Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Opera di Gabrielle Goliath_Roulette_2014_multimedia-sound-installation_Musée-d_Art-Moderne_Paris_2021

Image

Opera di Gabrielle Goliath_Roulette_2014_multimedia-sound-installation_Musée-d_Art-Moderne_Paris_2021

Dal martello alla gestione del patrimonio, le case d'asta stanno diventando qualcos'altro

I risultati del primo semestre 2026 raccontano una storia diversa da quella suggerita dai record di vendita. Christie's, Sotheby's, Phillips e Heritage non stanno semplicemente attraversando una fase di ripresa: stanno ridefinendo il proprio modello di business. Prestiti garantiti da opere d'arte, vendite private, advisory, real estate, servizi finanziari, orologi, gioielli e collectibles stanno progressivamente trasformando le grandi case d'asta in piattaforme integrate per la gestione del patrimonio culturale. L'asta resta il simbolo della loro identità, ma non ne rappresenta più il cuore economico.

Martha Levy

Leggi i suoi articoli

Per oltre due secoli le case d'asta hanno rappresentato il luogo in cui il mercato dell'arte rendeva pubblici i propri valori. Il rituale è rimasto sostanzialmente immutato: un catalogo, un banditore, una sala, le palette in aria, un'offerta, due offerte, un'aggiudicazione... conosciamo bene tutta la trafila. Attorno a quel "magico" momento si costruiva il prestigio di Christie's, Sotheby's e, più tardi, delle altre grandi case internazionali. Le aste erano il loro prodotto, la loro identità e la principale fonte di ricavo. Oggi quello schema non basta più a descrivere ciò che queste aziende sono diventate.

I risultati del primo semestre 2026 lo dimostrano con chiarezza. Christie's ha annunciato vendite per 4,5 miliardi di dollari, Sotheby's ha raggiunto 4,4 miliardi, Heritage Auctions ha registrato il miglior semestre della propria storia e Phillips ha segnato una crescita del 60% nelle vendite all'asta. Numeri che interrompono tre anni di rallentamento e restituiscono fiducia al settore. Ma il dato realmente interessante non riguarda l'entità delle vendite. Riguarda il modo in cui queste aziende hanno scelto di raccontare i propri risultati.

Accanto ai tradizionali riferimenti alle aggiudicazioni e ai record, i comunicati dedicano uno spazio crescente alle vendite private, ai prestiti garantiti da opere d'arte, ai servizi finanziari, alla consulenza patrimoniale, al real estate di lusso, ai collectibles, agli orologi, ai gioielli e all'espansione della base clienti. È un cambiamento lessicale che riflette un cambiamento molto più profondo. Le aste non sono più il centro del modello economico. Sono diventate uno degli strumenti attraverso cui costruire una relazione continuativa con una clientela globale ad alto patrimonio.

È probabilmente questa la trasformazione più importante del mercato dell'arte negli ultimi anni, e paradossalmente è anche una delle meno discusse. Continuiamo a chiamarle case d'asta, ma la loro natura è ormai diversa. Stanno progressivamente assumendo le caratteristiche di piattaforme integrate per la gestione del patrimonio culturale, capaci di accompagnare il collezionista lungo l'intero ciclo di vita della propria collezione. La vendita pubblica rappresenta soltanto uno dei servizi offerti. Prima arrivano le valutazioni, la consulenza, il finanziamento, la pianificazione successoria, le vendite riservate, la gestione delle garanzie, l'assistenza fiscale e patrimoniale; dopo l'aggiudicazione continuano i servizi di custodia, finanziamento, advisory e reinvestimento. Il martello conclude una transazione, ma non conclude il rapporto con il cliente.

Questo cambiamento riflette una trasformazione più ampia della ricchezza contemporanea. I grandi patrimoni sono sempre meno compartimentati. Il collezionista di oggi investe contemporaneamente in arte moderna, contemporanea, design, automobili storiche, orologi, vini, immobili di pregio e altri beni da collezione. Di conseguenza, anche gli intermediari sono chiamati a offrire un ecosistema di servizi capace di gestire il patrimonio nel suo insieme. Sotheby's lo ha compreso sviluppando attività nel settore immobiliare di lusso, nel lending e nella consulenza; Christie's ha rafforzato il peso delle vendite private e dell'art financing; Phillips continua a consolidare la propria leadership negli orologi, mentre Heritage Auctions ha costruito un'attività miliardaria attorno ai collectibles, intercettando nuovi pubblici e nuove forme di collezionismo.

La conseguenza è che il valore di queste aziende dipende sempre meno dall'esito di una singola evening sale. Per decenni una stagione si giudicava sulla base di un record per Picasso, Warhol o Basquiat. Oggi i principali indicatori comunicati dalle stesse case d'asta riguardano la partecipazione degli offerenti, il numero di nuovi clienti acquisiti, la crescita delle vendite private, il tasso di vendita dei lotti e la capacità di attrarre grandi collezioni. Il focus si sposta dall'evento al rapporto di lungo periodo con il cliente, la consacrazione definitiva che il gioco si sta spostando da un'economia della transazione a un'economia della relazione.

Anche la recente ripresa del mercato va letta in questa prospettiva. Il semestre è stato sostenuto soprattutto da importanti raccolte private, come la collezione SI Newhouse da Christie's o quelle di Robert Mnuchin e della famiglia Lewis da Sotheby's. Non sono state le singole opere a fare la differenza, ma la capacità di conquistare la fiducia di grandi patrimoni e di gestirne la dispersione sul mercato. È un'attività che richiede competenze molto più vicine al private banking e alla consulenza patrimoniale che al tradizionale mestiere del banditore.

La differenza rispetto al mercato primario appare sempre più evidente. Mentre molte gallerie stanno ridimensionando organici, programmi e sedi dopo gli eccessi dell'espansione post-pandemica, le principali case d'asta sembrano aver assorbito il cambiamento con maggiore rapidità. Hanno corretto le stime, ampliato le fonti di ricavo, rafforzato i servizi e ridotto la dipendenza dalle sole vendite pubbliche. Non significa che siano immuni dalle oscillazioni del mercato, ma che hanno imparato a distribuire il rischio su attività differenti. Questa evoluzione modifica inevitabilmente anche il ruolo delle aste nel sistema dell'arte. Per oltre due secoli esse hanno rappresentato il luogo in cui si formavano i prezzi e si misurava la salute del mercato. Continuano a svolgere questa funzione, ma nel frattempo sono diventate anche uno straordinario strumento di acquisizione e fidelizzazione della clientela. Ogni vendita pubblica è, allo stesso tempo, un evento mediatico, un momento di networking, una piattaforma commerciale e un'occasione per sviluppare nuovi servizi. Il valore dell'asta non coincide più soltanto con le commissioni generate dal martello, ma con la quantità di relazioni che riesce a produrre.

Forse è proprio qui che si coglie la vera metamorfosi delle grandi case d'asta. La loro attività consiste nell'amministrare patrimoni culturali, costruire fiducia, accompagnare i collezionisti nelle scelte di investimento e presidiare ogni fase della circolazione delle opere. In altre parole, stanno smettendo di essere semplici operatori del mercato secondario per diventare assi permanenti del collezionismo internazionale. Continuiamo a chiamarle case d'asta perché il martello rimane il simbolo più riconoscibile della loro storia. Ma il futuro di Sotheby's, Christie's o Phillips si giocherà sempre meno sul podio del banditore e sempre più nella capacità di offrire servizi, consulenza e relazioni a una clientela globale. Le aste continueranno a esistere, naturalmente. Semplicemente, non saranno più il centro del sistema. Saranno la sua vetrina più spettacolare.

Martha Levy, 18 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Martha Levy

Leggi i suoi articoli

Dal martello alla gestione del patrimonio, le case d'asta stanno diventando qualcos'altro | Martha Levy

Dal martello alla gestione del patrimonio, le case d'asta stanno diventando qualcos'altro | Martha Levy