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Arte Fiera 2026

Courtesy Arte Fiera

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Il mercato dell’arte analizzato dai suoi protagonisti | Fabrizio Padovani

«La crisi accelera il cambiamento, ma il sistema dell'arte resterà più simile a oggi di quanto immaginiamo»

«Il Giornale dell'Arte» ha avviato un confronto con i direttori di alcune delle principali gallerie italiane per riflettere sui cambiamenti che stanno interessando il mercato. Al centro dell'indagine vi sono il tema del ridimensionamento delle strutture, la sostenibilità dei modelli di crescita che hanno caratterizzato gli ultimi decenni, l'evoluzione del ruolo delle fiere e le trasformazioni del collezionismo. Più che offrire risposte definitive, l'obiettivo è raccogliere prospettive ed esperienze diverse per comprendere come gli operatori interpretino una fase che potrebbe segnare una ridefinizione degli equilibri del sistema dell'arte.

Fabrizio Padovani, co-direttore di P420, Bologna

Secondo lei, cosa cambierà nel sistema dell’arte nei prossimi cinque anni? 
Premesso che la tendenza nei momenti di crisi è sempre quella di prevedere o invocare cambiamenti epocali del sistema e del modo stesso di fare e presentare arte, puntualmente disattesi dal ritorno alla normalità che per fortuna, come in tutte le crisi ad un certo punto accade, penso che le crisi accelerino comunque i normali processi di transizione obbligandoci ad immaginarci una nuova normalità due punto zero. Ammetto, non so come sarà il sistema dell’arte tra cinque anni, ma scommetto che sarà molto più simile a quello di oggi di quanto non pensiamo.

Il ridimensionamento di Pace è un episodio isolato o il segnale di una trasformazione strutturale del sistema dell’arte?
Si parla molto di crisi della galleria supermercato per un ritorno ad un contatto più diretto e ad una cura più personalizzata di ogni singolo appassionato collezionista. Questo penso che sia in buona parte vero dal momento che siamo tutti sempre più esigenti, più esigenti al ristorante, in albergo, e quindi penso anche quando vogliamo acquistare arte. Ci aspettiamo maggiori attenzioni, maggiori servizi e forse ad un prezzo minore. Di questo bisognerà tenere conto.

Il modello della mega-galleria globale è ancora sostenibile?
Ovviamente si, con le normali fluttuazioni del mercato. Attenzione, la versione per così dire «ridotta» di Pace mi risulta avere comunque circa 200 dipendenti in mezzo mondo, non esattamente una conduzione famigliare...

Le fiere internazionali restano indispensabili oppure sono diventate economicamente troppo pesanti?
Distinguiamo i due aspetti, l’importanza e il costo. Nonostante si stia diffondendo da tempo un sentimento di sospetto e diffidenza verso le fiere internazionali, non mi pare che ancora sia stata trovata un’alternativa neppure lontanamente paragonabile in efficacia. Dunque, per il momento - e credo ancora per un bel po’ - sono indispensabili e ancora di più per le gallerie delocalizzate come la nostra. Il tema del costo sicuramente va affrontato con lucidità da parte delle fiere stesse in quanto è scappato un po’ di mano e oggi affrontare una fiera è diventato costosissimo. I costi alti naturalmente si riversano dalle gallerie alle opere per cui ci si trova a offrire opere a prezzi più alti di quanto dovrebbero essere in un momento di contrazione del mercato e il cortocircuito è assicurato.

Qual è oggi il vero punto debole del sistema: le gallerie, le fiere, i collezionisti o le istituzioni? 
I momenti di crisi indeboliscono tutti ma le gallerie private rischiano di restare senza sedia quando finisce la musica. 

I nuovi collezionisti cercano ancora prestigio e status oppure esperienze, relazioni e contenuti? 
Ne ho già accennato sopra, si cerca molto l’esperienza privata, speciale, qualcosa di unico. 

Quanto sta incidendo il passaggio generazionale della ricchezza sul mercato dell’arte? 
È sempre avvenuto e genera continui e impercettibili spostamenti di gusto, ora come prima.

Quale cambiamento dovrebbe avvenire subito per rendere il sistema più sostenibile? 
È difficile avere la risposta, ma la mente mi va subito al tema dei costi. Meno costi del sistema arte, meno costose le opere, e tutti sarebbero più contenti. A scuola mi hanno insegnato che un modello è sostenibile quanto accontenta tutti.

 

Redazione, 08 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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