoprì un ruolo primario indirizzando l'attività collezionistica di Freer. Fenollosa, di origini spagnole, insegnò all'università di Tokyo. Considerato il padre della storia dell'arte giapponese, secondo i canoni occidentali, fu anche curatore del dipartimento di arte nipponica del Museum of Fine Arts di Boston. Per quasi un decennio Fenollosa consigliò e indirizzò Freer nella sua vorace attività di ricerca delle opere da acquistare.

L'approccio e la filosofia collezionistica del magnate americano, secondo gli studiosi Thomas Lawton e Linda Merrill, consisteva in un sistema secondo il quale «un capolavoro non richiedeva né spiegazioni né un contesto culturale per comunicare il suo messaggio: la sua importanza risiedeva nella sua integrità  estetica, non nell'evidenza che avrebbe potuto incidentalmente fornire su temi religiosi, sociali, politici o economici».

Nel 1906 Freer donò la sua vasta raccolta d'arte agli Stati Uniti, poco prima aveva anticipato le sue intenzioni persino al presidente Theodore Roosevelt. La Freer Gallery of Art aprì al pubblico nel 1923 a Washington D.C. e secondo il pensiero del fondatore avrebbe dovuto unire «il lavoro moderno con capolavori di certi periodi di alta civiltà armoniosi nella suggestione spirituale».

Per la struttura del suo museo, Freer si ispirò ai palazzi rinascimentali italiani dei quali ammirava l'estetica, l'armonia e le proporzioni. Il progetto venne firmato dall'architetto Charles A. Platt che, per la sua realizzazione, utilizzò marmi, graniti e altre pietre pregiate. La gallerie del museo consentono oggi ai visitatori di apprezzare: dipinti americani del XIX secolo, straordinari manufatti in ceramica cinese, paraventi giapponesi, oggetti coreani, indiani, sculture provenienti dall'Egitto, manoscritti persiani, sculture buddiste e altre opere del mondo islamico.

Quando la Freer Gallery aprì i battenti divenne il primo museo d'arte della Smithsonian Institution che oggi gestisce decine di musei, milioni di opere d'arte, incarnando il più vasto sistema museale di ricerca e istruzione amministrato e finanziato dal governo americano. La Freer Gallery venne edificata tra la Jefferson Drive e la 12th Street, adiacente alla Arthur M. Sackler Gallery con la quale forma il National Museum of Asian Art.

Capolavoro e principale attrazione del museo è la celebre Peacock Room nominata da Whistler «Armonia in blu e oro». Si tratta di una opulenta sala da pranzo proveniente dalla residenza londinese dell'armatore britannico F.R. Leyland. Progettato dall'architetto Thomas Jeckyll e decorato da Whistler tra il 1876 e il 1877, questo ambiente è caratterizzato da maestose decorazioni con tonalità verdi e oro che raffigurano degli elegantissimi pavoni. La geniale composizione non convinse però Leyland, il committente, ma successivamente stregò Freer che la fece sua. Acquistata dal magnate americano nel 1904 per la sua residenza di Detroit, questa stanza venne installata nel museo di Washington solo in seguito alla sua morte.

In questo ambiente Whistler dipinse ogni superficie dal soffitto, alle pareti, alle mensole con motivi e temi ispirati ai pavoni. L'intento era quello di dar vita a un ambiente ideale per ospitare la collezione di ceramiche di Leyland e il dipinto intitolato La Principessa dalla terra di porcellana, anch'esso opera di Whistler. Quest'ultimo raffigura una donna europea che indossa un kimono e tiene in mano un ventaglio. La figura femminile è in piedi tra diversi oggetti d'arte asiatica tra i quali un grande vaso di porcellana, un paravento giapponese e un tappeto. Il dipinto venne realizzato dal pittore americano tra il 1863 e il 1865. Per esso posò come modella Christine Spartali la sorella dell'artista preraffaellita Marie Spartali Stillman.

Nell'attuale allestimento una pellicola filtrante applicata sulle finestre della stanza riduce al minimo gli effetti nocivi dei raggi solari, per tutelarne la conservazione. Oggi, solo per un pomeriggio al mese, le persiane della Peacock Room vengono aperte in modo che il pubblico possa ammirare questo capolavoro dello stile anglo-giapponese in tutto il suo splendore con la luce naturale che trasforma l'ambiente in un trionfo di tonalità blu, verdi e oro.


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