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CINEMA
Imperdibile iniziativa che vanta un cartellone fittissimo di appuntamenti durante la rassegna che si svolgerà a Roma dal 2 al 4 marzo
Tra le proposte anche i titoli più premiati della stagione, come «Hamnet-Nel nome del figlio», «Marty Supreme», «My Father’s Shadow» e «Sirât»
Il grande schermo ha sempre cercato di raccontare chi si cela dietro «il mago del Cremlino», mentre gli artisti, sin dagli anni Novanta, provano a reagire a tutto ciò che ha creato. Ma non è mai stato un personaggio. È il contesto. Ed è questo, forse, il suo potere narrativo più inquietante
Che si tratti di biografia d'artista, di film installazione, di documentario d’erudizione, di esperimento transmediale, la forma film intercetta spesso il mondo dell'arte propriamente detto in un tentativo di amalgama ancora non del tutto realizzato. Ecco un memorandum di alcuni titoli distribuiti nel 2025, attraverso dieci parole chiave: Composizione, Entusiasmo, Architettura, Aura, Saturno, Medium, Mercato, Collezione, Spazio, Tempo.
Nell’allestimento di Shirin Neshat dell’opera di Gluck in scena al Teatro Regio di Parma, il cantore e la ninfa sono un uomo e una donna contemporanei che vivono l’amore, il dolore e l’incomunicabilità
Mentre al MaXXI di Roma apre la mostra dedicata al grande artista, dal 2 al 4 febbraio la pellicola «Il lungo viaggio» è nelle sale; e, a marzo, andrà in onda in prima serata televisiva
«L’Agente segreto» di Kleber Mendonça Filho riporta la dittatura militare brasiliana nel presente, tra carnevale, repressione e propaganda. E se oggi è il cinema a rielaborare quella stagione feroce, negli anni Sessanta e Settanta erano stati gli artisti visivi e i musicisti a fare da anticorpi per resistere alla lunga notte della repressione
Avrà inizio il 17 gennaio la rassegna che porterà per tutto il 2026 all’interno di spazi teatrali pellicole cult, mettendo in dialogo diverse arti, tra cui la musica
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Il ritratto di Brigitte Bardot secondo Andy Warhol non è solo un omaggio a una diva del cinema, ma la messa a fuoco di un momento storico in cui sessualità, politica, celebrità e arte si sovrappongono. Bardot non è soltanto l’ultima grande sex symbol del Novecento europeo: è una Marianne pop, un’immagine che, grazie a Warhol, smette di appartenere al tempo per entrare definitivamente nella storia dell’arte.
Più che un’attrice, Brigitte Bardot è stata un dispositivo culturale: un corpo che ha scardinato convenzioni morali, un volto che ha ridefinito l’idea stessa di celebrità, un’immagine che ha messo in crisi il rapporto tra cinema, desiderio e libertà femminile.
La Pop Art americana la sfiora senza carezze, l’Europa la prende con più pudore. Gerald Laing la ritrae tra il 1962 e il 1963 trasformandola in una delle immagini più iconiche della Pop Art inglese. L’opera nasce da una fotografia in bianco e nero dell’attrice, usata per il modulo di iscrizione alla mostra Young Contemporaries del 1963
«We Were Here», il documentario di Fred Kudjo Kuwornu presentato alla Biennale di Venezia del 2024, è in corsa per le nomination alle statuette di Los Angeles. «Nel ’500 e ’600 troviamo soggetti neri anche in dipinti di artisti famosi. Ho cercato di intercettare quel momento dell’Europa in cui la razza non era una categoria su cui costruire differenze o un’ideologia razzista», racconta il regista
Con un nuovo film e un’installazione che verranno presentati a gennaio l’artista di Singapore rilegge i dipinti del museo londinese raffiguranti il martirio del soldato romano e cita Derek Jarman
Il documentario, presentato in anteprima all’Istituto Polacco di Roma, racconta genesi, percorso e fonti di ispirazione della mostra dell’artista al MAMbo lo scorso anno
Da Gagosian il regista texano trasforma la galleria in una «shadow box» vivente, ricostruendo lo studio del visionario artista americano
Il programma del Cinema Godard di Fondazione Prada, curato da Paolo Moretti, attraversa epoche, territori e generi diversi per raccontare la complessità del presente.













