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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliLe aste di maggio a New York tornano a operare come barometro del segmento più alto del mercato. Dopo una fase segnata da cautela e contrazione dei volumi, la stagione primaverile torna a concentrare un nucleo di opere con stime tra i 60 e i 100 milioni di dollari. Il dato rilevante è soprattutto la natura dei lotti: provenienze istituzionali, qualità museale e una disponibilità sempre più limitata di capolavori storicizzati.
Al centro della stagione si colloca un gruppo di opere che attraversa il Novecento americano ed europeo, definendo una gerarchia consolidata. Mark Rothko domina con due dipinti che agiscono su piani diversi ma convergenti. Brown and Blacks in Reds (1957), in asta da Sotheby’s con una stima fino a 100 milioni di dollari, rappresenta il periodo maturo dell’artista, con una provenienza legata alla Seagram Collection e una traiettoria di mercato esemplare: acquistato nel 2003 per 6,7 milioni, oggi punta a una rivalutazione superiore di oltre quindici volte. L’altro Rothko, No. 15 (1964), proveniente dalla collezione di Agnes Gund e stimato intorno agli 80 milioni da Christie’s, introduce un elemento ulteriore: il legame diretto tra artista e collezionista, fattore che rafforza la tenuta del valore.
Sempre dalla collezione Gund proviene il Cy Twombly senza titolo del 1961, stimato 60 milioni di dollari. È un lavoro romano, inserito in uno dei momenti più intensi della produzione dell’artista, con riferimenti diretti a opere oggi in istituzioni come la Menil Collection o l’Art Institute of Chicago. La provenienza e la collocazione storica trasformano il dipinto in un lotto di riferimento per il segmento dell’arte postbellica.
Roy Lichtenstein, con Anxious Girl (1964), sempre a 60 milioni, introduce una dinamica diversa. Qui il valore si costruisce sull’intersezione tra riconoscibilità iconica e provenienza. Il passaggio nella collezione di Holly Solomon, figura centrale per il mercato newyorkese, e la prossima retrospettiva al Whitney Museum rafforzano il posizionamento dell’opera, che sintetizza l’immaginario pop e la sua traducibilità economica.
Il vertice simbolico della stagione è condiviso da tre lotti stimati a 100 milioni di dollari. Jackson Pollock con Number 7A (1948) rappresenta uno dei rari drip paintings di grande formato ancora in mani private. La sua storia espositiva, limitata e concentrata, e il passaggio attraverso collezioni chiave del dopoguerra ne fanno un banco di prova per la domanda internazionale sul primo espressionismo astratto. Constantin Brâncuși, con Danaïde (circa 1913), introduce il versante scultoreo. L’opera, già record nel 2002, torna sul mercato con una stima più che quintuplicata. Qui il nodo è duplice: da un lato la rarità delle sculture storiche disponibili, dall’altro la difficoltà del segmento a superare i record fissati da Giacometti nel 2015. Il risultato dirà molto sulla capacità del mercato di sostenere prezzi estremi anche al di fuori della pittura.
Ginevra Borromeo
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Dal 18 settembre l’Antiquarium nelle Scuderie di Villa Albani Torlonia amplia i propri spazi e porta a 44 le opere esposte. A inaugurare il nuovo ambiente è «Marmora Romana», mostra curata da Carlo Gasparri e dedicata alla varietà dei marmi policromi utilizzati nel mondo romano e alla memoria dello studioso Raniero Gnoli. Venti sculture della Collezione Torlonia si aggiungono al percorso, quindici delle quali recentemente restaurate: fra queste la monumentale Tazza Torlonia, o Tazza Medici, realizzata in una rara breccia verde proveniente dallo Wadi Hammamat in Egitto. Un percorso che attraverso la materia ricostruisce anche la geografia economica e culturale dell’Impero romano.
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