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PASQUALE RUOCCO
A Nagapattinam, nell'India meridionale, gli archeologi hanno riportato alla luce due sculture in bronzo raffiguranti Shiva Nataraja, il dio della danza cosmica, e la sua consorte Sivakami. Rinvenute a un metro di profondità con i rispettivi piedistalli, le opere sono attribuite al XII secolo, durante il dominio della dinastia Chola, protagonista di una delle più importanti tradizioni dell'arte indiana medievale. Rimane da chiarire perché le statue furono sepolte. La scoperta offre nuove prospettive sulla storia religiosa, artistica e commerciale dell'antico porto affacciato sul Golfo del Bengala.
Scoperto il 23 luglio nel sito archeologico di Shinpukuji, a Saitama, un raffinato ornamento auricolare della fase finale del periodo Jōmon, risalente a circa 2.900 anni fa. Realizzato in argilla, misura otto centimetri di diametro e presenta motivi a spirale traforati, con elementi spessi appena un millimetro e tracce di pigmento rosso. Le analogie con reperti provenienti da altre regioni del Giappone aprono nuove prospettive sulla circolazione dei modelli ornamentali nella preistoria. Il 14 novembre la prima presentazione pubblica.
Un flauto d'osso di circa 2.800 anni fa è il primo strumento musicale identificato a Troia in oltre 160 anni di ricerche archeologiche. Il reperto, rinvenuto in un deposito di età arcaica durante gli scavi del 2026, conserva parte della sua struttura originaria e offre una rara testimonianza materiale delle pratiche musicali dell'antica città. Gli archeologi hanno scoperto anche una testa di idolo antropomorfo risalente a 4.500 anni fa, recuperata presso una porta dell'insediamento di Troia II. Due reperti di epoche differenti che ampliano la conoscenza della cultura artistica e simbolica del sito, celebre soprattutto per la guerra narrata da Omero.
Durante un'immersione addestrativa nelle acque di Punta Chiappa, a Camogli, i Carabinieri Subacquei hanno individuato un'anfora romana a oltre quaranta metri di profondità. Le successive indagini della Soprintendenza hanno documentato nove esemplari, in gran parte inglobati nelle concrezioni del fondale, che potrebbero appartenere al carico di un'imbarcazione naufragata. Il sito coincide con quello segnalato nel 1959 dal pioniere della subacquea Duilio Marcante e successivamente studiato nell'ambito delle ricerche di Nino Lamboglia. Due reperti sono stati recuperati per ragioni di tutela.
La Fondazione Sant'Elia di Palermo inaugura una nuova stagione sotto la presidenza di Eduardo De Filippis e la direzione della sovrintendente Patrizia Monterosso. L'obiettivo è trasformare Palazzo Sant'Elia e il Loggiato di San Bartolomeo in un centro di produzione culturale, ricerca e scambi internazionali, con particolare attenzione al Mediterraneo. Primo appuntamento, dal 14 novembre, «Ora d'oro. Percezioni variabili», una mostra curata da Cesare Biasini Selvaggi, Gianluca Collica e Patrizia Monterosso, con opere di Mirosław Bałka, Jonas Burgert, Martin Eder, Silvia Giambrone, Ilya ed Emilia Kabakov, Shirin Neshat, Alfredo Pirri, Anselm Reyle e Thomas Schütte.
Un anello di bronzo con quattro ganci accuratamente lavorati è stato rinvenuto nel pronao di un tempio trace presso Vasil Levski, nella Bulgaria meridionale. L'oggetto, risalente a un contesto archeologico del VI-V secolo a.C., potrebbe essere stato utilizzato per sostenere lampade oppure come attrezzatura da pesca, ma la sua funzione rimane sconosciuta. La scoperta è avvenuta durante gli scavi diretti da Kostadin Kisyov, del Museo Archeologico Regionale di Plovdiv, in un insediamento fortificato di oltre tre ettari, identificato dagli studiosi come possibile primo centro politico del Regno degli Odrisi.
Dai 934 denari romani scoperti vicino a Colonia al più grande deposito di monete vichinghe rinvenuto in Finlandia, fino agli ornamenti d'oro dell'età del Bronzo emersi in Inghilterra: il 2026 conferma il ruolo crescente dei cercatori con metal detector nella ricerca archeologica europea. In Gran Bretagna, il 94% dei reperti registrati nel 2024 dal Portable Antiquities Scheme proviene da questa attività. Ma dietro ogni scoperta si apre una questione decisiva: come trasformare il ritrovamento di un oggetto in conoscenza scientifica, senza comprometterne il contesto archeologico.
Tre rari ornamenti d'oro dell'Età del Bronzo sono stati individuati da due appassionati di metal detecting a Blackford, nei pressi di Carlisle, nel nord dell'Inghilterra. I manufatti, destinati alla parte superiore del braccio e probabilmente appartenuti a individui di rango elevato, potrebbero essere stati deposti intenzionalmente nel terreno. La scoperta rafforza le ipotesi sugli antichi collegamenti tra la Cumbria e l'Irlanda, mentre il progetto di una sottostazione elettrica nell'area solleva interrogativi sulla tutela del sito.
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A Tiversky Gorodok, un insediamento fortificato medievale nella regione russa di Leningrado, gli archeologi hanno riportato alla luce un tesoro di oltre due chilogrammi d'argento, composto da gioielli, medaglioni, ornamenti e monete. Tra i reperti spiccano due rarissimi bratteati svedesi dell'XI-XII secolo, che raddoppiano il numero degli esemplari finora conosciuti, e un dirham arabo del X secolo. Il deposito, probabilmente nascosto tra la seconda metà del XII e il XIII secolo, offre nuove testimonianze degli scambi commerciali e culturali tra Scandinavia, Carelia e Rus' medievale, tra simboli cristiani e possibili riferimenti alla mitologia norrena.
Rinvenuto casualmente nel 2019 nella steppa dell'Uybat, nella Siberia meridionale, uno scudo circolare in ferro di circa 65 centimetri di diametro è stato analizzato da Alexander Poselyanin e Oleg Mitko in uno studio pubblicato nel 2026. Composto da quattordici piastre rivettate, il manufatto presenta caratteristiche riconducibili alle officine del Vicino Oriente ed è confrontabile con un solo altro esemplare noto, scoperto nella regione del lago d'Aral. La sua presenza in Siberia documenta l'ampiezza delle connessioni militari e culturali durante l'epoca mongola.
Dai paesaggi di Casarsa ai ritratti degli amici, dall'insegnamento di Roberto Longhi alla laguna di Grado: all'Antica Grancia di Serre di Rapolano, in provincia di Siena, una mostra ricostruisce la ricerca pittorica di Pier Paolo Pasolini e il suo rapporto con il mondo rurale. «Pasolini. Pitture, Paesaggi, Persone», a cura di Daniela Ferrari e Riccardo Maria Balzarotti, riunisce dipinti, disegni, libri, fotografie e materiali audiovisivi, restituendo la continuità tra l'attività figurativa e la riflessione dell'intellettuale sulle trasformazioni della società italiana.
A Castelfidardo Arianna Pace coinvolge 32 persone di EMC FIME in un’opera site-specific nata tra argilla, respiro e suoni della produzione
Le Mura urbiche di Lecce diventano per tre giorni superficie di proiezione, spazio espositivo e palcoscenico. Dal 2 al 4 ottobre la terza edizione di «STATO DELL’ARTE Festival», intitolata «Pietra e Stelle – La Luce Ritrovata», mette in relazione il complesso monumentale con arte, musica e tecnologie digitali. Tra i progetti, un cielo astronomicamente calcolato in tempo reale proiettato sulla pietra, una performance costruita con quattro fasci laser, la mostra «Cieli Intuiti» e una riflessione sulla tutela del paesaggio notturno.
Nella necropoli meotica di Vinogradny 1, nel Caucaso occidentale, gli archeologi hanno riesaminato una sepoltura del I secolo a.C. appartenuta a un giovane guerriero a cavallo. Accanto alle armi e allo scheletro dell’animale sono emersi un kantharos inciso con un pentagramma e uno statere d’oro collocato sotto la mandibola del defunto, interpretato come possibile «obolo di Caronte». La tomba occupava una posizione privilegiata all’interno di un’area rituale dove è stata rinvenuta una seconda moneta d’oro.
Nell’oasi di Dakhla una missione archeologica egiziana ha scoperto una tomba di epoca romana sormontata da una struttura piramidale in mattoni di fango. Al suo interno convivono geroglifici e formule funerarie egizie, una rara rappresentazione della settima ora dell’Amduat, un’elegia di 19 versi in greco antico e una moneta con l’effigie dell’imperatore Costantino. Più che la forma del monumento, è la sovrapposizione di culture a rendere eccezionale il ritrovamento: quasi 1.700 anni fa, nell’Egitto romano, identità egizia, greca e romana potevano abitare la stessa tomba.
L’artista dona al Museo e Real Bosco di Capodimonte quattro opere, tra cui una versione «cancellata» di «’O sole mio», due installazioni del 2025 e lo storico «Telex C91» del 1973. L’annuncio durante la presentazione del catalogo Treccani di «Canto Napoli», la mostra dedicata alla canzone napoletana attraverso il linguaggio di Isgrò, aperta fino al 29 settembre. Il direttore Eike Schmidt pensa intanto a rendere gli spazi del secondo piano una presenza stabile per il contemporaneo.















