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Redazione
Leggi i suoi articoli«Il Giornale dell'Arte» ha avviato un confronto con i direttori di alcune delle principali gallerie italiane per riflettere sui cambiamenti che stanno interessando il mercato. Al centro dell'indagine vi sono il tema del ridimensionamento delle strutture, la sostenibilità dei modelli di crescita che hanno caratterizzato gli ultimi decenni, l'evoluzione del ruolo delle fiere e le trasformazioni del collezionismo. Più che offrire risposte definitive, l'obiettivo è raccogliere prospettive ed esperienze diverse per comprendere come gli operatori interpretino una fase che potrebbe segnare una ridefinizione degli equilibri del sistema dell'arte.
Umberto Benappi, direttore di Umberto Benappi Arte Contemporanea, Torino
Secondo lei, cosa cambierà nel sistema dell'arte nei prossimi cinque anni?
Credo assisteremo a un ridimensionamento generale del sistema: gallerie più snelle, una maggiore attenzione alla sostenibilità economica e ai costi di gestione, oltre a una diminuzione del numero di fiere. Questo spero porterà a un ribilanciamento tra domanda e offerta e quindi a una riduzione della quantità a favore della qualità e delle relazioni tra artista, galleria, curatore, collezionista, istituzioni.
Il ridimensionamento di Pace è un episodio isolato o il segnale di una trasformazione strutturale del sistema dell'arte?
Il ridimensionamento di una galleria come Pace non è il primo episodio, ma prosegue quanto già intrapreso da altre gallerie e case d’aste, le quali hanno adottato misure di spending review. Ciò è la dimostrazione che il modello della mega-galleria globale fatica a rispondere alle dinamiche del mercato contemporaneo. In questo contesto, le gallerie di medie dimensioni sono molto più agili: riescono a creare dialogo, sperimentazione ed energia, adattandosi con maggiore rapidità ai cambiamenti.
Il modello della mega-galleria globale è ancora sostenibile?
Ritengo che oggi quel modello sia sempre meno sostenibile. Le strutture molto grandi comportano costi elevati e richiedono ritmi di crescita difficili da mantenere. Un'organizzazione più flessibile consente invece di affrontare meglio le trasformazioni del mercato e di investire maggiormente nella qualità delle relazioni con artisti e collezionisti.
Le fiere internazionali restano indispensabili oppure sono diventate economicamente troppo pesanti?
Il problema non è tanto il costo delle fiere in sé, quanto il loro numero. La proliferazione di manifestazioni internazionali, spesso replicate in diverse città del mondo, ha generato un eccesso di offerta. I collezionisti si trovano oggi di fronte a un calendario estremamente fitto e dispersivo, con appuntamenti geograficamente lontani tra loro, rendendo sempre più difficile orientarsi e mantenere un reale interesse per ciascun evento.
Qual è oggi il vero punto debole del sistema: le gallerie, le fiere, i collezionisti o le istituzioni?
Non credo sia corretto individuare un unico anello debole della «filiera». Il sistema dell'arte riflette dinamiche politiche, economiche e sociali globali. Guerre, instabilità economica e incertezza finanziaria incidono inevitabilmente sul mercato. A questo si aggiunge uno squilibrio tra domanda e offerta: oggi l'offerta è eccessiva rispetto alla reale capacità del mercato di assorbirla, con inevitabili conseguenze per tutti gli operatori.
I nuovi collezionisti cercano ancora prestigio e status oppure esperienze, relazioni e contenuti?
Credo che oggi convivano entrambe le esigenze. Il prestigio continua ad avere un peso, ma cresce anche il desiderio di costruire relazioni autentiche, approfondire i contenuti e vivere esperienze culturali significative.
Quanto sta incidendo il passaggio generazionale della ricchezza sul mercato dell'arte?
Più che un tema economico, lo considero un tema culturale. Il progressivo abbassamento del livello di educazione e sensibilità verso l'arte e il bello in generale rende più difficile coinvolgere le nuove generazioni nel collezionismo. Il vero nodo è come coinvolgere e formare nuovi pubblici e nuovi collezionisti attraverso una maggiore diffusione della cultura artistica.
Quale cambiamento dovrebbe avvenire subito per rendere il sistema più sostenibile?
Servirebbero interventi concreti sul piano fiscale, come ha ampiamente dimostrato l’abbassamento dell’IVA al 5% in Italia. Altre riforme potrebbero essere, sul modello nord-europeo e americano, la promozione di un regime fiscale agevolato per società corporate che comprano arte con fini collezionistici, fornendo anche la possibilità di donare le opere a musei e istituzioni, sempre a fronte di sgravi fiscali. Sarebbe anche utile una revisione della normativa sulle esportazioni. Allo stesso tempo sarebbe necessario ridurre l'offerta complessiva del mercato: meno fiere, possibilmente con cadenza biennale anziché annuale, e una minore pressione esercitata dalle case d'asta. Un sistema meno congestionato, dunque, sarebbe più sostenibile e più equilibrato per tutti gli operatori.
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