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Redazione
Leggi i suoi articoli«Il Giornale dell’Arte» ha avviato un confronto con i direttori di alcune delle principali gallerie italiane per riflettere sui cambiamenti che stanno interessando il mercato. Al centro dell'indagine vi sono il tema del ridimensionamento delle strutture, la sostenibilità dei modelli di crescita che hanno caratterizzato gli ultimi decenni, l'evoluzione del ruolo delle fiere e le trasformazioni del collezionismo. Più che offrire risposte definitive, l'obiettivo è raccogliere prospettive ed esperienze diverse per comprendere come gli operatori interpretino una fase che potrebbe segnare una ridefinizione degli equilibri del sistema dell'arte.
Andrea Sirio Ortolani, direttore della galleria Osart, Milano
Secondo lei, cosa cambierà nel sistema dell’arte nei prossimi cinque anni?
Nei prossimi cinque anni il sistema dell’arte penso diverrà molto più selettivo. Durante una crisi come quella odierna vengono riscritte le regole, solo le gallerie più solide e con idee chiare riescono a supere momenti di tale difficoltà. La speranza è che il sistema trovi sempre l’opportunità di dare spazio ed aiutare le gallerie piccole e medie che sono quelle che soffrono di più e che, soprattutto, sono le uniche che continuano a fare ricerca supportando i giovani artisti.
Il ridimensionamento di Pace è un episodio isolato o il segnale di una trasformazione strutturale del sistema dell’arte?
Penso che questo sia un cambiamento strutturale e possa anche essere salutare. Cercare la crescita ad ogni costo a mio parere non è sempre il modello vincente. In un settore come il nostro, rischia di portare ad un appiattimento generale nell’idea alla base dell’arte. La crescita costante può essere possibile solo se andiamo verso una vera e propria industrializzazione, portandola all’estremo non dovremmo più parlare di opere ma di prodotti. A questo punto un rallentamento potrebbe essere salutare se si tornasse ad un sistema in cui la qualità la fa da padrona.
Il modello della mega-galleria globale è ancora sostenibile?
Difficile. Penso che anche le gallerie di grandi dimensioni dovranno fare i conti con le difficoltà del presente e dovranno per forza di cose agire sull’unica cosa che possono controllare, ovvero i costi.
Le fiere internazionali restano indispensabili oppure sono diventate economicamente troppo pesanti?
Le fiere sono economicamente troppo pesanti. L’atteggiamento delle fiere nel momento di boom del mercato è stato davvero poco lungimirante. Hanno tirato la corda con processi di selezione a volte discutibili e politiche quasi mai rivolte al bene dei loro clienti. Le gallerie devono uscire dall’idea di doverci essere a tutti i costi e dovrebbero invece pensare a quale ritorno reale hanno a partecipare ad una determinata Fiera. Come la crescita ad oltranza non è sostenibile per le gallerie, non lo è nemmeno per le fiere. Sicuramente l’aumento delle edizioni di Art Basel in giro per il mondo è molto positivo per il fatturato di Art Basel, la domanda è quanto positivo sia per il fatturato dei suoi clienti, ovvero le gallerie.
Qual è oggi il vero punto debole del sistema: le gallerie, le fiere, i collezionisti o le istituzioni?
Trovare un punto debole in particolare è veramente difficile. Le cause sono sicuramente molteplici. Da una parte abbiamo avuto l’esasperazione della crescita a tutti i costi, come già detto in precedenza. Dall’altra combattiamo con un ricambio generazionale nel collezionismo che sta avendo molte problematiche e delle istituzioni che hanno poco budget per poter implementare progetti e poter acquisire opere.
I nuovi collezionisti cercano ancora prestigio e status oppure esperienze, relazioni e contenuti?
I nuovi collezionisti sono alla ricerca dell’esperienza. Questo sta succedendo in molti mercati e il nostro non si discosta da questa tendenza. La difficoltà sta nel riuscire a trasformare l’esperienza nella commercializzazione della stessa.
Quanto sta incidendo il passaggio generazionale della ricchezza sul mercato dell'arte?
Questo è uno dei punti principali. Da una parte si vede una difficoltà nel passaggio e dall’altra, ancor più grave, si vede la difficoltà nel generare nuova ricchezza.
Quale cambiamento dovrebbe avvenire subito per rendere il sistema più sostenibile?
Oltre alla riforme strutturali e fiscali, che per altro hanno cominciato ad essere implementate come ad esempio l’abbassamento dell’iva dal 22 al 5%, bisogna cambiare l’idea della crescita spinta ai massimi livelli e ritornare ad un sistema sostenibile basato sulla ricerca della qualità e della professionalità.
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