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Courtesy Art Basel Hong Kong

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Courtesy Art Basel Hong Kong

Il business Art Basel cresce. Utile quadruplicato nel primo semestre e il baricentro si allontana dalla Svizzera

MCH Group chiude il primo semestre 2026 con ricavi operativi saliti da 222 a 249 milioni di franchi e un utile passato da 4,4 a 18,4 milioni. A trainare i conti è soprattutto la divisione Community Platforms, quella che comprende Art Basel, grazie anche al debutto della fiera in Qatar. Americhe e Asia crescono mentre arretra la Svizzera: dietro i numeri emerge la nuova geografia di un marchio fieristico sempre più globale.

Rebecca Donaldson

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Mentre il mercato internazionale dell’arte continua a interrogarsi sulla proliferazione delle fiere e sulla sostenibilità economica del loro modello, la società che controlla Art Basel presenta conti in forte crescita. MCH Group, gruppo svizzero quotato alla SIX Swiss Exchange, ha chiuso il primo semestre 2026 con ricavi operativi per 249 milioni di franchi, contro i circa 222 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Ancora più netto l’incremento dell’utile semestrale, passato da 4,4 a 18,4 milioni di franchi, più di quattro volte il risultato del 2025. Il gruppo ha pubblicato ufficialmente i risultati semestrali il 17 settembre.

Dietro il risultato c’è soprattutto una divisione: Community Platforms, il segmento nel quale rientrano le fiere d’arte. I ricavi salgono da 118 a 155 milioni di franchi, mentre il risultato operativo EBIT passa da 12,4 a 22,6 milioni. È dunque qui che si concentra l’accelerazione del gruppo e il dato assume un significato particolare se letto alla luce della strategia perseguita negli ultimi anni: trasformare Art Basel da grande fiera internazionale con una sede storica e alcune diramazioni globali in una piattaforma distribuita sui principali centri di produzione e circolazione della ricchezza mondiale. MCH attribuisce infatti una parte importante dell’incremento del primo semestre alla prima edizione di Art Basel Qatar, insieme al contributo di due fiere dedicate all’industria delle costruzioni in Svizzera e negli Stati Uniti. Il debutto di Doha, tenutosi dal 5 al 7 febbraio 2026, ha riunito 87 gallerie provenienti da 31 Paesi e territori e registrato oltre 17mila visitatori. Il nuovo appuntamento è nato dalla partnership tra Art Basel, Qatar Sports Investments e QC+, con un formato più concentrato rispetto alle altre manifestazioni del marchio e una particolare attenzione al Medio Oriente, al Nord Africa, all’Asia meridionale e al cosiddetto Global South.

Il dato economico conferma quindi molto rapidamente la logica dell’operazione. Già nei risultati annuali 2025 MCH definiva Art Basel il principale motore di crescita e il più forte pilastro reddituale del gruppo, sottolineando il contributo positivo delle nuove iniziative legate al Qatar. Ma è soprattutto la distribuzione geografica dei ricavi a raccontare la trasformazione. Nord e Sud America diventano il mercato più importante per MCH, passando da 79 a 94 milioni di franchi. Ancora più significativa è la progressione dell’area Asia-Pacifico-Africa, che sale da 50 a 72 milioni e supera ormai la Svizzera. Quest’ultima percorre la direzione opposta, scendendo da 83 a 63 milioni. Nel resto d’Europa, intanto, i ricavi operativi quasi raddoppiano, avvicinandosi ai 20 milioni. Non significa naturalmente che questi numeri possano essere sovrapposti direttamente alle performance delle singole Art Basel. Il rapporto di MCH non separa i risultati economici delle diverse fiere, rendendo impossibile stabilire quanto producano singolarmente Basilea, Miami Beach, Hong Kong, Parigi e Doha. È una distinzione importante: i dati descrivono l’andamento delle divisioni e delle aree geografiche del gruppo, non costituiscono un bilancio autonomo del marchio Art Basel. La direzione, tuttavia, appare chiara. Art Basel conta oggi cinque appuntamenti internazionali: Basilea, Miami Beach, Hong Kong, Parigi e, dal 2026, Doha. La casa madre continua a definire la manifestazione svizzera il proprio appuntamento di riferimento: l’edizione 2026 ha riunito 290 gallerie provenienti da 43 Paesi e territori e accolto circa 90mila visitatori. Ma la crescita economica del sistema Art Basel si gioca sempre più anche altrove.

È qui che i numeri diventano interessanti per comprendere l’evoluzione dell’intero settore fieristico. Il marchio nato a Basilea nel 1970 è progressivamente diventato un’infrastruttura globale, capace di presidiare Europa, Americhe, Asia e ora Medio Oriente. Ogni fiera intercetta collezionisti, istituzioni e capitali differenti, ma tutte appartengono a un ecosistema che permette al brand di seguire il mercato là dove si formano nuovi centri di ricchezza e nuove ambizioni culturali. Doha è, da questo punto di vista, particolarmente significativa. L’apertura non coincide semplicemente con l’aggiunta di un'altra città alla mappa. Porta Art Basel direttamente nel Golfo, in una regione che negli ultimi anni ha moltiplicato musei, fondazioni, collezioni, fiere e investimenti culturali. E il fatto che la prima edizione contribuisca già alla crescita dei risultati della casa madre rende l’operazione interessante anche oltre il suo significato culturale.

Non tutto il bilancio di MCH procede però allo stesso ritmo. Rimane problematica Expomobilia, società del gruppo specializzata negli allestimenti fieristici e negli spazi temporanei, che già nel 2025 aveva attraversato una ristrutturazione con una significativa riduzione del personale in Svizzera. È un elemento che mostra come la redditività del sistema fieristico non si distribuisca automaticamente lungo tutta la filiera. Parallelamente, MCH sta tentando di recuperare terreno anche in un settore storicamente legato a Basilea. Insieme a Informa Markets, il gruppo lancerà nell’aprile 2027 Basilia Jewellery & Watch Fair, nuova manifestazione dedicata a gioielleria e orologeria. È un ritorno particolarmente simbolico: nel 2020 MCH aveva dovuto interrompere Baselworld dopo l’uscita dei principali marchi dell’orologeria. La nuova fiera segna quindi il tentativo di ricostruire una presenza in un comparto che per decenni aveva rappresentato uno dei pilastri economici del sistema fieristico basilese. La questione più interessante rimane però Art Basel. Basilea continua a rappresentarne il capitale simbolico; la crescita, sempre più, arriva dalla rete internazionale. Non sono necessariamente due dinamiche contraddittorie. Il prestigio accumulato dalla manifestazione svizzera in oltre mezzo secolo è precisamente ciò che consente al marchio di trasferire autorevolezza in nuovi mercati. I risultati del primo semestre 2026 raccontano quindi qualcosa che va oltre un utile quadruplicato. Mostrano come, in un momento nel quale molte gallerie discutono i costi della partecipazione alle fiere e il sistema si interroga sulla saturazione del calendario internazionale, per chi possiede le piattaforme fieristiche più forti l’espansione geografica può continuare a essere un importante motore di crescita.

Rebecca Donaldson , 25 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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