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VOCI DEL MERCATO 2026

I top lot che gli operatori avrebbero voluto battere e i pezzi che avrebbero voluto mettere in collezione: sei protagonisti del mercato fanno il bilancio, tra rimpianti, sogni e inevitabile ironia

«Se le gallerie mostrano ciò che pensano che i collezionisti compreranno, e le istituzioni ciò che pensano che pubblico e gallerie approveranno, si crea un circuito autoreferenziale»

«Più sedi, più artisti e più fiere non hanno prodotto un sistema più solido. Bisogna redistribuire costi e rischi e tornare a scegliere cosa essere davvero»

Il fatturato degli operatori nei primi sei mesi del 2026 conferma una certa solidità, con risultati in crescita per molti grandi nomi del mercato. A trainare il semestre sono varietà dell’offerta e ritorno d’interesse per i comparti più specialistici

«Mi auguro che l’attuale situazione geopolitica non aggravi ulteriormente la fragilità di un sistema dell’arte già poco sostenibile, che le istituzioni diventino più solide e indipendenti, che le fiere prestino maggiore attenzione alla fascia media delle gallerie e che si rafforzi la comprensione reciproca tra artisti e gallerie, nel rispetto dei rispettivi ruoli»

«Dovremo imparare a fare meno, ma meglio, privilegiando progetti più solidi, relazioni più durature e un tempo di fruizione più autentico. L’arte ha bisogno di tempo, e forse è proprio questo il valore che tornerà al centro»

«Come la crescita ad oltranza non è sostenibile per le gallerie, non lo è nemmeno per le fiere. Bisogna cambiare l’idea della crescita spinta ai massimi livelli per un ritorno a un sistema sostenibile basato sulla ricerca della qualità e della professionalità»

«Le fiere rimangono uno strumento importante, ma economicamente sono diventate molto impegnative e non hanno più lo stesso ruolo determinante che avevano in passato»

Articoli precedenti

«Una novità positiva degli ultimi due anni, in alcune fiere internazionali, è la possibilità di dividere lo stand con gallerie che hanno la nostra stessa visione del mondo dell’arte. La galleria chiusa e autocelebrativa non funziona più»

«Oggi il valore di una galleria non dipende soltanto dal numero delle sue sedi, ma dalla qualità dell'esperienza che riesce a costruire attorno all’arte»

«Siamo alla fine del modello fondato sull’espansione continua. Sopravvivrà chi saprà costruire un ecosistema fatto di relazioni, ricerca e sostenibilità»

«Oggi non è più la dimensione della galleria a determinarne la forza, ma la qualità del progetto»

«La crisi accelera il cambiamento, ma il sistema dell'arte resterà più simile a oggi di quanto immaginiamo»

«Meno competizione, più alleanze: il futuro delle gallerie passa dalle relazioni»

«Il futuro del mercato dell’arte passa da meno espansione e più qualità: il sistema dovrà tornare a investire su ricerca, relazioni e valore culturale»

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