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GINEVRA BORROMEO
Ideato e curato da Bartolomeo Pietromarchi e pubblicato da Magonza, «Art on Cards» trasforma l'immaginario degli artisti contemporanei in mazzi di 48 carte, ciascuna composta da un'immagine e una parola. La prima edizione è dedicata a Francesco Clemente, mentre nel 2027 arriverà quella di Shirin Neshat. Tra il museo portatile di Duchamp e i giochi linguistici di Wittgenstein, il progetto sperimenta nuove forme di partecipazione attraverso incontri, sessioni di gioco e programmi educativi.
Dal 17 al 19 novembre torna all’Almanac Barcelona Loop Fair, la prima fiera dedicata esclusivamente alla moving image: una galleria, un artista, un’opera e una stanza d’albergo per ciascun progetto. Ma il formato, arrivato alla 24ª edizione, racconta qualcosa di più ampio. Premi che diventano acquisizioni, programmi di produzione, collezionisti direttamente coinvolti nella selezione e istituzioni chiamate a garantire la circolazione delle opere compongono una filiera pensata per uno dei segmenti più complessi del mercato contemporaneo. Intorno alla fiera, Loop Festival, City Screen e i Talks curati da Lisa Long trasformano Barcellona in un osservatorio sulle infrastrutture economiche e istituzionali necessarie perché l’arte basata sul tempo possa essere prodotta, venduta e conservata.
Dopo quattro anni di lavori, il Design Museum Gent riapre il 3 ottobre con una nuova ala, una collezione riallestita e una tesi precisa: il design non riguarda soltanto gli oggetti, ma i sistemi attraverso i quali viviamo insieme. Dalle schede elettorali all'intelligenza artificiale, dalla partecipazione dei cittadini agli oltre 24mila oggetti della collezione, il più grande museo del design del Belgio prova così a trasformarsi da custode della cultura materiale a laboratorio della società contemporanea.
Giacomo Balsamo, vicepresidente del dipartimento Post-War & Contemporary Art di Bonhams, porta a Parigi la prima retrospettiva francese di Sergio Lombardo. Dal 19 al 22 ottobre dieci opere, dal 1960 al 2025, ricostruiscono oltre sessant’anni di ricerca, dai «Monocromi» ai «Gesti Tipici» fino ai lavori più recenti. Una mostra-vendita che arriva dopo il record d’asta di 406.400 dollari raggiunto nel 2025 e racconta anche il lavoro di uno specialista italiano impegnato a rafforzare sul mercato internazionale la posizione di uno dei protagonisti dell’arte italiana del dopoguerra.
Dal 18 settembre l’Antiquarium nelle Scuderie di Villa Albani Torlonia amplia i propri spazi e porta a 44 le opere esposte. A inaugurare il nuovo ambiente è «Marmora Romana», mostra curata da Carlo Gasparri e dedicata alla varietà dei marmi policromi utilizzati nel mondo romano e alla memoria dello studioso Raniero Gnoli. Venti sculture della Collezione Torlonia si aggiungono al percorso, quindici delle quali recentemente restaurate: fra queste la monumentale Tazza Torlonia, o Tazza Medici, realizzata in una rara breccia verde proveniente dallo Wadi Hammamat in Egitto. Un percorso che attraverso la materia ricostruisce anche la geografia economica e culturale dell’Impero romano.
Per la prima volta il settimanale americano dedica una TIME100 al sistema delle arti visive. Nella lista entrano artisti come Maurizio Cattelan, Hito Steyerl, Jenny Holzer, Refik Anadol, JR e Simone Leigh, ma il dato più interessante è strutturale: metà dei cento selezionati non sono artisti. Galleristi, curatori, direttori di museo, advisor, filantropi e operatori compongono insieme agli autori una mappa del potere nell’arte contemporanea. In copertina Amy Sherald, prima pittrice vivente a comparire da sola sul «Time» dopo Robert Rauschenberg nel 1976.
Da Cattelan a Rothko, da Basquiat a Beuys, da Louise Bourgeois a Warhol: in Come un cavallo appeso al soffitto, da oggi in libreria per Mondadori, Nicolas Ballario trasforma la storia dell’arte contemporanea in un romanzo. Un giovane giornalista arriva alla Biennale di Venezia e attraversa un universo nel quale tempi, artisti e vicende realmente accadute possono convivere. Dietro l’ironia emerge una domanda più seria: perché continuiamo ad avere bisogno che qualcuno ci spieghi l’arte prima ancora di aver provato a guardarla?
Oltre ottomila opere e oggetti, dall’archeologia etrusca, greca e romana ai dipinti, dalle ceramiche alle monete, dalle armi ai libri e ai gioielli: nel trecentesco Palazzo del Capitano del Popolo di Arezzo sopravvive il mondo costruito dall’antiquario Ivan Bruschi, ideatore della Fiera Antiquaria della città. Oggi la Fondazione Ivan Bruschi fa parte del patrimonio culturale di Intesa Sanpaolo e alla raccolta originaria affianca un percorso permanente con opere delle collezioni della Banca: Pontormo, Giuliano Bugiardini, Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini. Una casa museo nella quale la storia del collezionismo incontra quella dell’arte italiana.
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Fino al 10 gennaio 2027 Villa e Collezione Panza ospita Josef Albers: Meditations, ventinove opere delle serie Variant/Adobe e Homage to the Square selezionate da Nicholas Fox Weber e distribuite nelle otto stanze del primo piano affacciate sul parco. Una mostra rara, essenziale e sorprendentemente poco raccontata, che trova nella casa costruita da Giuseppe Panza di Biumo intorno alla luce e alla percezione una sede quasi predestinata. Albers non dipingeva il colore: ne metteva alla prova l’instabilità. E chiedeva allo spettatore una cosa oggi sempre più difficile: tempo.
Da Cassina Projects di Milano, Federico Montagna riunisce sei ricerche artistiche intorno al rapporto instabile tra umano e non umano, tra desiderio di controllo, trasformazione e attesa di un equilibrio ancora da raggiungere
Dopo tre anni di chiusura, dal 4 settembre la Piramide Cestia torna accessibile al pubblico con visite gratuite diurne e serali fino al 31 ottobre. Gli interventi della Soprintendenza Speciale di Roma, realizzati nell’ambito del Pnrr-Caput Mundi, hanno interessato illuminazione, accessibilità, verde e apparati informativi. Costruito tra il 18 e il 12 a.C. come sepolcro di Gaio Cestio Epulone, il monumento resta una delle testimonianze più spettacolari dell’egittomania che attraversò Roma dopo la conquista dell’Egitto da parte di Augusto.
Nuove ricerche archeologiche nell’antica Apollonia, sulla costa orientale della Libia, hanno portato alla riscoperta di un raro ippodromo di tradizione greca e all’identificazione di un teatro finora sconosciuto affacciato sul Mediterraneo. Le strutture ampliano considerevolmente la geografia pubblica e monumentale dell’antico porto di Cirene, parte del quale giace oggi sotto il mare, e aprono nuovi interrogativi sul ruolo della città nella Cirenaica ellenistica.
Galleria Continua, Franco Noero, P420, Robilant+Voena e Vistamare saranno tra gli 84 espositori della prima edizione di Frieze Abu Dhabi, dal 19 al 22 novembre 2026 a Manarat Al Saadiyat. La presenza italiana si inserisce in una fiera fortemente internazionale, con gallerie da 36 Paesi e una quota del 43% proveniente dalla regione SWANA. Il debutto conferma soprattutto la crescente centralità del Golfo nella geografia mondiale del mercato dell’arte.
Ad Aspendos, nell’odierna provincia turca di Antalya, gli scavi lungo l’antica Via del Teatro hanno restituito un mosaico del III secolo d.C. con la personificazione giovanile dell’Eurimedonte, il fiume da cui dipendevano agricoltura, commerci e prosperità urbana. Il ritrovamento amplia l’immagine di una città conosciuta soprattutto per il suo celebre teatro e restituisce il rapporto tra acqua, identità civica e cultura figurativa nell’Anatolia romana.
Un piccolo vaso di ceramica nascosto sotto un edificio dell’antica Notion, sulla costa egea della Turchia, custodiva 50 darici d’oro persiani della fine del V o dell’inizio del IV secolo a.C. Il ritrovamento, avvenuto durante uno scavo archeologico controllato, potrebbe essere legato alle turbolente vicende militari che opposero Persiani e Ateniesi nella regione. Secondo Senofonte, un solo darico equivaleva all’incirca alla paga mensile di un mercenario.
Nella penisola di Mangyshlak, in Kazakistan, lo studio di una sepoltura del V-VI secolo d.C. ha restituito il corredo di una giovane donna dell’élite con scarpe, cintura e copricapo rivestiti d’oro. Più che un segno di ricchezza individuale, la tomba apre una finestra sulle reti commerciali e culturali del Mar Caspio, dove artigiani locali, comunità nomadi e merci provenienti da Bisanzio, Persia, Asia centrale e Cina si incontravano già 1.500 anni fa.















