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ARCHEOLOGIA

In compagnia di Daniele Manacorda visitiamo la mostra «Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico», al Parco Archeologico del Colosseo fino al 18 ottobre

L’iniziativa è promossa dall’Istituto Centrale per l’Archeologia ed è concepita come un laboratorio permanente di confronto metodologico e scientifico. Si parte il 22 ottobre

Nella necropoli meotica di Vinogradny 1, nel Caucaso occidentale, gli archeologi hanno riesaminato una sepoltura del I secolo a.C. appartenuta a un giovane guerriero a cavallo. Accanto alle armi e allo scheletro dell’animale sono emersi un kantharos inciso con un pentagramma e uno statere d’oro collocato sotto la mandibola del defunto, interpretato come possibile «obolo di Caronte». La tomba occupava una posizione privilegiata all’interno di un’area rituale dove è stata rinvenuta una seconda moneta d’oro.

Undici quinari d’argento del I secolo a.C. sono stati rinvenuti a Singen, in Turingia, durante i lavori per la costruzione di una nuova caserma dei vigili del fuoco. Potrebbero sembrare pochi, ma costituiscono il più grande tesoro monetale celtico di questo periodo finora documentato nella regione. Le monete furono nascoste insieme, probabilmente all’interno di un contenitore in materiale organico, e mai recuperate dal proprietario.

In una villa romana di Adramytteion, nell’odierna Turchia occidentale, gli archeologi hanno individuato nei mosaici del II-III secolo d.C. un gatto e un cane accompagnati dai loro nomi: «Smeraldo» e «Okyanos», Oceano. Le immagini fanno parte di un ricco pavimento con quindici pannelli figurativi nel quale animali domestici convivono con Medusa, Eros, pesci e figure mitologiche. Un dettaglio apparentemente minore che restituisce qualcosa di raro: una traccia della vita privata degli abitanti della casa.

È stato presentato ieri alla Fondazione Luigi Rovati di Milano il libro di Stefano Bruni sulla fortuna degli Etruschi nella cultura italiana tra Otto e Novecento

L’iniziativa si concentra su un edificio di notevoli dimensioni, a breve distanza dal nucleo principale della villa. Gli archeologi dovranno stabilire la cronologia delle strutture, comprenderne la funzione e ricostruire i rapporti con gli altri edifici del complesso

Finora non sono state individuate testimonianze archeologiche direttamente riconducibili al VI secolo, epoca testimoniata dalla tradizione e dalla documentazione storica: sono invece numerose le evidenze databili tra il VII e il X

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Nell’ex Chiesa di Santa Caterina studiosi e ricercatori sono riuniti nel convegno internazionale che dall’1 al 3 ottobre indaga le dinamiche tra potere e architettura religiosa nei secoli XII e XIII

Il percorso prevede una prima fase di conservazione e studio e una successiva restituzione alla collettività. L’obiettivo è presentarli per la prima volta al pubblico nel 2027 e integrarli successivamente in un’esposizione permanente all’interno delle Terme

Il bacino centrale doveva essere una vasca per abluzioni rituali, con sistema di «troppo pieno». Sono state anche ritrovate alcune sculture, forse appartenenti a gruppi collocati sulla facciata monumentale della struttura

Il rinvenimento è avvenuto a poca distanza dall’antico forte di Kapersburg, una delle fortificazioni militari romane meglio conservate sul «limes» germanico-retico. Sono ben conservate le strutture murarie, e sono riemersi frammenti di statue raffiguranti divinità

La datazione di questo evento, certificata dalle testimonianze storiche, che nel corso del tempo è diventata una delle più celebri di tutta la storia antica, diventa «a rovescio» uno strumento importante anche per l’affinamento delle ultime tecniche scientifiche di settore

Il ritrovamento porta gli archeologi a interrogarsi sull’intera evoluzione dell’insediamento: come venne fondato, come si sviluppò e, infine, perché fu abbandonato

Nel luglio 2009 Terry Herbert stava perlustrando con un metal detector un campo vicino a Hammerwich, nello Staffordshire, quando intercettò quello che sarebbe diventato uno dei più straordinari ritrovamenti archeologici della Gran Bretagna: oltre 4mila frammenti riferibili a circa 700 oggetti, tra oro, argento, granati, decorazioni di spade, parti di un elmo e croci cristiane. Il primo inventario riempì 244 sacchi e il tesoro fu valutato 3,285 milioni di sterline. A più di quindici anni dalla scoperta, resta ancora aperta la domanda fondamentale: chi lo seppellì, e perché?

Nell’oasi di Dakhla una missione archeologica egiziana ha scoperto una tomba di epoca romana sormontata da una struttura piramidale in mattoni di fango. Al suo interno convivono geroglifici e formule funerarie egizie, una rara rappresentazione della settima ora dell’Amduat, un’elegia di 19 versi in greco antico e una moneta con l’effigie dell’imperatore Costantino. Più che la forma del monumento, è la sovrapposizione di culture a rendere eccezionale il ritrovamento: quasi 1.700 anni fa, nell’Egitto romano, identità egizia, greca e romana potevano abitare la stessa tomba.

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