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FEDERICA PELLEGRIN

In «WINDOW, 2025» Maurizio Cattelan sovrappone la banana di «Comedian» alla «Deposizione di Cristo» di Caravaggio. L’acquerello, pezzo unico donato dall’artista all’Istituto Mario Negri, sarà battuto l’8 ottobre a Milano durante la Charity Dinner «Chiamiamola per nome»: il ricavato finanzierà la ricerca sulle malattie rare ancora prive di diagnosi. «Per una volta il mio lavoro può tradursi in qualcosa di concretamente utile», spiega Cattelan.

Venticinque anni dopo gli attentati alle Torri Gemelle, l’11 settembre rimane uno degli eventi più difficili da rappresentare perché le sue immagini precedono qualsiasi interpretazione: furono viste in diretta, ripetute migliaia di volte e trasformate immediatamente in memoria collettiva. Gerhard Richter ne ha cancellato quasi la riconoscibilità, Eric Fischl ha riportato al centro il corpo, Ellsworth Kelly ha immaginato Ground Zero come un vuoto verde e Maurizio Cattelan, con Blind, ha condensato aereo e grattacielo in un monumento nero alto quasi diciassette metri. Quattro modi radicalmente diversi di affrontare la stessa domanda: che cosa può fare l’arte quando la storia ha già prodotto la propria immagine?

È morto a 86 anni Fabrizio Plessi, tra i pionieri della videoarte e delle installazioni multimediali in Italia. Dalla ricerca sull’acqua avviata alla fine degli anni Sessanta alle grandi architetture elettroniche realizzate per Biennali, musei e spazi pubblici, ha costruito un linguaggio nel quale tecnologia, materia e forze naturali diventavano parte della stessa opera. Venezia, dove si era formato e aveva insegnato, è stata per oltre mezzo secolo il centro simbolico della sua ricerca.

Mai nella storia così tante persone hanno scelto di diventare artisti. Accademie, residenze, open call e social media hanno moltiplicato la produzione, mentre il sistema fatica sempre più a distinguere ricerca, qualità e originalità. Il problema è la crisi dei meccanismi di selezione che per oltre un secolo hanno costruito il valore dell'arte contemporanea.