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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliL’Ucraina ha chiesto alla procura distrettuale di Varsavia l’estradizione di Alexander Butyagin, 52 anni, direttore della divisione di archeologia antica della costa del Mar Nero nel dipartimento di antichità al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Secondo quanto riportato dalla stampa polacca, l’archeologo è stato arrestato il 4 dicembre a Varsavia, in un periodo in cui era impegnato in una serie di conferenze in Europa. La polizia lo ha posto in stato di detenzione fino al 13 gennaio, in attesa che il procedimento faccia il suo corso. Lo studioso è accusato di aver effettuato «scavi archeologici illegali» in Crimea, regione ucraina annessa dalla Russia.
Se l’Ucraina riuscirà nell’intento di ottenere l’estradizione, Butyagin potrebbe incorrere in una pena fino a cinque anni di reclusione. Le autorità lo accusano in particolare di aver condotto ricerche tra il 2014 e il 2019 nell’antica città di Myrmëkion, situata nel distretto di Kerch, in Crimea, senza alcuna autorizzazione. Secondo un comunicato, avrebbe «diretto una spedizione, visitata personalmente da Putin, per oltre 10 anni».
Secondo quanto hanno riportato i servizi di sicurezza ucraini, comunicazioni riprese e divulgate da Euro News, l’archeologo avrebbe causato gravi danni durante il suo intervento sul sito, rimuovendo «uno strato culturale profondo più di due metri», per un danno che ammonterebbe a oltre quattro milioni di euro. È stato quindi incriminato in contumacia per «operazioni di ricerca illegali su un sito del patrimonio archeologico e atti di distruzione o danneggiamento di siti del patrimonio culturale, commessi allo scopo di cercare oggetti mobili provenienti da siti del patrimonio archeologico», come previsto dal codice penale ucraino.
Il Museo dell’Ermitage, per parte sua, assicura che Alexander Butyagin ha rispettato le norme internazionali durante le sue spedizioni, mentre il portavoce del governo russo, Dmitri Peskov, ha giudicato la sua detenzione un atto «arbitrario dal punto di vista giuridico» da parte delle autorità ucraine. I colleghi dell’archeologo che lavorano con lui all’Accademia delle Scienze russa hanno dichiarato che la richiesta di estradizione è «assurda nelle sue motivazioni».
Non è la prima volta che un’istituzione russa viene sanzionata per le sue attività archeologiche «illegali» in Crimea. Lo scorso maggio, l’Unione Europea ha accusato il Museo statale della Chersoneso Taurica, situato alla periferia di Sebastopoli, e la sua direttrice, Elena Morozova, di aver «compromesso o minacciato l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina» conducendo scavi nel territorio annesso che Volodymyr Zelensky si rifiuta di cedere alla Russia.
L’anno scorso l’Ucraina aveva anche allertato le Nazioni Unite, dopo che Mosca ha trasformato Chersoneso Taurica, antica città fondata dai Greci nel V secolo a.C. sulla costa settentrionale del Mar Nero e dichiarata Patrimonio mondiale dell’Unesco dal 2013, in un «parco storico e archeologico russo».
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