Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image
Image

Finalmente una Biennale che non farà annoiare. I 10 fronti aperti tra crisi, dimissioni, nuovi ingressi e cambi di sistema

L’aria è caldissima in Laguna. Martedì il via alle danze per gli operatori di settore. Da lunedì i professionisti sciameranno tra calli e campielli. Questa 61ª Biennale di Venezia si preannuncia come la più attesa e parlata di sempre: caos a tutti i livelli, tensioni geopolitiche, dimissioni della giuria e revisione del sistema dei premi convivono con nuove partecipazioni nazionali e l’ingresso di nuovi attori globali. 

Ginevra Borromeo

Leggi i suoi articoli

Dalla Russia al Sudafrica, dal caso Israele fino al nuovo padiglione del Qatar, ecco una mappa dei principali dossier.

1. Il ritorno della Russia
La riammissione della Russia segna una discontinuità rispetto alle scelte adottate nel 2022. La Biennale difende la decisione come affermazione di autonomia culturale.
La reazione internazionale è immediata: proteste diffuse, migliaia di firme e il ritiro di fondi europei.
Il padiglione resta formalmente presente ma con limitazioni operative. La questione centrale riguarda la funzione simbolica della partecipazione, più che la sua effettiva visibilità.

2. Il caso Israele
Le richieste di esclusione si moltiplicano attraverso lettere firmate da artisti e curatori coinvolti nella Biennale.
La decisione della giuria di escludere dai premi i paesi sotto indagine della Corte penale internazionale introduce un criterio giuridico nella valutazione artistica.
Israele contesta la misura, denunciando una discriminazione su base nazionale. Il padiglione resta attivo, ma sotto pressione politica e mediatica.

3. Le dimissioni della giuria
Il 30 aprile la giuria si dimette integralmente. La scelta segue la presa di posizione sui criteri etici per l’assegnazione dei premi.
L’uscita dei giurati evidenzia una frattura tra governance istituzionale e funzione critica.
La Biennale prende atto e ridefinisce il sistema di valutazione.

4. I premi affidati al pubblico
I Leoni non saranno più assegnati da una giuria internazionale. Il voto viene trasferito ai visitatori e la proclamazione spostata al 22 novembre.
Il cambiamento modifica il ruolo del pubblico, trasformandolo da spettatore a soggetto attivo.
Il passaggio apre interrogativi sulla qualità del giudizio e sul posizionamento internazionale della manifestazione.

5. Il caso Sudafrica: padiglione chiuso
Il padiglione sudafricano resta vuoto dopo la cancellazione della mostra di Gabrielle Goliath.
Il ministro della cultura contesta il contenuto dell’opera, legato a un omaggio alla poetessa palestinese Hiba Abu Nada.
La vicenda evidenzia il rapporto diretto tra decisione politica e rappresentanza artistica.
L’artista riallestisce il progetto in forma indipendente a Venezia, spostando il lavoro fuori dal perimetro istituzionale.

6. Nuove partecipazioni nazionali
La Biennale amplia il proprio perimetro geografico con l’ingresso di nuovi paesi: El Salvador, Ecuador, Marocco, Somalia, Sierra Leone, Vietnam, Nauru e Guinea.
Queste presenze segnano un’espansione del sistema verso aree meno rappresentate.
L’allargamento aumenta la complessità geopolitica della manifestazione e rafforza la sua dimensione globale.

7. Il Qatar e il nuovo padiglione
Il Qatar avvia la realizzazione del proprio padiglione ai Giardini, primo nuovo ingresso permanente da oltre trent’anni.
L’operazione ha un valore strategico quello di consolidare la presenza culturale del paese nel sistema internazionale dell’arte.
Il progetto si inserisce in una politica più ampia di investimento culturale e ridefinizione del soft power.

8. Il caso Australia
L’artista Khaled Sabsabi viene reintegrato dopo una precedente esclusione legata a pressioni politiche.
La vicenda evidenzia la fragilità dei processi di selezione nazionali e il peso delle dinamiche interne.
Il sostegno della comunità artistica internazionale ha avuto un ruolo determinante nella revisione della decisione.

9. Il padiglione Stati Uniti
La selezione dell’artista (poco conosciuto) avviene in ritardo, segnalando tensioni nel processo curatoriale e istituzionale.
Il caso riflette un contesto più ampio di polarizzazione politica interna che incide anche sulla rappresentanza culturale.

10. Il caso Germania
La morte di Henrike Naumann interrompe il progetto del padiglione tedesco.
Il lavoro viene portato avanti dal team di studio, trasformando la partecipazione in un processo collettivo.

Ginevra Borromeo, 01 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Il ritorno dei capolavori: provenienze museali e prezzi record a New York. Le aste primaverili concentrano alcuni dei lotti più rilevanti degli ultimi anni, con stime fino a 100 milioni di dollari. Rothko, Pollock, Brâncuși, Twombly e Lichtenstein delineano una mappa precisa del mercato: qualità museale, provenienze forti e scarsità guidano la fascia alta. 

Da LONGARI arte MILANO, la mostra presenta opere contemporanee e lavori storici in dialogo diretto. Bronzi e dipinti dell’artista brasiliana si confrontano con pezzi dal Medioevo alla Cina imperiale, in un allestimento centrato su corpo, gesto e relazione tra le opere

Tra Milano, Parigi e Londra, Mattia Pozzoni ridefinisce il ruolo dell’art advisor come figura di orientamento, capace di costruire relazioni, contesti e strategie. In un mercato polarizzato e sempre più finanziarizzato, l’advisory si configura come pratica trasversale che connette collezionismo, progettualità e nuovi modelli fieristici. Al centro, una domanda: come trasformare un pubblico potenziale in sistema attivo.

Il 20 aprile alle ore 7:00, Piazza Duomo a Milano diventa il teatro di un’azione pubblica ideata da Maurizio Cattelan e Nicolas Ballario: una colazione collettiva, aperta a tutti, che inaugura la Design Week 2026. Il dispositivo è semplice: portare un oggetto buffo e metterlo in circolazione attraverso il baratto. Con il supporto di Lavazza, l’evento trasforma il consumo quotidiano in gesto relazionale, attivando una riflessione sul valore, sulla partecipazione e sulla costruzione di comunità temporanee.

Finalmente una Biennale che non farà annoiare. I 10 fronti aperti tra crisi, dimissioni, nuovi ingressi e cambi di sistema | Ginevra Borromeo

Finalmente una Biennale che non farà annoiare. I 10 fronti aperti tra crisi, dimissioni, nuovi ingressi e cambi di sistema | Ginevra Borromeo