Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image
Image

La performer che ha scalato l'Empire State Building sostiene di essere una artista

L'arrampicata sull'Empire State Building insieme al compagno Ivan Beerkus ha riportato l'attenzione internazionale su Angela Nikolau, performer russa che definisce la propria pratica artistica un intreccio di performance estreme, immagini e interventi nello spazio urbano. Tra documentari Netflix, NFT e milioni di follower, il suo lavoro riapre una questione centrale nell'arte contemporanea: dove termina l'azione spettacolare e dove comincia la performance artistica?

Rebecca Donaldson

Leggi i suoi articoli

L'ultima impresa di Angela Nikolau non è passata inosservata. Insieme al compagno Ivan Beerkus ha raggiunto la sommità dell'Empire State Building, dove è stata anche protagonista di una proposta di matrimonio. L'azione, documentata sui social e conclusasi con accuse di violazione di domicilio da parte delle autorità statunitensi, ha rapidamente fatto il giro del mondo. Dietro la cronaca, però, emerge una figura che da anni cerca di collocare queste imprese all'interno del linguaggio dell'arte contemporanea. Sul proprio sito Angela Nikolau si presenta infatti come una "neo-artista" che lavora attraverso performance estreme, arte visiva e progetti di grande scala. Una definizione che sintetizza una pratica costruita sull'occupazione temporanea di architetture simboliche, sulla produzione di immagini e sulla loro diffusione globale attraverso i media digitali.

La sua ricerca si sviluppa da oltre un decennio lungo le superfici verticali delle metropoli. Grattacieli, ponti, torri e infrastrutture urbane diventano il supporto di azioni che trasformano il corpo dell'artista in elemento centrale dell'opera. L'obiettivo non è semplicemente raggiungere una vetta, ma costruire un'immagine destinata a circolare come evento culturale. L'Empire State Building rappresenta così l'ultimo capitolo di una pratica già raccontata dal documentario Skywalkers: A Love Story, distribuito da Netflix, che segue Nikolau e Beerkus nelle loro ascensioni clandestine in diverse città del mondo.

L'operazione di Nikolau si inserisce in una lunga tradizione della performance contemporanea. Dagli interventi radicali degli anni Settanta fino alle pratiche della body art, il corpo dell'artista diventa il principale strumento espressivo. Cambia però il contesto. Se le performance storiche trovavano spazio nei musei, nelle gallerie o in ambienti controllati, Nikolau trasferisce questa ricerca nello spazio urbano globale, utilizzando l'architettura come scenografia e i social network come dispositivo di diffusione. L'opera non coincide esclusivamente con l'azione fisica. Comprende la fotografia, il video, la documentazione digitale e la loro circolazione virale. La performance vive contemporaneamente nello spazio reale e nell'ecosistema mediatico.

Il confronto più immediato è con Philippe Petit, che nel 1974 attraversò su un cavo sospeso le Torri Gemelle del World Trade Center, trasformando un gesto illegale in una delle performance più celebri del Novecento. Anche Petit ha sempre rivendicato la natura artistica della propria azione, successivamente raccontata nel documentario premio Oscar Man on Wire. Nikolau appartiene però a un'altra epoca. Se Petit costruiva un evento irripetibile destinato a entrare nella memoria collettiva attraverso i media tradizionali, Nikolau progetta immagini pensate fin dall'origine per la distribuzione digitale, dove fotografia, video breve e piattaforme social diventano parte integrante dell'opera.

Le immagini prodotte da Nikolau condividono un'estetica ormai riconoscibile. L'inquadratura privilegia il vuoto, l'altezza, la sproporzione tra il corpo umano e la scala dell'architettura. Lo spettatore sperimenta una vertigine quasi fisica, resa ancora più intensa dall'assenza apparente di dispositivi di sicurezza. Il rischio diventa parte della costruzione visiva. Ed è proprio questo elemento a generare le maggiori controversie. Molti critici leggono queste azioni come una forma estrema di spettacolarizzazione alimentata dagli algoritmi dei social media. Altri vi riconoscono invece una riflessione contemporanea sul rapporto tra individuo, città e infrastrutture monumentali.

I grattacieli vengono trattati come grandi sculture pubbliche sulle quali intervenire temporaneamente. L'architettura perde la propria funzione originaria e diventa dispositivo percettivo. Da questo punto di vista la sua ricerca dialoga con la land art, con la performance e con alcune esperienze dell'arte pubblica, pur mantenendo una forte componente spettacolare. Anche la produzione di NFT e di fotografie in edizione limitata dimostra come l'artista abbia progressivamente costruito un sistema nel quale performance, immagine e mercato convivono.

Ma queste performance spettacolari e spettacolarizzate sono arte o puro spettacolo? Questa è probabilmente questa la domanda destinata a rimanere aperta e a fare discutere. L'azione sull'Empire State Building possiede tutti gli elementi che caratterizzano la comunicazione contemporanea: evento, rischio, viralità, documentazione, costruzione dell'identità pubblica. Ma possiede anche alcuni tratti tipici della performance artistica: l'uso del corpo, l'intervento nello spazio reale, la centralità dell'esperienza e la trasformazione dell'azione in immagine. Alcuni tratti. Non di più.

Rebecca Donaldson , 04 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Rebecca Donaldson

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

Film di oltre cinque ore, serie proiettate integralmente, documentari, fotografia, architettura in 3D, restauri e opere che assumono i tempi dell’installazione. La Mostra del Cinema di Venezia registra una trasformazione più ampia della cultura visiva contemporanea: i confini tra cinema, arti visive, televisione, archivio e spazio espositivo diventano sempre più permeabili. Il Lido si candida così a essere un osservatorio sul futuro delle immagini, oltre le tradizionali categorie disciplinari.

Sarà un Van Gogh stimato fino a 200 milioni di dollari, affiancato da un Cézanne che potrebbe raggiungere i 150 milioni, a guidare la stagione autunnale delle aste internazionali. Sotheby's si è assicurata la prestigiosa collezione della famiglia Blaquier, valutata complessivamente circa 450 milioni di dollari, confermando come la competizione tra le grandi case d'asta si giochi sempre più sull'acquisizione delle più importanti raccolte private.

Dopo l'enciclica Magnifica humanitas, Papa Leone XIV porta il confronto sull'intelligenza artificiale nel terreno dell'arte contemporanea. La prima Triennale delle Università cattoliche coinvolgerà sette atenei in quattro continenti, oltre cento artisti e culminerà a Venezia nel 2027. Al centro del progetto, l'empatia come qualità irriducibile dell'essere umano.

Dal 1° al 15 settembre Christie’s New York metterà all’asta oltre una selezione di costumi, accessori e oggetti utilizzati nel sequel del celebre film. L'iniziativa, sostenuta da Meryl Streep, finanzierà il Committee to Protect Journalists e il Council of Fashion Designers of America, trasformando il costume cinematografico in oggetto da collezione e confermando la crescente convergenza tra mercato dell'arte, lusso, moda e cultura pop.

La performer che ha scalato l'Empire State Building sostiene di essere una artista | Rebecca Donaldson

La performer che ha scalato l'Empire State Building sostiene di essere una artista | Rebecca Donaldson