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Pasquale Ruocco
Leggi i suoi articoliUn cielo stellato tridimensionale, calcolato in tempo reale sulla posizione astronomica esatta di Lecce, apparirà sulla superficie delle antiche Mura urbiche. La pietra diventa uno schermo e il cielo reale viene tradotto in un secondo cielo, fatto di dati, immagini e suono.
È una delle immagini centrali della terza edizione di STATO DELL'ARTE Festival, in programma dal 2 al 4 ottobre 2026 con il titolo Pietra e Stelle – La Luce Ritrovata. Tre giornate nelle quali le Mura urbiche di Lecce diventano il punto d'incontro tra arti visive, musica, performance, videomapping e ricerca tecnologica. Il progetto, ideato e organizzato da Icon* Radio Visual Group APS con la direzione artistica di GeGè Telesforo e il sostegno e patrocinio del Comune di Lecce, parte da una caratteristica particolare del luogo che lo ospita. Progettate da Gian Giacomo dell'Acaya come sistema difensivo, le Mura hanno attraversato nei secoli funzioni differenti, diventando anche convento e carcere. Il festival interviene su questa stratificazione cercando di trasformare quello che nasce come confine della città in uno spazio di produzione culturale.
Non si tratta quindi semplicemente di utilizzare un monumento storico come scenografia per eventi contemporanei. La questione più interessante posta dal programma riguarda precisamente il rapporto tra patrimonio e nuovi linguaggi: che cosa accade quando una superficie costruita per separare e proteggere viene utilizzata per proiettare immagini, produrre musica e mettere in relazione artisti, studenti e pubblico?
Il tema scelto per il 2026 aggiunge un ulteriore elemento. In un ambiente contemporaneo caratterizzato dalla moltiplicazione di schermi, immagini e illuminazione artificiale, La Luce Ritrovata prova paradossalmente a partire dal buio. L'oscurità non viene considerata un'assenza da eliminare, ma una condizione necessaria per vedere diversamente. Da qui la riflessione sul paesaggio notturno e sul rapporto tra illuminazione, sostenibilità e percezione della città. Il progetto nel quale questa idea diventa più evidente è ZENIT PRX.01, videomapping site-specific realizzato dagli studenti dell'Accademia Albertina di Torino in collaborazione con Algo.ritmi, con visual design e mapping di Dara Cerutti Soth e sound design di Cristian Gargiuolo.
Attraverso la collaborazione con il docente Stefano Sasso e utilizzando dati scientifici messi a disposizione da Infini.to-Planetario di Torino e Museo dell'Astronomia e dello Spazio Attilio Ferrari, le informazioni astronomiche vengono trasformate in materia visiva e sonora. Sulle Mura viene così proiettato un cielo tridimensionale determinato dalla posizione reale degli astri in quel luogo e in quel momento. Il monumento non fa semplicemente da fondale all'opera: diventa il punto geografico dal quale l'opera viene generata.
Il rapporto tra luce e tecnologia torna nella serata conclusiva del 4 ottobre con Prometeo di Riccardo Mazza, presentato in anteprima assoluta e introdotto dalla curatrice Karin Gavassa. L'artista ha costruito per la performance uno strumento di «liuteria tecnologica contemporanea»: quattro fasci laser vengono suonati in tempo reale all'interno di una partitura elettronica e visiva. Il riferimento a Prometeo sposta inevitabilmente il discorso verso uno dei miti fondativi della tecnologia occidentale: il fuoco sottratto agli dèi e consegnato agli uomini. Qui il fuoco diventa luce controllata elettronicamente, materia immateriale capace di essere trasformata in uno strumento. Tra il cielo digitale di ZENIT PRX.01 e i laser di Prometeo si costruisce così uno dei fili conduttori più riconoscibili del festival: la luce non come semplice illuminazione del patrimonio, ma come materiale artistico.
La programmazione comincia però dalla musica. Venerdì 2 ottobre la Banco Jam Session, realizzata con il Banco degli Strumenti e l'Accademia Metropolis, inaugura Scrigni, sezione dedicata ai giovani talenti e pensata per portare concerti e incontri anche all'interno di spazi raccolti o normalmente estranei alla programmazione culturale. Sabato 3 ottobre il programma entra nel vivo con Cieli Intuiti, mostra di arti visive curata da Massimiliano Cesari con opere di Pierpaolo Arcadio e Vito Antonio Lippolis, accompagnate da installazioni site-specific. Nella stessa giornata i Walking Mura Urbiche Music Tour costruiscono un percorso gratuito su prenotazione nel quale storia e archeologia delle fortificazioni vengono attraversate insieme alla musica. Al Bastione Est arriva invece MOONFALL Concert di Andrea Rossetti e Marco Puzzello. Pianoforte, tromba, elettronica dal vivo e sonorità analogiche costruiscono un paesaggio che attraversa ambient-jazz e musica da camera, facendo della componente sonora un'altra modalità per misurare lo spazio monumentale. La giornata del 4 ottobre allarga ulteriormente il programma. Alla Fondazione Biscozzi|Rimbaud, l'artista Michele Guido tiene una lectio dialogata dedicata alla propria ricerca tra architettura vegetale, biodiversità e rapporti fra natura, cultura e territorio.
Nel pomeriggio La Luce Ritrovata, talk co-progettato con l'Ordine degli Architetti di Lecce, porta la questione dal territorio dell'arte a quello della città. Roberta Boccomino di Infini.to, Cintya Concari e Roberto Marcatti dell'Associazione H2O Milano e il light designer Andrea Ingrosso, moderati da Leda Cesari, discutono di illuminazione, innovazione, sostenibilità e tutela dell'oscurità. È un passaggio significativo. Se molta valorizzazione monumentale degli ultimi decenni ha utilizzato la luce per rendere il patrimonio continuamente visibile, il festival prova a introdurre una domanda differente: quanto buio deve essere conservato perché una città possa ancora vedere il proprio cielo? La manifestazione insiste inoltre sul rapporto con la formazione. Attraverso Stato dell'Arte Academy, studenti di conservatori, scuole di musica, Accademie di Belle Arti e università entrano direttamente nella produzione degli eventi. Il festival cerca così di utilizzare il patrimonio non soltanto come oggetto da proteggere o raccontare, ma come spazio nel quale sperimentare.
È una linea coerente con la natura itinerante del progetto, nato nel 2024 per portare la produzione artistica al di fuori dei luoghi tradizionalmente destinati all'arte. Dopo le giornate di ottobre, il calendario proseguirà ad aprile con un nuovo focus su fotografia, videoarte e installazioni sonore. L'11 ottobre è inoltre prevista la Lecce Piano Festival family RUN, con partenza da piazza Sant'Oronzo e un'impostazione legata a inclusione, sostenibilità ambientale e mobilità pubblica. Ma l'immagine destinata probabilmente a sintetizzare questa edizione rimane quella iniziale: un cielo costruito attraverso dati astronomici che torna a posarsi su una fortificazione di pietra. Le Mura erano state progettate per stabilire dove terminasse la città. Per tre notti, STATO DELL'ARTE prova a utilizzarle per fare esattamente il contrario: guardare oltre il loro confine.
Pasquale Ruocco
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