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Russia, scoperto un tesoro medievale di oltre due chili d'argento: due monete sono rarissime

A Tiversky Gorodok, un insediamento fortificato medievale nella regione russa di Leningrado, gli archeologi hanno riportato alla luce un tesoro di oltre due chilogrammi d'argento, composto da gioielli, medaglioni, ornamenti e monete. Tra i reperti spiccano due rarissimi bratteati svedesi dell'XI-XII secolo, che raddoppiano il numero degli esemplari finora conosciuti, e un dirham arabo del X secolo. Il deposito, probabilmente nascosto tra la seconda metà del XII e il XIII secolo, offre nuove testimonianze degli scambi commerciali e culturali tra Scandinavia, Carelia e Rus' medievale, tra simboli cristiani e possibili riferimenti alla mitologia norrena.

Pasquale Ruocco

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Oltre due chilogrammi d'argento, gioielli finemente lavorati, medaglioni, catene, ornamenti personali e alcune monete di eccezionale rarità. È il contenuto di un tesoro medievale scoperto a Tiversky Gorodok, un antico insediamento fortificato nella regione di Leningrado, nella Russia nord-occidentale. Un ritrovamento che permette di ricostruire parte delle complesse relazioni commerciali e culturali tra le comunità careliane, il mondo scandinavo e i territori della Rus' durante il Medioevo.

A rendere particolarmente importante la scoperta è la presenza di due bratteati svedesi di tipo Uppsala, sottili monete d'argento coniate su un solo lato, databili tra la fine dell'XI e la prima metà del XII secolo. Prima del ritrovamento erano conosciuti soltanto due esemplari di questa specifica tipologia, entrambi conservati a Uppsala, in Svezia. Le monete recuperate dagli archeologi russi portano quindi a quattro il numero complessivo degli esemplari noti, raddoppiando in un solo scavo il corpus numismatico disponibile per lo studio. La scoperta è avvenuta durante le indagini condotte da specialisti del Museo di Antropologia ed Etnografia dell'Accademia Russa delle Scienze, conosciuto anche come Kunstkamera, in collaborazione con il centro di ricerca Archeologia Attuale di San Pietroburgo. Gli scavi erano stati avviati per esaminare alcune porzioni del sito archeologico che avevano subito danneggiamenti, quando gli archeologi si sono imbattuti nel deposito di oggetti preziosi.

Secondo Stanislav Belsky, ricercatore senior del Museo di Antropologia ed Etnografia, i due bratteati costituiscono uno degli elementi più significativi dell'intero ritrovamento. La loro estrema rarità rende infatti possibile ampliare in modo sostanziale le conoscenze su una produzione monetale ancora scarsamente documentata. Accanto alle monete svedesi è stato individuato anche un dirham arabo, la cui coniazione è stata provvisoriamente collocata tra il 907 e il 912 d.C. L'identificazione rimane preliminare, poiché i numismatici hanno potuto esaminare il reperto soltanto attraverso fotografie. La presenza di una moneta islamica dei primi decenni del X secolo, accanto a esemplari scandinavi più recenti, testimonia comunque la varietà cronologica e geografica dei materiali accumulati nel deposito.

Le monete rappresentano soltanto una piccola parte del tesoro. Gli archeologi hanno recuperato numerosi medaglioni circolari decorati a granulazione e filigrana, un grande anello d'argento ornato, pendenti a forma di moneta, sottili catenelle metalliche, un anello e una fibbia a ferro di cavallo. Tra gli oggetti figurano inoltre elementi di un copricapo di tradizione careliana e una fascia per capelli in cuoio. La qualità della lavorazione suggerisce che diversi manufatti non siano stati prodotti direttamente a Tiversky Gorodok, ma siano giunti nell'insediamento attraverso reti di circolazione che coinvolgevano la Scandinavia e i territori della Rus' medievale. La combinazione di tecniche decorative, tipologie di gioielli e materiali di diversa provenienza costituisce uno degli aspetti più interessanti del ritrovamento.

Gli studiosi collocano provvisoriamente l'occultamento del tesoro tra la seconda metà del XII e il XIII secolo, mentre alcuni degli oggetti che lo compongono risultano sensibilmente più antichi. Una distanza cronologica che potrebbe indicare l'accumulo di beni preziosi nel corso di più generazioni, attraverso scambi, acquisizioni e trasmissioni familiari, prima della loro deposizione definitiva. Non è ancora possibile stabilire chi fosse il proprietario del tesoro né quali circostanze abbiano determinato la decisione di nasconderlo. L'argento poteva rappresentare una riserva di ricchezza, un patrimonio familiare oppure un insieme di oggetti accumulati per ragioni economiche e sociali. Senza ulteriori elementi archeologici, tuttavia, sarebbe prematuro collegare il deposito a un episodio specifico di conflitto o instabilità. Un altro reperto potrebbe contribuire a chiarire il contesto culturale nel quale questi oggetti circolavano. Si tratta di un medaglione d'argento decorato con due uccelli disposti ai lati di un elemento centrale. Secondo una delle interpretazioni attualmente allo studio, gli animali potrebbero rappresentare Huginn e Muninn, i due corvi associati al dio norreno Odino, mentre l'oggetto posto tra loro potrebbe richiamare Gungnir, la lancia della divinità.

L'ipotesi iconografica deve ancora essere verificata, ma risulta particolarmente interessante per la presenza, nello stesso deposito, di manufatti caratterizzati da una simbologia apparentemente cristiana. Se l'identificazione dei corvi fosse confermata, il tesoro documenterebbe la compresenza di riferimenti appartenenti a tradizioni religiose differenti, in una regione attraversata da processi di trasformazione culturale e religiosa. Non sarebbe necessariamente una contraddizione. Nel mondo baltico medievale, oggetti e motivi decorativi potevano continuare a circolare anche quando i contesti religiosi e sociali nei quali erano stati prodotti subivano profonde trasformazioni. Un gioiello poteva conservare il proprio valore economico o simbolico indipendentemente dall'originario significato delle immagini che lo decoravano. Il contesto geografico aiuta a comprendere la varietà dei materiali rinvenuti. Tiversky Gorodok si trova nel distretto di Priozersky, nei pressi del sistema fluviale di Vuoksa, in un territorio storicamente collegato al lago Ladoga e alle rotte che conducevano verso il Mar Baltico e l'entroterra orientale. Durante il Medioevo, questa regione costituiva un'importante area di contatto tra le popolazioni careliane, Novgorod e le comunità scandinave. I corsi d'acqua rappresentavano infrastrutture fondamentali per la mobilità delle persone e delle merci, favorendo la circolazione di metalli preziosi, monete, manufatti e modelli artistici su distanze considerevoli.

L'insediamento non deve quindi essere immaginato come un avamposto isolato ai margini del mondo medievale, ma come parte di un sistema di relazioni che collegava territori culturalmente differenti. La presenza di una moneta araba del X secolo, di rarissimi bratteati svedesi e di ornamenti riconducibili a tradizioni careliane e scandinave rende particolarmente evidente questa dimensione. Il sito è oggetto di interesse archeologico da oltre un secolo. Già nel 1890 era stato scoperto a Tiversky Gorodok un altro deposito d'argento, comprendente ornamenti, una catena, lingotti e monete orientali. Il nuovo ritrovamento si inserisce dunque in una storia di ricerche che ha progressivamente messo in luce l'importanza dell'insediamento nelle reti economiche e culturali del Medioevo baltico. Secondo i ricercatori coinvolti nelle indagini, il tesoro recentemente scoperto si distingue per la ricchezza e la composizione del corredo, con caratteristiche che lo rendono particolarmente significativo nel panorama dei ritrovamenti analoghi della Russia nord-occidentale. La sua importanza non dipende soltanto dal peso dell'argento o dalla rarità delle monete. L'associazione tra oggetti di provenienza diversa permette infatti di osservare come materiali prodotti in contesti geografici e cronologici lontani potessero confluire in un unico patrimonio, mantenendo il proprio valore per periodi anche molto lunghi.

 

Pasquale Ruocco, 15 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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