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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliFine della spinta speculativa: il mercato torna ai fondamentali
Il mercato globale dell’arte tra crescita e ricalibrazione
Il mercato globale dell’arte torna a crescere, ma lo fa senza slanci euforici. L'Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026, curato dall'economista Clare McAndrew, registra per il 2025 un incremento del 4%, con un valore complessivo di 59,6 miliardi di dollari. Il dato segna un’inversione rispetto ai due anni precedenti, ma resta inferiore ai livelli raggiunti nel 2022. La crescita appare distribuita in modo disomogeneo. Le aste pubbliche tornano a trainare il sistema con un aumento del 9%, mentre il segmento dei dealer cresce solo del 2%. Il mercato si muove lungo una linea di stabilizzazione, ancora condizionata da fattori macroeconomici: inflazione, dazi e instabilità geopolitica continuano a incidere sulle dinamiche di scambio.
Geografia concentrata e leadership statunitense
Gli Stati Uniti consolidano la loro posizione dominante, con il 44% delle vendite globali e un volume pari a 26 miliardi di dollari. Il Regno Unito mantiene il secondo posto con il 18%, mentre la Cina si attesta al 14%, sostenuta soprattutto dal mercato interno. Il dato più rilevante riguarda la concentrazione: Stati Uniti, Regno Unito e Cina rappresentano complessivamente il 76% del mercato globale. La Francia rafforza la propria posizione come primo mercato europeo continentale, raggiungendo l’8%.
Il ritorno dei capolavori
Il segmento di fascia alta torna a esercitare un ruolo decisivo. I risultati d’asta del 2025 sono stati sostenuti da una serie di vendite record, concentrate soprattutto su opere del primo e medio Novecento. Tra i casi emblematici, il Ritratto di Elisabeth Lederer di Gustav Klimt, venduto da Sotheby’s per 236 milioni di dollari, secondo prezzo più alto mai registrato all’asta. La dinamica è chiara: la domanda si concentra su opere museali, con provenienze solide e forte riconoscibilità. La fascia media resta invece più fragile, segnalando una polarizzazione crescente.
Riequilibrio: moderno e Old Masters in crescita
Il 2025 segna un cambiamento strutturale rispetto alla fase post-pandemica. Dopo anni dominati dall’ultra-contemporaneo, il mercato si sposta verso segmenti più consolidati. Le vendite dei galleristi specializzati in Maestri Antichi crescono del 9%, mentre quelle del moderno registrano un incremento dell’11%. Al contrario, il contemporaneo mostra segnali di stagnazione. Si afferma una logica di riduzione del rischio. Il collezionismo privilegia opere storicizzate, considerate più stabili nel lungo periodo, ridimensionando l’interesse per artisti emergenti e pratiche speculative.
Il ridimensionamento dell’online
Le vendite online, che avevano raggiunto il loro picco durante la pandemia, registrano un calo significativo, attestandosi a 9,2 miliardi di dollari. La quota sul totale scende al 15%, lontana dal 25% del 2020. Il digitale mantiene un ruolo operativo nelle fasce di prezzo medio-basse e nell’acquisizione di nuovi collezionisti, mentre le opere di maggiore valore tornano a essere scambiate attraverso canali tradizionali, in particolare le aste dal vivo.
Il ritorno delle fiere
Le fiere d’arte rafforzano la propria centralità. Nel 2025 arrivano a rappresentare il 35% del fatturato delle gallerie, il livello più alto dal 2022. Il dato segnala una rinnovata funzione delle fiere come piattaforme di vendita e relazione. I galleristi di medie dimensioni risultano i principali beneficiari di questa dinamica, mentre le mega-gallerie registrano una leggera contrazione nella quota di vendite in fiera.
Parità di genere: progressi e limiti
Sul piano della rappresentanza, il rapporto evidenzia un avanzamento significativo. Le artiste raggiungono il 45% nei programmi delle gallerie del mercato primario e il 37% del valore delle vendite complessive. Il miglioramento è evidente, ma la distribuzione del valore resta ancora squilibrata, con una distanza persistente rispetto agli artisti uomini nelle fasce di prezzo più elevate.
Un mercato più selettivo
Il quadro complessivo restituisce un mercato meno espansivo e più disciplinato. La crescita è sostenuta da pochi segmenti forti, mentre il resto del sistema mostra segnali di rallentamento. La fase attuale non è di contrazione, ma di ricalibrazione. Il capitale si concentra su opere di alta qualità, su artisti storicizzati e su contesti di vendita consolidati. In questo scenario, il mercato sembra abbandonare la volatilità recente per tornare a una logica più strutturata, fondata su selezione, scarsità e solidità.
Ginevra Borromeo
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