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REBECCA DONALDSON

Film di oltre cinque ore, serie proiettate integralmente, documentari, fotografia, architettura in 3D, restauri e opere che assumono i tempi dell’installazione. La Mostra del Cinema di Venezia registra una trasformazione più ampia della cultura visiva contemporanea: i confini tra cinema, arti visive, televisione, archivio e spazio espositivo diventano sempre più permeabili. Il Lido si candida così a essere un osservatorio sul futuro delle immagini, oltre le tradizionali categorie disciplinari.

Sarà un Van Gogh stimato fino a 200 milioni di dollari, affiancato da un Cézanne che potrebbe raggiungere i 150 milioni, a guidare la stagione autunnale delle aste internazionali. Sotheby's si è assicurata la prestigiosa collezione della famiglia Blaquier, valutata complessivamente circa 450 milioni di dollari, confermando come la competizione tra le grandi case d'asta si giochi sempre più sull'acquisizione delle più importanti raccolte private.

Dopo l'enciclica Magnifica humanitas, Papa Leone XIV porta il confronto sull'intelligenza artificiale nel terreno dell'arte contemporanea. La prima Triennale delle Università cattoliche coinvolgerà sette atenei in quattro continenti, oltre cento artisti e culminerà a Venezia nel 2027. Al centro del progetto, l'empatia come qualità irriducibile dell'essere umano.

Dal 1° al 15 settembre Christie’s New York metterà all’asta oltre una selezione di costumi, accessori e oggetti utilizzati nel sequel del celebre film. L'iniziativa, sostenuta da Meryl Streep, finanzierà il Committee to Protect Journalists e il Council of Fashion Designers of America, trasformando il costume cinematografico in oggetto da collezione e confermando la crescente convergenza tra mercato dell'arte, lusso, moda e cultura pop.

Lo spazio di Jack Shainman nella storica Clock Tower Building, edificio neorinascimentale di fine Ottocento nel cuore di Manhattan, conferma come l'architettura sia diventata parte integrante dell'identità delle grandi gallerie internazionali.

 

È morto a New York, a 89 anni, Joseph A. Helman, mercante, collezionista e cofondatore nel 1973 di Blum Helman. Dalla scoperta casuale di Jasper Johns all’incontro con Leo Castelli, dalla galleria di St. Louis al sodalizio con Irving Blum, Helman contribuì a costruire il mercato di Richard Serra, Bruce Nauman, Frank Stella, Roy Lichtenstein ed Ellsworth Kelly. La sua storia racconta un’epoca in cui il sistema contemporaneo era ancora fragile, personale e rischioso, ma nella quale prendeva forma il modello ibrido tra primario e secondario che avrebbe anticipato le grandi gallerie globali.

Le recenti dichiarazioni di Marc Glimcher sulla crisi del modello delle mega gallerie hanno alimentato un dibattito che forse parte da un presupposto sbagliato. Gagosian, Hauser & Wirth, David Zwirner e Pace non sono più semplici intermediari del mercato dell'arte. Nel corso degli ultimi vent'anni hanno costruito marchi globali fondati su reputazione, fiducia, esperienza e capitale simbolico, secondo logiche sempre più vicine alle grandi maison del lusso. Cambiare questa prospettiva significa ripensare anche il modo in cui leggiamo il mercato dell'arte contemporanea.

L'arrampicata sull'Empire State Building insieme al compagno Ivan Beerkus ha riportato l'attenzione internazionale su Angela Nikolau, performer russa che definisce la propria pratica artistica un intreccio di performance estreme, immagini e interventi nello spazio urbano. Tra documentari Netflix, NFT e milioni di follower, il suo lavoro riapre una questione centrale nell'arte contemporanea: dove termina l'azione spettacolare e dove comincia la performance artistica?

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Il ridimensionamento di Pace Gallery segnala una trasformazione profonda del sistema: il progressivo superamento del modello della mega-galleria globale e il ritorno a strutture più agili, identitarie e specializzate. In parallelo cambiano i collezionisti, le geografie del mercato e le forme di consumo culturale. Rebecca Donaldson per Il Giornale dell'Arte