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Giuseppe Zigaina, Pier Pao

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Giuseppe Zigaina, Pier Pao

Pasolini e la pittura: alle origini del suo sguardo sull'Italia

Dai paesaggi di Casarsa ai ritratti degli amici, dall'insegnamento di Roberto Longhi alla laguna di Grado: all'Antica Grancia di Serre di Rapolano, in provincia di Siena, una mostra ricostruisce la ricerca pittorica di Pier Paolo Pasolini e il suo rapporto con il mondo rurale. «Pasolini. Pitture, Paesaggi, Persone», a cura di Daniela Ferrari e Riccardo Maria Balzarotti, riunisce dipinti, disegni, libri, fotografie e materiali audiovisivi, restituendo la continuità tra l'attività figurativa e la riflessione dell'intellettuale sulle trasformazioni della società italiana.

Pasquale Ruocco

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Prima di diventare uno degli osservatori più radicali delle trasformazioni dell'Italia del secondo Novecento, Pier Paolo Pasolini aveva imparato a guardare il mondo anche attraverso la pittura. Le case di Casarsa, i paesaggi friulani, i volti degli amici e degli intellettuali, gli animali e gli ambienti della vita contadina entrano nei suoi dipinti e disegni come elementi di una ricerca che non si esaurisce nell'esercizio figurativo. In quelle immagini si riconosce già un'attenzione per i luoghi e per le persone che avrebbe attraversato la sua poesia, il cinema e la riflessione critica sulla modernizzazione italiana. È questo rapporto tra rappresentazione artistica e lettura della realtà al centro di «Pasolini. Pitture, Paesaggi, Persone», la mostra che dall'11 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 occupa gli spazi dell'Antica Grancia di Serre di Rapolano, in provincia di Siena. Curato da Daniela Ferrari e Riccardo Maria Balzarotti, il progetto ricostruisce un aspetto meno frequentato della produzione pasoliniana, restituendo alla pittura un ruolo significativo nella formazione del suo immaginario.

La sede introduce già uno dei temi principali dell'esposizione. L'Antica Grancia, storicamente appartenuta al complesso del Santa Maria della Scala di Siena e utilizzata come tenuta agricola, conserva nella propria identità architettonica la memoria del rapporto tra territorio, lavoro e insediamento umano. Recentemente interessato da interventi di restauro e adeguamento, l'edificio diventa il contesto di una mostra dedicata proprio alla relazione tra paesaggio e presenza dell'uomo. Una relazione che Pasolini avrebbe progressivamente trasformato in una delle questioni centrali della propria opera, fino alla denuncia della scomparsa delle culture popolari e dell'omologazione prodotta dalla società dei consumi.

Il percorso prende avvio dalla biblioteca di Pasolini, ricostruita attraverso prime edizioni dei suoi libri, volumi appartenuti alla sua raccolta personale e documenti provenienti dalla Biblioteca e dall'Archivio del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze. Da «Poesie a Casarsa» a «La meglio gioventù», da «Le ceneri di Gramsci» a «La religione del mio tempo», fino a «Teorema», «Trasumanar e organizzar» e «Scritti corsari», la successione dei titoli restituisce l'ampiezza di una produzione nella quale letteratura, politica, linguaggio e osservazione della società rimangono strettamente intrecciati. Accanto agli scritti di Pasolini compaiono quelli di autori a lui vicini, come Elsa Morante, Alberto Moravia, Giorgio Bassani e Alberto Arbasino, del quale è esposto anche un ritratto realizzato dallo stesso Pasolini. Pubblicazioni, fotografie, documenti critici e immagini di scena contribuiscono a ricostruire un ideale ambiente di lavoro, nel quale l'attività pittorica trova posto all'interno di una pratica intellettuale più ampia.

Il passaggio alla sezione figurativa è affidato a Roberto Longhi, lo storico dell'arte del quale Pasolini fu allievo e al quale riconobbe un debito formativo fondamentale. L'insegnamento di Longhi rappresentò per Pasolini un'educazione dello sguardo, destinata a incidere sul modo di costruire le immagini e di interpretare la tradizione figurativa. La pittura non fu quindi un'attività marginale rispetto alla scrittura, ma una componente della sua formazione culturale, alimentata dalla conoscenza della storia dell'arte e da un interesse diretto per la materialità del colore e per la forza espressiva del segno.

Le opere dedicate al paesaggio friulano mostrano un'attenzione particolare per le abitazioni umili, gli animali e gli ambienti della campagna. Sono immagini nelle quali il territorio non assume semplicemente la funzione di sfondo, ma diventa una presenza concreta, inseparabile dalle persone che lo abitano. La rappresentazione del mondo rurale si lega così a un'esperienza biografica e culturale destinata a lasciare tracce profonde nella produzione successiva di Pasolini. Anche nei ritratti, dedicati ad amici, intellettuali e figure incontrate occasionalmente, il segno tende a privilegiare l'interpretazione del soggetto rispetto alla restituzione descrittiva della fisionomia.

Tra i lavori più significativi figura l'«Autoritratto con la vecchia sciarpa» del 1946, nel quale il volto emerge attraverso una costruzione pittorica essenziale. Poche pennellate definiscono gli zigomi, le guance e le orbite degli occhi, mentre i toni del verde, dell'azzurro e del rosso contribuiscono a organizzare la composizione. L'immagine restituisce un Pasolini giovane, impegnato in una ricerca sulla propria identità attraverso gli strumenti della pittura. È un'opera che permette di osservare la sua attenzione alla costruzione del volto e al rapporto tra colore e caratterizzazione psicologica, temi che ritornano, attraverso linguaggi differenti, anche nella sua produzione cinematografica.

Un nucleo importante della mostra è dedicato al rapporto con Giuseppe Zigaina, pittore friulano, amico di Pasolini e figura decisiva nella sua vicenda artistica. Attraverso opere dei due autori e fotografie che documentano Pasolini al lavoro, la sezione approfondisce il comune interesse per la laguna e per la rappresentazione del paesaggio. Fu Zigaina a introdurre Pasolini alla laguna di Grado e all'isolotto di Mota Safon, luoghi che entrarono nella sua esperienza artistica e cinematografica. Nell'estate del 1969, durante le riprese degli esterni di «Medea», Pasolini realizzò anche un ritratto di Maria Callas, sperimentando materiali inconsueti come sabbia, colla e spumante. Un episodio che testimonia la continuità della sua pratica figurativa e la disponibilità a utilizzare materiali e procedimenti diversi dalla pittura tradizionale.

La relazione tra paesaggio e trasformazione della società trova un ulteriore sviluppo nella sezione audiovisiva. In «Pasolini e la forma della città» (1974), realizzato con la partecipazione di Ninetto Davoli, l'osservazione di Orte e Sabaudia diventa il punto di partenza per una riflessione sulle trasformazioni del territorio italiano. Il paesaggio urbano e quello storico sono letti come testimonianze di una cultura materiale progressivamente minacciata dall'espansione edilizia e dall'omologazione consumistica. L'attenzione per i luoghi, già presente nelle opere pittoriche, assume qui una dimensione esplicitamente politica e antropologica: la modificazione del paesaggio corrisponde alla trasformazione delle comunità, dei comportamenti e delle forme di vita.

Accanto a questo documento, la mostra presenta «Pasolini. Il corpo e la voce» (2015), costruito attraverso materiali restaurati delle Teche Rai, e «1° Maggio a Cervignano» (1953), l'unico film realizzato da Giuseppe Zigaina, dedicato alla celebrazione della Festa dei lavoratori e documentato insieme ad Ado Buiatti. Il confronto tra questi materiali amplia la lettura della mostra, collegando la rappresentazione del territorio alla memoria collettiva, alle pratiche sociali e alla dimensione politica del lavoro. La presenza di Zigaina permette inoltre di restituire il contesto culturale nel quale si sviluppò una parte importante della ricerca pasoliniana, attraverso relazioni personali e artistiche che contribuirono alla formazione del suo sguardo.

Il percorso si apre infine a una riflessione contemporanea con la proiezione di «Omelia Contadina» (2020), l'azione cinematografica realizzata da Alice Rohrwacher e JR sull'altopiano dell'Alfina. Il lavoro introduce una prospettiva attuale sulla trasformazione del mondo agricolo e sulla progressiva scomparsa di pratiche, conoscenze e forme di vita legate alla terra. La sua presenza stabilisce una continuità tematica con le riflessioni di Pasolini, mostrando come il rapporto tra paesaggio, comunità e modernizzazione rimanga una questione aperta anche nella produzione artistica contemporanea.

Promossa dal Comune di Rapolano Terme in collaborazione con Fondazione Musei Senesi, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Vernice Progetti Culturali, Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux e Archivio Giuseppe Zigaina, l'esposizione è accompagnata da un catalogo pubblicato da Sillabe, con contributi dei curatori e testi di Federico Abate, Marta Ghigi, Francesca Agostinelli e Franco Zabagli.

La mostra restituisce dunque un Pasolini che osserva e interpreta il mondo attraverso la pittura, senza separare questa attività dalla propria ricerca letteraria e cinematografica. Nei paesaggi di Casarsa, nei ritratti degli amici e nelle immagini della laguna si riconosce un'attenzione per la presenza umana e per la materialità dei luoghi che avrebbe assunto, negli anni successivi, un significato sempre più critico. Prima di denunciare la scomparsa di un'Italia contadina, Pasolini aveva cercato di rappresentarne i volti, le case e i paesaggi. Rileggere oggi quelle immagini significa tornare a una delle origini del suo pensiero, quando la conoscenza della realtà passava ancora attraverso l'osservazione diretta e il gesto della pittura.

«Pasolini. Pitture, Paesaggi, Persone», Antica Grancia di Serre di Rapolano (Siena), 11 ottobre 2026-10 gennaio 2027. A cura di Daniela Ferrari e Riccardo Maria Balzarotti.

Pasquale Ruocco, 11 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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