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ARCHEOLOGIA

Una lastra di marmo reca un’iscrizione dedicata al rito religioso che accompagnava nell’antica Roma il verificarsi di questo fenomeno naturale, allora ritenuto una manifestazione della volontà divina

Restaurato e nuovamente leggibile nella galleria sotterranea del Colle Oppio, il Grande Mosaico delle Terme di Traiano conserva una monumentale architettura teatrale popolata da statue e figure. Ma lo scavo ha riservato un'ulteriore sorpresa: sotto le parti già note è riemersa una nuova fascia musiva con una città portuale e costruzioni affacciate probabilmente sul mare. Insieme alla vicina «Città Dipinta», il complesso restituisce uno spettacolare frammento della Roma del I secolo d.C. Dal 12 settembre le prime aperture sperimentali al pubblico.

 

A rendere la scoperta particolarmente preziosa è però ciò che non è accaduto al complesso: in seicento anni non è mai stato saccheggiato. A differenza di altre sepolture violate in epoca coloniale, qui sono stati infatti trovati i resti di 38 persone, sepolte insieme a un ricco corredo

Il record precedente si riferiva a un ritrovamento effettuato a Nousiainen nel 1895: comprendeva circa 1.700 esemplari, insieme ad altri oggetti, per un peso complessivo di circa 2,2 kg

A nove anni dall’incendio che ne aveva danneggiato le strutture, il sito è stato restaurato e reso agibile. Sono stati conservati, ove possibile, anche i segni lasciati dal fuoco

Si è concluso l’intervento di restauro e valorizzazione dell’esedra e della galleria sotterranea di Colle Oppio, al cui interno sono conservate opere come la «Città dipinta» e la musiva «della Musa e del Filosofo». Nel weekend le prime visite gratuite, su prenotazione

I ritrovamenti ben rappresentano le trasformazioni dell’antica metropoli della regione della Paflagonia, dalla cultura pagana all’avvento del Cristianesimo

Il frammento di pietra rinvenuto ad Ani racconta la devozione e il gusto ornamentale dell’epoca, mentre la calligrafia trasforma l’iscrizione religiosa in parte integrante dell’architettura funeraria

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Gli scavi, ad opera di una missione ispano-egiziana, hanno fatto riemergere una mastaba di medie dimensioni dotata di due cappelle funerarie. La tomba era già stata individuata dall’egittologo ottocentesco francese Auguste Mariette

In otto grotte esplorate dal Lost Land Bridge Project sono emerse testimonianze che i ricercatori ritengono risalire ad almeno 15mila anni fa, circa 5mila anni prima delle evidenze finora considerate più antiche del Paese

Nel complesso tardoantico di Vrelo-Šarkamen, nella Serbia orientale, gli archeologi hanno scoperto un eccezionale balneum privato ricavato nel livello inferiore di una monumentale torre del palazzo associato al tetrarca Massimino Daia. Tre vasche, un sudatorio, una fornace e un sistema a ipocausto straordinariamente conservato restituiscono l’ingegneria e la dimensione privata della vita imperiale all’inizio del IV secolo. Secondo gli archeologi, una soluzione architettonica di questo tipo non avrebbe al momento confronti diretti conosciuti nel mondo romano.

Durante la 21ma campagna di scavi a Shahr-i Sokhta, uno dei maggiori centri urbani dell’Età del Bronzo nell’Iran sud-orientale, gli archeologi hanno individuato un tipo di gioco da tavolo finora sconosciuto nel sito. La scoperta è particolarmente significativa perché la «Città Bruciata» aveva già restituito nel 1977 uno dei più completi set da gioco del mondo antico. Regole e caratteristiche del nuovo ritrovamento devono ancora essere pubblicate: ma la presenza di giochi differenti potrebbe raccontare qualcosa di nuovo sulla vita sociale di una città fiorita 4.600 anni fa.

Se dopo la distruzione dell’etrusca Velzna (Orvieto) nel 264 a.C. la città fu trasferita in maniera forzata in prossimità del lago di Bolsena con il nome di Volsinii, il luogo sacro dei Rasna rimase nel suo luogo d’origine: lo confermano i risultati dello scavo, appena concluso, diretto da Simonetta Stopponi a Campo della Fiera

La compresenza di tutte le fasi produttive permette di ricostruire una vera e propria sequenza di lavoro: dall’acquisizione della materia prima alla sua preparazione, fino alla realizzazione dell’oggetto. Un dato particolarmente significativo, perché indica che a Çayönü la lavorazione dei minerali non era più un’attività occasionale

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