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Danny Layland, Mare Karina, Venezia (2025)

Courtesy of Mare Karina. Photo by Tiziano Ercoli

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Danny Layland, Mare Karina, Venezia (2025)

Courtesy of Mare Karina. Photo by Tiziano Ercoli

Il mercato dell’arte analizzato dai suoi protagonisti | Marta Barina

«Se le gallerie mostrano ciò che pensano che i collezionisti compreranno, e le istituzioni ciò che pensano che pubblico e gallerie approveranno, si crea un circuito autoreferenziale»

«Il Giornale dell’Arte» ha avviato un confronto con i direttori di alcune delle principali gallerie italiane per riflettere sui cambiamenti che stanno interessando il mercato. Al centro dell’indagine vi sono il tema del ridimensionamento delle strutture, la sostenibilità dei modelli di crescita che hanno caratterizzato gli ultimi decenni, l’evoluzione del ruolo delle fiere e le trasformazioni del collezionismo. Più che offrire risposte definitive, l’obiettivo è raccogliere prospettive ed esperienze diverse per comprendere come gli operatori interpretino una fase che potrebbe segnare una ridefinizione degli equilibri del sistema dell’arte.

Marta Barina, direttrice della galleria Mare Karina di Venezia

Secondo lei, cosa cambierà nel sistema dell’arte nei prossimi cinque anni?
More freedom to adapt to market shifts. Più vendite direttamente dagli artist studios, leaner gallery teams (anche grazie all’AI) e meno dipendenza da spazi permanenti. Great galleries won’t necessarily mean big overheads.

Il ridimensionamento di Pace è un episodio isolato o il segnale di una trasformazione strutturale del sistema dell’arte?
Non è un episodio isolato. Abbiamo già visto molte gallerie chiudere, ridimensionarsi o cambiare modello. You play, you adapt.

Il modello della mega-galleria globale è ancora sostenibile?
Sono nata nel 1993, l’anno in cui sono nate White Cube e David Zwirner. Pace è del 1960, Gagosian del 1980. Per tutta la mia vita questi modelli di mega gallery sono cresciuti e si sono trasformati nel tempo, ma sono sempre esistiti. 

Qual è oggi il vero punto debole del sistema: le gallerie, le fiere, i collezionisti o le istituzioni?
Il pensiero indipendente. Se le gallerie mostrano ciò che pensano che i collezionisti compreranno, e le istituzioni ciò che pensano che pubblico e gallerie approveranno, si crea un circuito autoreferenziale. A quel punto il collezionista finisce per cercarsi da solo ciò che gli interessa, e si crea una fork nel sistema.

I nuovi collezionisti cercano ancora prestigio e status oppure esperienze, relazioni e contenuti?
Credo cerchino prima di tutto opere che parlino da sé. A strong work goes beyond experience and content.

Quale cambiamento dovrebbe avvenire subito per rendere il sistema più sostenibile?
Ogni business deve trovare la propria formula, facendo anche scelte indipendenti e coraggiose quando serve. Che sia per la piccola galleria o la grande fiera, non credo esista un unico cambiamento che renda il sistema sostenibile. Più in generale, però, quello che mi piacerebbe vedere sono più gallerie che lasciano spazio a veri progetti curatoriali.

 

 

 

Redazione, 03 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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