Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
IL SISTEMA DELL’ARTE
Quanto è possibile vivere della propria pratica artistica? E quanto lavoro è necessario per continuare a farla? A Varsavia, una mostra curata da Santa Nastro e Alex Urso mette a confronto le condizioni professionali degli artisti italiani e polacchi. Tra precarietà, assenza di welfare, compensi insufficienti e responsabilità delle istituzioni, i due curatori affrontano alcune delle contraddizioni strutturali del sistema dell'arte contemporanea.
La grande retrospettiva di Picabia in programma a Milano ci ricorda che un artista può anche non essere vittima del suo brand
Ottobre e novembre rappresentano il punto di massima densità del calendario internazionale dell’arte. Le manifestazioni, tra principali e collaterali, si contendono gli stessi collezionisti, gli stessi galleristi, gli stessi curatori e gli stessi media. Ogni appuntamento promette di essere decisivo, ogni città si presenta come capitale del sistema. Ma l’inflazione degli eventi rischia di produrre l’effetto opposto: rendere tutto indistinto. Il vero bene scarso non è più l’opera d’arte, ma il tempo e l’attenzione di chi deve sceglierla
«Il Giornale dell’Arte» supera i quattro milioni di visualizzazioni digitali sia ad agosto sia a settembre e oltre 10 milioni nell’arco di tre mesi. Numeri che raccontano una trasformazione più ampia: nuovi settori, Osservatori e Rapporti, carta, digitale, social, video, Archivio e una presenza sempre più internazionale. L’obiettivo: allargare il pubblico senza restringere il pensiero.
Quarantadue interviste per capire come viene percepita all’estero l’arte contemporanea italiana. In Noi nel mondo, ricerca promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dalla Fondazione La Quadriennale di Roma, Christian Caliandro mette a fuoco un paradosso: l’Italia possiede artisti, curatori, gallerie e istituzioni di qualità, ma fatica a trasformarli in una scena riconoscibile. Alla vigilia della prima presentazione internazionale del volume, il 5 ottobre all’Istituto Italiano di Cultura di Toronto con il presidente della Quadriennale Andrea Lombardinilo, Caliandro ne parla con il direttore del Giornale Luca Zuccala: esterofilia, crisi della critica, reti di potere, globalizzazione e necessità di costruire un nuovo immaginario dell’Italia contemporanea.
Dopo aver autorizzato Sfera Ebbasta a girare davanti all’«Ultima Cena» di Leonardo il videoclip di «Lontano», il direttore della Grande Brera Angelo Crespi spiega al Giornale dell’Arte perché ha detto sì e dove, invece, un museo deve fermarsi. Ma il caso del Cenacolo diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia: celebrity e patrimonio, sostenibilità economica, inclusione, social network, cultura alta e cultura di massa, fino alla trasformazione del museo in «media company». «La cultura è sempre aristocratica specie nell’atto della produzione, ciononostante non deve mai essere elitaria nel momento della fruizione».
Articoli precedenti
L’artista americano è morto a 37 anni. Uscito dalla Cooper Union nel 2011, in pochi anni era diventato uno dei nomi più contesi dal mercato grazie ai suoi «Rain Paintings», arrivati in asta a sfiorare i 400mila dollari. Poi il brusco raffreddamento di quella generazione di giovani pittori trasformati rapidamente in fenomeni speculativi. Smith si era progressivamente allontanato da quel sistema, fondando la nonprofit Serving the People e riaprendo nel 2024 Food, lo storico ristorante d’artista creato da Gordon Matta-Clark e altri protagonisti della scena newyorkese.
Persio Tincani espone un inaspettato intreccio fra arte e diritto, fra sperimentazione e burocrazia, e come questo intreccio possa contribuire a svelare il significato profondo, politico e culturale dell’espressione artistica
Per la prima volta il settimanale americano dedica una TIME100 al sistema delle arti visive. Nella lista entrano artisti come Maurizio Cattelan, Hito Steyerl, Jenny Holzer, Refik Anadol, JR e Simone Leigh, ma il dato più interessante è strutturale: metà dei cento selezionati non sono artisti. Galleristi, curatori, direttori di museo, advisor, filantropi e operatori compongono insieme agli autori una mappa del potere nell’arte contemporanea. In copertina Amy Sherald, prima pittrice vivente a comparire da sola sul «Time» dopo Robert Rauschenberg nel 1976.
«La nostra prima iniziativa volta a rendere omaggio alle figure più influenti nel panorama dell’arte contemporanea», nelle parole che il caporedattore Sam Jacobs ha utilizzato per presentare il numero che uscirà il 28 settembre, sulla cui copertina figura la pittrice Amy Sherald fotografata da Tyler Mitchell
Dal Centro Pecci al sistema dell’arte contemporanea toscana, una conversazione alla scoperta di un modello fatto di istituzioni culturali, manifattura, mercato e collezionismo in una regione chiave della cultura italiana, dove l’arte ha ancora il potere di trasformare vite e città
Per la prima volta molte di queste istituzioni si trovano davanti alla prova più difficile, quella di sopravvivere a chi le ha create. E poiché ormai reggono una parte del sistema, la loro tenuta riguarda tutti
Il «sistema» (dai curatori ai musei, al mercato e, oggi, anche gli algoritmi) seleziona continuamente. Ciò che sembra essersi indebolito è la responsabilità del giudizio. Oggi sono le istituzioni museali ad avere il compito di interrompere, almeno qualche volta, il circuito delle conferme e delle scelte compiute altrove. Devono poter rischiare, motivare le proprie decisioni e offrire al pubblico gli strumenti per discuterle
Le chiusure fanno notizia, le aperture molto meno. Eppure un censimento internazionale aggiornato al 12 settembre restituisce un quadro sorprendentemente equilibrato: 38 gallerie hanno ampliato o migliorato la propria presenza fisica nel 2026, contro 33 che hanno ridimensionato gli spazi o cessato l’attività. Il saldo, però, è soltanto l’inizio della storia. Dietro quei numeri si sta ridisegnando la geografia del mercato: capitali, quartieri, dimensioni, costi e modelli di business stanno selezionando chi può ancora permettersi una galleria e, soprattutto, quale galleria.
















