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Il dipinto "Yashoda e Krishna" (1890) di Raja Ravi Varma è ora il quadro indiano più costoso mai venduto all'asta. Per gentile concessione di Saffronart

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Il dipinto "Yashoda e Krishna" (1890) di Raja Ravi Varma è ora il quadro indiano più costoso mai venduto all'asta. Per gentile concessione di Saffronart

Storico record d'asta per l'arte indiana. Il dipinto di Raja Ravi Varma è stato venduto per 17,9 milioni di dollari (al mega collezionista Cyrus Poonawalla)

A Mumbai, Raja Ravi Varma raggiunge 17,9 milioni di dollari da Saffronart, stabilendo un nuovo record per la pittura indiana. L’acquisto da parte di Cyrus Poonawalla segnala la maturazione del collezionismo locale e una ridefinizione degli equilibri tra mercato domestico e circolazione globale.

Ginevra Borromeo

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La vendita di Yashoda e Krishna di Raja Ravi Varma per 17,9 milioni di dollari da Saffronart a Mumbai segna un passaggio strutturale nel mercato dell’arte dell’Asia meridionale. Il dato più rilevante riguarda il profilo dell’acquirente. Cyrus Poonawalla, figura centrale dell’industria farmaceutica globale, consolida una tendenza ormai evidente: la crescita di un collezionismo domestico capace di competere su scala internazionale. Il mercato indiano non dipende più esclusivamente dalla domanda estera.

Il quadro venduto appartiene a una categoria storicamente marginalizzata nelle dinamiche speculative: la pittura del XIX secolo e, in particolare, quella legata a soggetti mitologici. Ravi Varma, figura chiave nella costruzione dell’arte moderna indiana, ha sempre occupato una posizione ambivalente. Centrale sul piano storico, meno performante sul piano del mercato rispetto ai modernisti del dopoguerra. La vendita altera questo equilibrio. Superando il precedente record detenuto da Maqbool Fida Husain, la tela introduce un nuovo paradigma: la rivalutazione delle radici iconografiche e culturali come asset di mercato. La mitologia, a lungo considerata ambito conservatore, entra nel circuito del valore alto.

Il contesto normativo rafforza questa dinamica. Le opere di Ravi Varma sono classificate come “tesoro nazionale”, con vincoli severi all’esportazione. Questo limite, tradizionalmente percepito come ostacolo alla crescita dei prezzi, si trasforma in fattore di concentrazione: il mercato si sviluppa all’interno del paese, alimentato da capitali locali. La stagione d’aste conferma il trend. Tra Mumbai e New York, vendite consistenti per artisti come Tyeb Mehta e Ganesh Pyne indicano un mercato in espansione, sostenuto dall’aumento della ricchezza privata e da una nuova generazione di collezionisti. Il punto critico riguarda la struttura del mercato. La crescita è selettiva: si concentra su artisti canonizzati e su opere di alta qualità, mentre le fasce intermedie restano più instabili. È una dinamica analoga a quella osservata a livello globale, ma con una specificità: in India, il rafforzamento del segmento alto coincide con una ridefinizione identitaria.

 

Ginevra Borromeo, 07 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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