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Redazione
Leggi i suoi articoliTurchia: il pilastro a T di Karahantepe
Nell’ambito del progetto Tas Tepeler scavi nel sito di Karahantepe nella provincia di Sanliurfa nel sud est della Turchia hanno restituito per la prima volta un pilastro a forma di T raffigurante sulla sommità un volto umano. Finora erano noti blocchi megalitici a forma di T con braccia e mani stilizzate lungo il fusto o dal volto semplicemente abbozzato: dal 2021 a Göbeklitepe e in altri siti dell’Anatolia ne sono stati trovati oltre 250. La scoperta di quest’ultimo pilastro che gli archeologi datano a 12mila anni fa e il cui volto presenta invece lineamenti affilati, occhi scavati e un naso largo e dritto, rafforzerebbe l’interpretazione di questi imponenti monoliti come raffigurazione simbolica degli esseri umani segnando un passo in avanti nella storia «artistica» delle comunità neolitiche.
Uno scorcio degli scavi della mastaba di Userefra a Saqqara
Egitto: la mastaba di Userefra a Saqqara
A una trentina di chilometri a sud del Cairo, a Saqqara, la missione archeologica del Consiglio Superiore delle Antichità egiziano ha scoperto i resti della mastaba del principe Userefra, figlio del primo sovrano della V dinastia Userkaf (metà del XXV secolo a.C.). Gli archeologi dapprima hanno liberato dalla sabbia un’imponente falsa porta di dimensioni ragguardevoli, poi hanno recuperato all’interno della tomba un gruppo statuario che ritrae dieci figlie di Djoser (fine del XXVII secolo a.C.), sovrano della III dinastia che fece costruire la vicina piramide a gradoni. Il gruppo scultoreo sarebbe stato trasferito dalla tomba di Djoser nella tomba di Userefra in Epoca Tarda insieme ad altre statue del sovrano e di una sua sposa. Le ricerche hanno anche portato alla luce un ingresso lungo il lato orientale della mastaba e numerose iscrizioni contribuendo ad ampliare la conoscenza di questo periodo della storia egizia.
L’interno della tomba monumentale scoperta in Albania
Albania: una tomba romana nel villaggio di Strikçan
Una tomba romana monumentale con iscrizione bilingue e articolata in tre ambienti (scalinata d’accesso, anticamera e camera di sepoltura vera e propria), la prima di questo tipo attestata in Albania, è stata portata alla luce dopo che alcuni abitanti avevano segnalato la presenza di particolari pietre al confine con la Macedonia del Nord. Al suo interno gli archeologi hanno rinvenuto recipienti in vetro, manufatti in osso, coltelli e un frammento di tessuto ricamato con fili d’oro, che sottolineano l’alto rango del defunto. La tomba è stata datata tra III e IV secolo d.C. ed è stata dichiarata patrimonio storico nazionale.
La piramide di Caana nella città Maya in rovina di Caracol, in Belize Caracol Archaeological Project, Università di Houston
Belize: la tomba del sovrano di Caracol
È l’unica tomba di sovrano trovata nel sito maya di Caracol in Belize. Si tratta della tomba di Te’ Kab Chaak, fondatore della dinastia reale che durò per oltre quattro secoli. Salito al trono nel 331 d.C. fu sepolto ai piedi di un santuario della famiglia reale con vasi in ceramica, gioielli, una maschera e altri manufatti. Autori della scoperta gli archeologi guidati da Arlen e Diane Chase della Università di Houston impegnati nelle ricerche del sito da oltre quarant’anni. La sepoltura del sovrano è stata portata alla luce in un’area che i Chase avevano esplorato per la prima volta nel 1993. Le indagini mostrano che la tomba fu la prima di tre grandi sepolture risalenti alla metà del IV secolo d.C. in un periodo di contatto con la città messicana di Teotihuacan a circa 1.200 km di distanza.
L’affresco del Buon Pastore, ritrovato nella tomba scoperta ad Iznik (particolare)
Turchia: la tomba di Iznik
Lo scavo di una tomba a camera nella necropoli di Hisardere, nell’antica Nicea, oggi Iznik, in Turchia, ha restituito un eccezionale ciclo pittorico con l’iconografia di Gesù rappresentato come Buon Pastore che si prende cura del suo gregge. Lo stile delle pitture trova confronti con quello delle catacombe cristiane a Roma e risale al III secolo d.C. Secondo gli studiosi si tratterebbe della prima e rara attestazione di Gesù nella necropoli a conferma dei primi centri cristiani in Anatolia.
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