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Hugh Edmeades batte un’asta alla sede principale di Christie’s, a Londra

Courtesy Christie’s

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Hugh Edmeades batte un’asta alla sede principale di Christie’s, a Londra

Courtesy Christie’s

Aste 2026, dietro le quinte: i giudizi degli esperti delle maggiori Case d’Asta in Italia

I top lot che gli operatori avrebbero voluto battere e i pezzi che avrebbero voluto mettere in collezione: sei protagonisti del mercato fanno il bilancio, tra rimpianti, sogni e inevitabile ironia

Le aste sono al giro di boa dell’anno ed è tempo di bilanci. Ma quali luci e quali ombre hanno caratterizzato i primi sei mesi del 2026 secondo gli operatori di questo mercato? «Il Giornale dell’Arte» si è rivolto a sei case d’aste per un’opinione spassionata, che esuli per una volta dall’attività della propria azienda. In particolare, è stato chiesto: 
1. Qual è il top lot che è stato battuto in questo primo semestre dell’anno che avrebbe voluto fosse la sua casa d’aste a battere e perché? 
2. Quale opera-oggetto avrebbe voluto acquistare per il suo gusto personale-la sua collezione?
3 Qual è l’opera che a suo avviso avrebbe dovuto spuntare un prezzo maggiore e perché?
4 Quale invece ritiene che sia stata sopravvalutata e perché?
Ecco le risposte.

Matteo Cambi, presidente della casa d’aste Cambi

1. Senza dubbio «Number 7A (1948)» di Jackson Pollock, aggiudicato da Christie’s a 181,2 milioni di dollari. È uno di quei capolavori che rappresentano un momento irripetibile nella storia dell’arte del Novecento: un’opera iconica, capace di attrarre collezionisti da tutto il mondo e di catalizzare l’attenzione dell’intero mercato. Battere un lotto di questo livello significa partecipare a un momento storico, oltre che ottenere un risultato economico di grande rilievo.
2. Un eccezionale grande vaso in vetro a fili e retortoli, realizzato a Venezia nella seconda metà del XVI secolo. Straordinaria testimonianza della maestria raggiunta dalle fornaci veneziane del Rinascimento, questo monumentale vaso (alto 41 cm) in vetro incolore è stato realizzato con la raffinata tecnica del vetro a fili e retortoli, ottenuta inglobando sottili filamenti bianchi e canne ritorte all’interno della massa vitrea. Proveniente da una collezione privata francese, rappresenta uno dei più importanti esemplari di vetro veneziano rinascimentale mai apparsi sul mercato, confrontabile con i rarissimi modelli conservati nei principali musei internazionali. Stimato 300-350mila euro, è stato aggiudicato da Gros & Delettrez a Parigi il 20 maggio scorso per 520mila euro, superando ampiamente la stima e confermandosi come uno dei risultati più significativi mai ottenuti per un’opera di questa tipologia.
3. Credo che il mercato continui a sottovalutare alcune delle grandi avanguardie europee del Novecento. Penso ad artisti come Giacomo Balla o Piero Manzoni, figure che hanno rivoluzionato il linguaggio artistico e il cui peso storico è indiscutibile, ma che spesso registrano risultati inferiori rispetto ad artisti americani della stessa rilevanza. Questa differenza è dovuta soprattutto alla composizione del mercato internazionale, ancora fortemente influenzato dai grandi collezionisti statunitensi e asiatici, che tendono a privilegiare determinati movimenti artistici. Dal punto di vista storico e culturale, molte opere delle avanguardie italiane ed europee avrebbero margini di valorizzazione ancora molto importanti. Un caso emblematico è quello della monumentale «Grande tête mince» (1955) di Alberto Giacometti, proposta da Sotheby's e rimasta invenduta. Si tratta di un'opera museale, di straordinaria importanza storica, e il fatto che non abbia trovato un acquirente dimostra quanto il mercato stia attraversando una fase di forte selettività. A mio avviso, un capolavoro di questo livello meritava un esito diverso.
4. Più che parlare di un'opera sopravvalutata, preferisco dire che alcuni lotti di artisti contemporanei molto richiesti hanno beneficiato di una forte componente emotiva durante le aste. Nelle vendite di alto profilo capita frequentemente che la competizione tra pochi collezionisti molto determinati porti le aggiudicazioni oltre le stime iniziali. In questi casi il prezzo finale riflette non solo il valore intrinseco dell'opera, ma anche dinamiche di mercato, desiderio di possesso e disponibilità economica dei partecipanti. Fa parte del gioco delle aste: il mercato, in quel momento, stabilisce il valore che qualcuno è disposto a riconoscere a quell'opera.

Pablo Carrara, presidente della casa d’aste Meeting Art

1. Potrebbe essere il lavoro di Lucio Fontana «Concetto spaziale, Attese», aggiudicato per 1,8 milioni di euro contro una stima compresa tra 700mila e un milione, più del doppio del minimo di stima. Un’opera
battuta da Sotheby’s Milano durante l’asta di primavera dedicata all’arte moderna e contemporanea. Fontana è un artista che abbiamo presentato diverse volte in asta, ma quest’opera è inedita, non è mai
passata all’incanto nelle grandi aste internazionali. Per questo motivo avremmo voluto avere il privilegio di poterla esitare a Meeting Art.
2. Durante il mese di aprile si è svolto l’evento di beneficenza organizzato da Christie’s, tramite il quale sono stati venduti 120mila biglietti al prezzo di 100 euro ciascuno. Il denaro raccolto è stato devoluto a favore della ricerca sull’Alzheimer. In palio c’era un dipinto di Picasso, una gouache dai toni grigi e blu intensi, dal titolo «Tete de femme» che ritraeva Dora Maar, una delle muse del maestro. Considerato il fine nobile dell’evento benefico, sarei stato felice di acquistare quest’opera, tenendo conto anche del legame e dell’ammirazione della mia famiglia per questo grande artista.

Foto: Fabio Petroni

Pietro De Bernardi, amministratore delegato di Pandolfini Casa d’Aste

1. Uno dei lotti della Samuel Irving Newhouse Collection che sono andati in asta da Christie’s a New York a maggio. Raramente ho visto una collezione formata da una serie di capolavori del ’900 come quelli. Non ce ne era uno che non fosse desiderabile, a patto di avere abbastanza soldi per acquistarlo.
2. Quello che mi sono potuto permettere di acquistare l’ho comprato. Non desidero opere che sono per me economicamente irraggiungibili.
3. I libri della fine del XVIII secolo e del XIX secolo, pur essendo spesso di grande qualità, oggi risentono di un mercato meno favorevole e quindi talvolta realizzano prezzi inferiori a quelli che meriterebbero. Ad esempio, la collezione di libri del Grand Tour che aveva in asta a febbraio la casa d’aste Il Ponte, a mio avviso, è andata molto al di sotto delle aspettative, a conferma della difficoltà di questo settore e del complesso ricambio generazionale fra i collezionisti.
4. Nessuna opera è sopravvalutata. Ci sono mode che cambiano e momenti migliori e peggiori per ogni comparto del mercato. Tutto sta a non farsi trascinare dal corso dell’acqua ma scegliere con il proprio gusto e acquistare le opere che ci piacciono davvero.

Foto: arco Beck Peccoz

Alessandro Guerrini, amministratore delegato del Gruppo Finarte

1. Senz’altro «Number 7A (1948)» di Jackson Pollock, venduto da Christie’s a New York lo scorso 18 maggio. Mi immagino il nostro battitore che, con il suo impeccabile aplomb, sale sul rostro, presenta l’opera partendo da una base di 100 milioni e dopo una accesa competizione, fra sala e telefoni, fa calare con vigore il martelletto a quota 181 milioni. A quel punto ringrazia i presenti, augura buone vacanze a tutti, si china sotto il rostro, prende il proprio trolley e se ne va con il sorriso di chi sta partendo per un lungo viaggio e con la consapevolezza di aver aggiudicato nel giro di pochi minuti quello che tutte le case d’asta italiane, spaziando in tutti i settori collezionistici, aggiudicano, per valore, in circa 6 mesi! 
2. Potendomelo permettere, e non succederà nelle prossime 100 vite, il dipinto di Canaletto «Il Bucintoro al Molo nel giorno dell’Ascensione», venduto a New York all’inizio dell’anno a oltre 30 milioni di dollari. Canaletto è uno degli artisti che più amo per la sua capacità di rendere eterna Venezia, città a cui sono molto legato, e per il suo straordinario realismo che ti proietta all’interno della scena, dandoti l’idea di viverla in prima persona.
3. Non penso a una in particolare, ma a tante opere che vengono vendute in Italia a prezzi significativamente lontani da quello che spunterebbero su piazze internazionali perché gravate da un vincolo di notifica o, ancor peggio, dall’incertezza di poter essere esportate liberamente dopo la loro vendita. Tanto sta facendo l’attuale governo per rendere più competitivo il nostro mercato, ma i passi da compiere ancora necessari sono altrettanto numerosi.
4. Il meccanismo dell’asta fa sì che al valore di aggiudicazione - di qualsiasi opera si tratti - si arriva perché almeno due persone (e molto spesso sono tante di più a contendersela fino all’ultima battuta!) sono convinte che quel valore sia congruo e che il denaro che sborsano per appropriarsene sia ben speso. Ognuno ha motivazioni diverse, ma non ho mai sentito un vero collezionista considerare ‘sopravvalutata’ un’opera che ha comprato con amore e con la certezza del senso che quell’opera assume all’interno della propria collezione.

Rossella Novarini, direttrice generale de Il Ponte Casa d’Aste

1. È una domanda molto difficile a cui rispondere, perché osservo sempre con distacco le performance altrui. Non ho mai provato né sentimenti di invidia né rivalità verso top lot battuti da altri. Non ho mai neppure pensato: «Avrei voluto batterlo qui». Potrei dire che mi piacerebbe battere un Van Gogh o un altro maestro impressionista? E a chi non piacerebbe?
2. Compro raramente e istintivamente, solo ciò che sento rappresentare qualcosa per me e che sento rivolgersi a me. Non ho notato sul mercato, in questo primo semestre, un’opera o un oggetto che attirasse particolarmente la mia attenzione (intesa come gusto collezionistico personale), per quanto indubbiamente sono passati numerosi pezzi pregevoli e interessanti.
3. Non una in particolare, ma piuttosto una riflessione generale: continua a sorprendermi sempre, dopo 40 anni che faccio questo mestiere, lo scarto economico incolmabile tra l’arte moderna e l’arte antica. Non c’è dipinto antico che riesca a competere con un dipinto moderno e contemporaneo. E trovo sia una cosa paradossale, perché il dipinto moderno ha il suo principio creativo, il suo genoma, proprio nella pittura classica. A nessun grande maestro moderno, anche il più audace e rivoluzionario, è sconosciuta l’arte dei secoli precedenti: è la sua ispirazione e il suo trampolino creativo.
4. L’arte virtuale in generale, la famosa NFT, nella quale si sono buttati in molti pensando di suggerire una grande scoperta speculativa o proporre qualcosa di nuovo, senza considerare che l’arte resta quanto di più tangibile e concreto esista. Dove non c’è esclusività, non c'è arte. L’opera artistica è di per sé unica e irripetibile, anche la più semplice, perché frutto di un pensiero e di un’idea che si fa azione concreta. È un atto creativo vero e proprio che non può essere delegato a un algoritmo, il quale non ha pensiero né sentimenti. Può allora chiamarsi arte?

Guido Wannenes, amministratore delegato di Wannenes Casa d’Aste

1. La «Tebaide» di Beato Angelico battuta da Pandolfini (per 449.200 euro il 20 maggio, Ndr) è certamente una delle opere più interessanti passate sul mercato nazionale, e non solo. La vicenda collezionistica, il soggetto rappresentato e l’importanza dell’artista hanno fatto sì che la messa in asta di quest’opera fosse un vero e proprio evento, e avere tra le mani, letteralmente, lotti di questo calibro è sempre un onore per chi è del settore.
2. Il «De Oratore» di Marco Tullio Cicerone miniato da Bartolomeo Sanvito, (battuto da Pandolfini il 14 maggio per 252mila euro, Ndr), che, come tutte le opere di rilievo, ha una committenza di pregio e passaggi di proprietà nei secoli certamente significativi, si distingue però per la rarità: era l’ultimo manoscritto firmato dal calligrafo rimasto in collezione privata. Tutte le caratteristiche sopracitate, oltre alla bellezza delle immagini miniate e l’importanza del testo, fanno sì che l’opera sia, come si suol dire, più unica che rara e quindi perfetta da mettere in collezione.
3. Il risultato raggiunto in asta di un’opera non è quasi mai sbagliato, ci possono essere settori che godono di particolare ‘fortuna’ e quindi raggiungono aggiudicazioni ottime, e altre categorie, che a turno, sono in difficoltà. Il mercato, in senso ampio, è il vero arbitro, i risultati ottenuti con una vendita all’incanto sono quelli che il mercato può dare, in un mercato dell’arte così globalizzato non ci sono più i meccanismi di un tempo per cui il giorno, l’ora e il luogo dell’asta erano importanti, al giorno d’oggi il mercato è sovrano, sempre.
4. Le opere, a volte, possono essere sopravvalutate perché si è legati ai valori di un tempo, altre perché bisogna sostenere il valore di un pezzo d’arte a prescindere dalle richieste di mercato, in attesa del momento propizio. Ma al netto di queste considerazioni credo che quando un’opera viene venduta all’incanto in maniera professionale e con la giusta contestualizzazione storico artistica il prezzo che realizza è quello che il mercato in quel momento ha decretato.

Elena Correggia, 08 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Elena Correggia

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