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Ricostruzione di guerriero mongolo con scudo

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Ricostruzione di guerriero mongolo con scudo

Siberia, un pastore scopre uno scudo medievale rarissimo risalente all'epoca mongola

Rinvenuto casualmente nel 2019 nella steppa dell'Uybat, nella Siberia meridionale, uno scudo circolare in ferro di circa 65 centimetri di diametro è stato analizzato da Alexander Poselyanin e Oleg Mitko in uno studio pubblicato nel 2026. Composto da quattordici piastre rivettate, il manufatto presenta caratteristiche riconducibili alle officine del Vicino Oriente ed è confrontabile con un solo altro esemplare noto, scoperto nella regione del lago d'Aral. La sua presenza in Siberia documenta l'ampiezza delle connessioni militari e culturali durante l'epoca mongola.

Pasquale Ruocco

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Uno scudo di ferro di circa settecento anni fa, composto da quattordici piastre metalliche e decorato con motivi geometrici, è al centro di un nuovo studio che ricostruisce le connessioni militari tra la Siberia meridionale, l'Asia centrale e il Vicino Oriente durante il periodo mongolo. L'oggetto, rinvenuto casualmente nel 2019 nella steppa dell'Uybat, nella regione della Khakassia, è stato analizzato da Alexander Poselyanin, dell'Università Statale della Khakassia intitolata a N.F. Katanov, e Oleg Mitko, dell'Università Statale di Novosibirsk. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nel 2026 sulla rivista scientifica Archaeology, Ethnology and Anthropology of Eurasia.

La storia del ritrovamento è singolare. Dopo una forte pioggia, un pastore che attraversava la steppa notò un oggetto metallico affiorare dal fianco di un burrone. Nel tentativo di estrarlo dal terreno, danneggiò parte del bordo esterno, provocando probabilmente la perdita di alcuni frammenti. Il manufatto venne successivamente acquisito dal Museo Nazionale di Tradizioni Locali della Khakassia, dove è stato conservato e reso disponibile per lo studio. Le circostanze della scoperta comportano tuttavia un limite importante: il contesto archeologico originario non è più ricostruibile con precisione. Non è possibile stabilire se lo scudo provenisse da una sepoltura, da un deposito intenzionale o da un luogo legato a un episodio militare. È una mancanza che impedisce di attribuirlo con certezza a un individuo o a uno specifico evento storico. L'oggetto presenta caratteristiche costruttive insolite. Si tratta di uno scudo piatto e circolare, del diametro di circa 65 centimetri, realizzato assemblando quattordici piastre di ferro di forma analoga, con uno spessore superiore al millimetro. Gli elementi sono uniti mediante rivetti, mentre lungo il perimetro correva una fascia metallica decorata da una sequenza di sottili dentellature.

Al centro si trova un elemento di protezione sporgente, o umbone, formato da due parti e del diametro di circa venti centimetri. La superficie esterna presenta aperture rettangolari e motivi traforati a forma di mezzaluna, arricchiti da piccole sporgenze. Sul lato interno è conservato un dispositivo di fissaggio per una cinghia, che contribuisce a chiarire le modalità con cui lo scudo poteva essere impugnato e utilizzato. I frammenti superstiti pesano complessivamente circa 2,8 chilogrammi, ma secondo i ricercatori il manufatto integro doveva superare i quattro chilogrammi. L'analisi delle componenti ha consentito di proporre una ricostruzione grafica delle due superfici e di studiare le possibili modalità di impiego durante il combattimento e gli spostamenti militari. Il dato più significativo riguarda però la provenienza culturale dell'oggetto. La tipologia non corrisponde agli scudi comunemente associati all'equipaggiamento dei guerrieri mongoli. Poselyanin e Mitko propongono invece di riconoscervi un prodotto delle officine armiera del Vicino Oriente, ipotesi fondata sulle caratteristiche tecniche e sui confronti tipologici.

A rendere il ritrovamento particolarmente raro è anche la scarsità degli esemplari conosciuti. Gli autori individuano un solo confronto sostanzialmente identico, rinvenuto quasi settant'anni fa nell'insediamento medievale di Beshtam-Kala, lungo il fiume Zhana-Darya, nella regione del lago d'Aral. Quel sito fu coinvolto nelle campagne di conquista mongole dell'inizio del XIII secolo, quando le armate di Gengis Khan avanzarono nella parte nordorientale del Khorezm. Lo scudo venne trovato nei pressi delle mura difensive dell'insediamento, in un'area interpretata come collegata agli scontri che accompagnarono la distruzione del centro abitato.

Il confronto tra i due manufatti introduce una questione di più ampia portata: come poteva un'arma di probabile produzione vicino-orientale raggiungere la Siberia meridionale? Durante il XIII secolo, le conquiste mongole e la successiva organizzazione politica dei territori eurasiatici produssero una circolazione di persone, beni e tecnologie su distanze straordinarie. Gli eserciti comprendevano contingenti di provenienze differenti, mentre armi e attrezzature potevano essere trasferite, riutilizzate o acquisite attraverso i territori sottoposti al controllo mongolo. La presenza dello scudo nella regione dei Sayan-Altai potrebbe quindi riflettere queste connessioni, senza che sia possibile stabilire se l'oggetto sia giunto sul posto attraverso il movimento di un esercito, la mobilità di un singolo guerriero o altri circuiti di circolazione. Gli studiosi prendono in considerazione anche un possibile collegamento con gli scontri che interessarono la Siberia meridionale alla fine del XIII secolo, durante i conflitti tra i successori di Gengis Khan.

Pasquale Ruocco, 13 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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