Musealia Americana | Getty Villa

Viaggio negli Stati Uniti alla scoperta di musei poco noti in Italia. Los Angeles, California

Thomas Clement Salomon |  | Los Angeles

Jean Paul Getty, fondatore della Getty Oil Company, è stato uno degli uomini più ricchi del Novecento. Celebre per la sua avarizia, si rifiutò, in un primo momento, di pagare il riscatto del nipote rapito a Roma dalla malavita. È celebre la sua risposta «Ho altri 14 nipoti, se pago il riscatto avrò 14 nipoti sequestrati». Di lui si dice anche che, nelle sue proprietà, facesse utilizzare agli ospiti dei telefoni a gettoni. Si tratta in molti di casi di leggende alimentate dal comportamento di un uomo che certamente, se avesse sperperato il suo denaro, non sarebbe riuscito a creare un impero da miliardi di dollari.

Parallelamente alla costruzione della sua fortuna economica, il magnate del petrolio è stato un grande collezionista d’arte, promotore della nascita del Getty Museum, articolato nelle due sedi del Getty Center e della Getty Villa, e di un centro di ricerca, il Getty Research Institute, che è oggi un’eccellenza a livello internazionale.

J.P. Getty nutriva una passione per la Roma antica tale da ritenere di essere la reincarnazione dell’imperatore Adriano. Federico Zeri, che lo frequentò per diversi anni, lo ricordò come un uomo di grande cultura e descrisse le serate trascorse in sua compagnia leggendo testi classici quali le Notti Attiche di Aulo Gellio.

A questa passione si deve la nascita del più importante museo di antichità oggi in America: la Getty Villa di Malibu. Completata nel 1974, la sua struttura trae ispirazione dalla celeberrima Villa dei Papiri di Ercolano appartenuta a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Giulio Cesare. Sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., la villa deve il suo nome al fatto che vi si rinvenne una biblioteca con oltre 1.800 papiri. Oggi la Villa di Ercolano non è aperta al pubblico, ma sulle coste del Pacifico a oltre diecimila chilometri di distanza, grazie a Getty, si può indovinare che aspetto abbia.

Progettata dagli architetti Robert E. Langdon Jr. e Ernest C.Wilson Jr. con la supervisione dell’archeologo Norman Neurburg, la villa di Getty riflette l’intenzione di esporre la collezione d’arte greco-romana del magnate in un edificio che rispecchiasse quelli che custodivano opere simili nell’antichità. Gli architetti hanno previsto ambienti il più possibile fedeli alla villa di Ercolano: dopo aver percorso il viale d’ingresso in basolato, il visitatore si aggira tra logge affrescate, colonnati, peristili e sale pavimentate in marmo con la tecnica dell’«opus sectile».

Sin dalla sua edificazione, parte della critica si schierò contro il progetto che venne ritenuto di cattivo gusto, opulento e percepito come una «Disneyland culturale» in pieno stile hollywoodiano. A onor del vero, la scelta di Getty non fu così innovativa. Il tycoon si pose nel solco segnato da altri celebri personaggi quali Ludwig I di Baviera, che commissionò un’abitazione in stile pompeiano ad Aschaffenberg, o il principe Alberto d’Inghilterra, che realizzò un simile ambiente nella residenza di Buckingham Palace.

Ed è così che la Villa di Malibu è oggi una di quelle appariscenti rivisitazioni del passato oggi non sempre apprezzate. Stregati dal fascino delle rovine e dalla patina lasciata dal tempo su di esse, non riusciamo ad immaginare lo sfolgorante luccichio, i colori vivaci e la policromia delle statue della Roma antica. La nostra percezione è alterata, ma visitando la Getty Villa si ha un’idea concreta di come appariva 2000 anni fa una residenza romana di lusso con i suoi colori sgargianti.

La villa incorpora meravigliosi giardini estremamente curati. Le essenze arboree sono più di trecento e sono quasi tutte piante mediterranee utilizzate nella Roma antica: rose, viti, melograni, mirti, oleandri e acanti fanno da contorno alla piscina lunga 67 metri che si trova al centro del peristilio esterno. Lungo i bordi sono posizionate delle copie, realizzate a Napoli, delle sculture bronzee rinvenute nella Villa dei Papiri: l’Hermes seduto, il Satiro ebbro, il Busto di Ercole, il ritratto a lungo ritenuto di Seneca ma più probabilmente raffigurante Esiodo oggi noto come Pseudo-Seneca e diverse altre.

La collezione del museo comprende oltre 40mila oggetti che testimoniano la creatività degli antichi popoli del Mediterraneo, in particolare Greci, Etruschi e Romani. Percorrendo le sale dei due piani espositivi le opere si possono ammirare seguendo un criterio tematico, il percorso non è vincolato da scelte cronologiche ed è il visitatore a scegliere il senso della visita.

Al piano terreno sono custoditi manufatti in bronzo, marmo, terracotta, vetro e argento; ci sono una sezione dedicata alle divinità del mondo antico, la Sala dei marmi colorati e la cosiddetta Basilica. Al piano superiore sono esposti i reperti più antichi: figurine risalenti al periodo neolitico e manufatti cicladici. La visita prosegue tra opere raggruppate per temi: il vino, gli animali, la competizione atletica, la donna e l’infanzia nell’antichità.

Tra i pezzi di maggior rilievo vi sono il Trono di Elgin, una seduta cerimoniale scolpita ad Atene intorno al 300 a.C., appartenuta all’aristocratico inglese Thomas Bruce, VII conte di Elgin, che trasportò a Londra i fregi del Partenone; la Statua di Zeus che decorava verso la fine del Cinquecento Villa d’Este a Tivoli acquistata dal museo sul mercato londinese nel 1973; la celebre Statua di Ercole nota come «Lansdowne Herakles» rinvenuta nel 1790 nella Villa Adriana, sempre a Tivoli, e poi venduta in Inghilterra ai marchesi di Lansdowne ai quali appartenne fino a quando J.P.Getty non la acquisì nel 1951.

Era questa una delle opere preferite di Getty, mentre una delle opere più contese esposte nella Getty Villa è il bronzeo Giovane vittorioso acquistato dal museo nel 1977 (un anno dopo la morte del magnate), la cui proprietà è contestata dallo Stato italiano che ne rivendica la restituzione da parte del museo californiano.

Dotato di ingenti fondi per l’acquisizione di nuove opere, il J.P.Getty Museum ha recentemente acquistato all’asta, per oltre 2 milioni di dollari, una delle gemme più celebri dell’antichità: il noto Antinoo Marlborough, un intaglio raffigurante il profilo del giovane amato dall’imperatore Adriano.

Trattandosi di una delle più importanti gemme pervenuteci dal mondo antico, questa acquisizione certamente avrebbe entusiasmato J.P. Getty che così profondamente ammirava l’imperatore Adriano, anche perché, come sostenne Marguerite Yourcenar, «di tutti gli oggetti ancora esistenti su la faccia della terra» l’Antinoo Marlborough «è il solo di cui si possa presumere con qualche fondamento che Adriano l’abbia tenuto nelle sue mani».

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