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SAMIR RAHMANI

A Karahantepe, nel sud-est della Turchia, gli scavi del 2026 hanno restituito una scultura composita alta 70 centimetri con una figura umana seduta sul dorso di un leopardo. Il reperto, annunciato il 25 agosto dal Ministero della Cultura e del Turismo turco, amplia il repertorio figurativo di uno dei siti chiave del primo Neolitico e riapre la questione del significato attribuito ai grandi predatori nelle comunità che, oltre 11mila anni fa, stavano sperimentando nuove forme di vita sedentaria.

Nell’area dell’antica agorà di Smirne, nell’odierna İzmir, gli archeologi hanno completato lo scavo di una stanza pavimentata da un mosaico databile tra IV e VI secolo d.C. Geometrie, motivi vegetali, eleganti foglie d’edera a forma di cuore e un possibile Nodo di Salomone restituiscono il gusto decorativo della città tardoantica. Il ritrovamento racconta anche la continuità urbana del sito: nel XIX secolo una struttura ottomana fu costruita sopra il pavimento antico, apparentemente senza distruggerlo.

È morto a 79 anni Sliman Mansour, figura centrale dell’arte palestinese dalla fine degli anni Sessanta a oggi. Pittore, educatore e fondatore di istituzioni, trasformò Gerusalemme, la terra, l’ulivo e il paesaggio palestinese in un lessico visivo riconoscibile, partecipando nel 1989 alla nascita del movimento New Visions. La sua opera attraversa oltre mezzo secolo di storia politica e culturale del Medio Oriente e racconta anche la costruzione di un sistema dell’arte palestinese in condizioni di occupazione, isolamento e diaspora.

Nel villaggio preistorico di Lucone di Polpenazze, vicino al Lago di Garda, è stata rinvenuta intatta una delle cosiddette «tavolette enigmatiche», piccoli manufatti incisi con combinazioni di cerchi, linee e figure geometriche diffusi nell’Europa dell’Età del Bronzo. Non sappiamo ancora a cosa servissero: calendari, strumenti per gli scambi, sistemi di conteggio o oggetti rituali. Con 21 esemplari conosciuti nell’area, Lucone potrebbe diventare uno dei siti decisivi per comprenderne la funzione.

Rahmani per Il Giornale dell'Arte. Negli ultimi vent'anni il sistema dell'arte ha attraversato una trasformazione profonda che continua a essere raccontata con categorie ormai insufficienti. Non si tratta soltanto di una maggiore finanziarizzazione o dell'aumento dei prezzi. Gallerie, fiere, musei, fondazioni, collezionisti e artisti hanno progressivamente adottato le logiche economiche, simboliche ed esperienziali proprie dell'industria del lusso. L'opera resta centrale, ma il valore si costruisce sempre più attraverso reputazione, esclusività, narrazione, ospitalità ed ecosistemi culturali. È una trasformazione che potremmo definire "luxurification" del sistema dell'arte. L'analisi del critico albanese