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Inti Ligabue

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La Collezione Ligabue diventa istituzione: apre il Palazzo delle Arti e delle Culture: una collezione enciclopedica come hub culturale sul Canal Grande

A dieci anni dalla fondazione, la Fondazione Giancarlo Ligabue apre sul Canal Grande il Palazzo delle Arti e delle Culture, trasformando la propria collezione in un percorso permanente. “Collecto” attraversa paleontologia, archeologia e arte fino al contemporaneo, mentre una residenza con Marta Spagnoli introduce una dimensione produttiva. Un’operazione che ridefinisce il ruolo delle collezioni private nel sistema veneziano.

Ginevra Borromeo

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A Venezia, nel pieno del caos e della pressione generata dalla Biennale, la Fondazione Giancarlo Ligabue apre al pubblico la propria sede storica sul Canal Grande trasformandola nel Palazzo delle Arti e delle Culture. L’operazione segna un passaggio di scala: da centro di studi e attività espositiva a infrastruttura culturale stabile, con una collezione resa permanente e un programma che integra ricerca, divulgazione e produzione artistica. Il progetto si articola attorno a “Collecto”, percorso costruito su oltre 400 opere e reperti che attraversano un arco temporale che va dalla formazione del pianeta alla contemporaneità. La struttura non segue una logica cronologica, ma tematica. Origini, scrittura, potere, divinità, bellezza: nuclei che mettono in relazione oggetti distanti per contesto e funzione, restituendo una lettura trasversale delle culture.

La collezione tiene insieme ambiti che raramente convivono in modo organico nello spazio espositivo. Paleontologia e archeologia dialogano con arte antica e contemporanea, superando la segmentazione disciplinare che caratterizza la maggior parte delle istituzioni museali. Il meteorite Seymchan, datato 4,5 miliardi di anni, introduce una dimensione cosmologica che anticipa la presenza dei primi manufatti umani, dalle asce in quarzite alle testimonianze della nascita della scrittura in Mesopotamia.

La sezione dedicata alle civiltà antiche si struttura come un archivio materiale delle prime forme simboliche: tavolette cuneiformi, sigilli, sculture e bassorilievi definiscono una genealogia della rappresentazione. A questa si affianca un nucleo rilevante di antichità classiche, dove oggetti ceramici, armi e manufatti dialogano con immagini contemporanee, come le fotografie di Mimmo Jodice, introducendo un primo scarto interpretativo. L’impianto curatoriale insiste sulla continuità delle forme. Le figure archetipiche – maternità, divinità, corpo – attraversano culture diverse, dalle Veneri preistoriche alle sculture cicladiche, fino alla cosiddetta “Venere Ligabue” della civiltà dell’Oxus. La collezione precolombiana e quella oceanica ampliano ulteriormente il campo, con opere che mantengono una forte valenza rituale e simbolica.

La componente occidentale si concentra sulla tradizione figurativa, con dipinti e disegni che rileggono i temi della nascita e della bellezza. Le opere di Ambrogio Lorenzetti, Piazzetta e Tiepolo sono inserite in un contesto che ne ridimensiona la centralità storica per trasformarle in nodi di una rete più ampia. Anche Leonardo è presente non come vertice, ma come elemento di un sistema di immagini. L’apertura al contemporaneo non è residuale. Le opere di Nico Vascellari, Arcangelo Sassolino, Giorgio Andreotta Calò e Vera Lutter introducono una dimensione materiale e concettuale che riattiva i temi della collezione. Il lavoro di Sassolino, con la sua tensione fisica e il rischio implicito, si inserisce nella riflessione sulla precarietà e sulla trasformazione della materia. Le fotografie di Lutter e Struth spostano l’asse verso una visione antropologica del paesaggio e del rito.

Parallelamente alla mostra permanente, la Fondazione attiva una residenza d’artista con Marta Spagnoli, in collaborazione con Galleria Continua. L’intervento non è accessorio, ma funzionale al dispositivo complessivo. Spagnoli lavora su una tela monumentale e su una serie di opere che assorbono i codici visivi della collezione, in particolare quelli mesopotamici, traducendoli in un linguaggio stratificato fatto di sovrapposizioni, cancellazioni e riemersioni. Il processo pittorico diventa un’estensione della logica curatoriale: accumulo, trasformazione, memoria. Dal punto di vista istituzionale, l’apertura del Palazzo delle Arti e delle Culture consolida il posizionamento della Fondazione nel contesto veneziano e internazionale. Negli ultimi anni, l’attività si è sviluppata attraverso mostre temporanee e collaborazioni con istituzioni come il Quai Branly, il British Museum e l’Ashmolean. La scelta di stabilizzare la collezione in uno spazio permanente introduce una dimensione di continuità che rafforza il ruolo della Fondazione come attore strutturale. Il Palazzo delle Arti e delle Culture si propone sia come luogo di produzione e trasmissione di conoscenza che come piattaforma di relazione tra discipline, geografie e temporalità diverse.

Ginevra Borromeo, 02 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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