Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

La Chiesa sceglie gli artisti per interrogare l'intelligenza artificiale

Image

La Chiesa sceglie gli artisti per interrogare l'intelligenza artificiale

Empatia contro algoritmo: il Vaticano risponde all'intelligenza artificiale con una Triennale d'arte

Dopo l'enciclica Magnifica humanitas, Papa Leone XIV porta il confronto sull'intelligenza artificiale nel terreno dell'arte contemporanea. La prima Triennale delle Università cattoliche coinvolgerà sette atenei in quattro continenti, oltre cento artisti e culminerà a Venezia nel 2027. Al centro del progetto, l'empatia come qualità irriducibile dell'essere umano.

Rebecca Donaldson

Leggi i suoi articoli

L'ultima risposta del Vaticano all'intelligenza artificiale non arriva da un documento dottrinale, ma da una mostra diffusa. Dopo aver indicato nell'enciclica Magnifica humanitas il rischio che lo sviluppo dell'IA possa compromettere la dimensione relazionale e spirituale dell'essere umano, Papa Leone XIV sceglie ora l'arte contemporanea come spazio di riflessione pubblica. Nasce così la Triennale d'Arte delle Università Cattoliche, un progetto internazionale promosso dal Dicastero per la Cultura e l'Educazione che coinvolgerà sette atenei distribuiti in quattro continenti e oltre cento artisti, con un percorso destinato a culminare a Venezia nel 2027.

Il titolo della prima edizione, Exercises in Empathy, chiarisce immediatamente la direzione dell'iniziativa. Se gli algoritmi sono ormai in grado di produrre immagini, testi, musica e decisioni, rimane aperta una domanda più radicale: quali aspetti dell'esperienza umana restano irriducibili alla simulazione? Per il Vaticano la risposta coincide con l'empatia, intesa non come semplice emozione, ma come capacità di abitare l'esperienza dell'altro, fondamento delle relazioni, dell'educazione e della vita collettiva.

L'iniziativa rappresenta uno dei progetti culturali più ambiziosi promossi dalla Santa Sede negli ultimi anni. Dal 27 agosto la Triennale prenderà avvio alla Pontificia Universidade Católica di Rio de Janeiro per poi proseguire tra Bogotá, Boston, Milano, Lisbona, Luanda e Santiago del Cile, trasformando le università cattoliche in laboratori di confronto tra ricerca artistica, filosofia, teologia e scienze sociali.

La scelta delle università non è casuale. Più che semplici sedi espositive, il Dicastero le considera luoghi nei quali il sapere può ancora mantenere una dimensione unitaria. Una posizione che si inserisce nel dibattito contemporaneo sulla crescente frammentazione delle conoscenze e sulla necessità di ricostruire connessioni tra discipline diverse. Il progetto è affidato alla curatela generale di Nuno Crespo, direttore della Facoltà di Belle Arti dell'Università Cattolica del Portogallo, che definisce la Triennale una vera e propria "Scuola di Empatia". Non una mostra costruita attorno a una tesi univoca, ma una costellazione di pratiche artistiche differenti chiamate a interrogare la complessità del presente.

Il programma riflette questa impostazione. A Rio saranno presentate opere di Ana Maria Maiolino e Arthur Jafa; Bogotá ospiterà, tra gli altri, Apichatpong Weerasethakul; in Cile saranno protagonisti Korakrit Arunanondchai e Rivane Neuenschwander; Boston dedicherà un focus a Corita Kent; Luanda riunirà artisti come Sammy Baloji e Kiluanji Kia Henda; Lisbona accoglierà una delle sezioni più ampie con figure quali Martha Rosler e William Eggleston. A Milano sarà coinvolta l'Università Cattolica del Sacro Cuore, confermando il carattere realmente internazionale dell'iniziativa.

Più che una riflessione sull'intelligenza artificiale in senso tecnologico, la Triennale propone un'indagine sulle condizioni dell'umano nell'epoca degli algoritmi. La questione, del resto, attraversa ormai gran parte del dibattito artistico contemporaneo: se la produzione di immagini può essere automatizzata, quale ruolo rimane alla creatività, all'esperienza e alla sensibilità?

In questa prospettiva assume particolare rilievo il pensiero espresso dal cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero e tra i principali interpreti della strategia culturale della Santa Sede. Per il porporato, l'empatia costituisce oggi una "necessaria operazione culturale di salvataggio" in una società attraversata da polarizzazioni e da strumenti di comunicazione che, paradossalmente, rischiano di aumentare l'isolamento anziché favorire l'incontro. Richiamando Hannah Arendt ed Edith Stein, de Mendonça propone una concezione dell'università come luogo capace di trasformare il sapere specialistico in responsabilità condivisa e di formare professionisti che non riducano l'altro a una funzione o a un dato. La Triennale si inserisce così in una linea culturale che il Vaticano sta progressivamente consolidando anche attraverso la propria presenza nel sistema internazionale dell'arte. Dopo il Padiglione della Santa Sede alle Biennali di Venezia, l'attenzione si sposta ora sulle università, individuate come infrastrutture permanenti di produzione culturale più che semplici sedi accademiche. Il nodo gravitazionale continuerà a porre al centro l'esperienza umana. Per la Santa Sede, la risposta ai questi cruciali della contemporaneità, AI compresa, passa dall'arte, dall'educazione e da quella capacità di relazione che nessun algoritmo, almeno per ora, sembra in grado di sostituire.

 

 

Rebecca Donaldson , 12 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Rebecca Donaldson

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

MCH Group chiude il primo semestre 2026 con ricavi operativi saliti da 222 a 249 milioni di franchi e un utile passato da 4,4 a 18,4 milioni. A trainare i conti è soprattutto la divisione Community Platforms, quella che comprende Art Basel, grazie anche al debutto della fiera in Qatar. Americhe e Asia crescono mentre arretra la Svizzera: dietro i numeri emerge la nuova geografia di un marchio fieristico sempre più globale.

L’artista americano è morto a 37 anni. Uscito dalla Cooper Union nel 2011, in pochi anni era diventato uno dei nomi più contesi dal mercato grazie ai suoi «Rain Paintings», arrivati in asta a sfiorare i 400mila dollari. Poi il brusco raffreddamento di quella generazione di giovani pittori trasformati rapidamente in fenomeni speculativi. Smith si era progressivamente allontanato da quel sistema, fondando la nonprofit Serving the People e riaprendo nel 2024 Food, lo storico ristorante d’artista creato da Gordon Matta-Clark e altri protagonisti della scena newyorkese.

Il trofeo FRAGILE, realizzato da Vedovamazzei per il Gran Premio d’Italia di Formula 1, è diventato in poche ore un fenomeno social: ironie, critiche, imitazioni domestiche, video e meme hanno trasformato una commissione d’arte contemporanea in un oggetto di conversazione ben oltre il sistema dell’arte. È un successo o una sconfitta? Il caso di Monza pone una questione più ampia: nell’economia dell’attenzione conta ancora comprendere un’opera o è sufficiente che riesca a interrompere il flusso, provocare una reazione e diventare virale? E quanto i social media stanno modificando non soltanto la comunicazione dell’arte, ma l’arte stessa? Il trofeo, comunque, certamente ha assolto al suo volere. Ha vinto. Un plauso a Vedovamazzei e una analisi su come una coppa di coppe in equilibrio sospeso possa essere una parabola dell’arte contemporanea nel 2026.

Dal 30 settembre al 3 ottobre prende il via l’ottava edizione della Biennale FotoFocus, che nell’area di Cincinnati riunisce 74 mostre in 65 sedi. Intitolata «The Long View», la manifestazione indaga il rapporto tra fotografia, tempo e distanza attraverso mostre, installazioni, performance e incontri, con opere di Trevor Paglen, Paul Mpagi Sepuya, Nancy Rexroth e Widline Cadet e un programma diffuso tra Greater Cincinnati, Dayton, Columbus e Northern Kentucky

Empatia contro algoritmo: il Vaticano risponde all'intelligenza artificiale con una Triennale d'arte | Rebecca Donaldson

Empatia contro algoritmo: il Vaticano risponde all'intelligenza artificiale con una Triennale d'arte | Rebecca Donaldson