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Pasquale Ruocco
Leggi i suoi articoliTre ornamenti d'oro dell'Età del Bronzo, eccezionalmente conservati, sono stati scoperti a Blackford, nei pressi di Carlisle, in Cumbria, nel nord dell'Inghilterra, durante un raduno di appassionati di ricerca con metal detector. Il ritrovamento ha suscitato l'interesse degli archeologi per la rarità dei manufatti e per le possibili implicazioni sulla conoscenza delle comunità preistoriche della regione. Ma ha anche aperto una controversia sulla destinazione dell'area, interessata da un progetto di National Grid per la realizzazione di una nuova sottostazione elettrica.
I tre oggetti, identificati come torques, sono ornamenti ad anello aperto realizzati in oro, destinati in questo caso a essere indossati nella parte superiore del braccio. La loro presenza è generalmente associata a individui di elevato rango sociale, in un contesto nel quale il possesso e l'esibizione di metalli preziosi potevano rappresentare strumenti di distinzione, prestigio e autorità. A individuare i reperti sono stati Alan Daniels e Andy Crammond, due cercatori arrivati dalla Scozia per partecipare a un'iniziativa organizzata da Lothian Relics Metal Detecting. Il terreno appartiene a Richard Forbes. Secondo il racconto degli scopritori, le prime ore di ricerca avevano restituito soltanto monete e oggetti metallici di scarso interesse. Poi, quasi inaspettatamente, sono emersi i tre ornamenti d'oro.
Daniels ha paragonato la scoperta al «Santo Graal» delle ricerche con metal detector, mentre l'organizzatore dell'iniziativa, Gary Robertson, ha sottolineato quanto fosse improbabile trovare tre manufatti di questo genere nello stesso luogo. Le aspettative iniziali riguardavano soprattutto reperti romani o medievali, coerenti con la lunga storia di frequentazione del territorio intorno a Carlisle. Il valore archeologico della scoperta risiede innanzitutto nello stato di conservazione dei tre ornamenti. Come ha spiegato Jim Morris, archeologo dell'Università del Lancashire, il ritrovamento di torques frammentari non è insolito, mentre individuare un esemplare integro è già un evento raro. Trovarne tre completi nello stesso contesto rappresenta dunque una circostanza di particolare interesse.
La loro associazione potrebbe inoltre indicare una deposizione intenzionale. Secondo Morris, i manufatti potrebbero essere stati sepolti come parte di un corredo funerario, eventualmente collegato a una cremazione, oppure costituire un piccolo deposito di oggetti preziosi. Le due interpretazioni rimangono aperte e richiederanno ulteriori indagini per essere valutate. La deposizione di oggetti metallici, spesso di grande valore, è un fenomeno ben documentato nell'Età del Bronzo europea. Armi, utensili e ornamenti potevano essere sotterrati singolarmente o in gruppi, talvolta in luoghi particolari del paesaggio. Le ragioni di questi gesti non sono sempre ricostruibili: in alcuni casi si trattava di beni nascosti e destinati a essere recuperati, in altri di offerte rituali o di pratiche connesse alla memoria dei defunti.
Nel caso di Blackford, il ritrovamento di tre ornamenti integri solleva dunque interrogativi sulla loro funzione originaria e sulle circostanze che portarono alla deposizione. Senza uno studio completo del contesto archeologico, sarebbe prematuro attribuire al deposito un significato esclusivamente funerario o rituale. La scoperta assume particolare importanza anche per la posizione geografica del sito. La Cumbria occupa un territorio di collegamento tra il Mare d'Irlanda, la valle dell'Eden e le regioni interne della Britannia settentrionale. Le vie fluviali e costiere potrebbero aver favorito, già durante la preistoria, la circolazione di persone, oggetti e conoscenze tra comunità separate dal mare.
Gli archeologi hanno da tempo riconosciuto l'importanza dei rapporti tra Cumbria e Irlanda durante l'Alto Medioevo e l'epoca vichinga. I nuovi reperti potrebbero contribuire a retrodatare la comprensione di questi collegamenti, mostrando come alcune direttrici di comunicazione fossero attive molti secoli prima. Secondo Morris, il Mare d'Irlanda rappresentava una via di circolazione fondamentale, mentre l'accesso attraverso il Solway Firth e il sistema del fiume Eden poteva consentire il trasferimento di materiali e persone verso l'interno della regione. In questa prospettiva, la scoperta di Blackford potrebbe inserirsi in una rete di contatti preistorici più ampia, nella quale le comunità costiere della Britannia settentrionale non erano affatto isolate. Altri ritrovamenti archeologici rafforzano l'interesse per questa interpretazione. Durante i lavori per la Northern Development Route di Carlisle erano già emerse testimonianze di frequentazione preistorica del territorio, mentre un altro importante torque d'oro era stato rinvenuto a Whitehaven, sempre in Cumbria.
Pasquale Ruocco
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