Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Pasquale Ruocco
Leggi i suoi articoliAveva tra i 25 e i 30 anni, era un guerriero a cavallo e fu sepolto con le proprie armi, offerte animali e oggetti che ne indicavano una posizione sociale elevata. Ma due elementi rendono particolarmente singolare la sua tomba: una moneta d’oro collocata sotto la mandibola e un pentagramma inciso su un recipiente per bere. A oltre duemila anni di distanza, una nuova analisi della necropoli di Vinogradny 1, nei pressi dell’attuale Krymsk, nella regione russa di Krasnodar, ricostruisce uno dei complessi funerari più significativi del sito e lo inserisce all’interno di un articolato spazio rituale meotico.
La necropoli comprende 155 sepolture e occupa l’area di un precedente insediamento attivo tra il V e il III secolo a.C. Le tombe risalgono invece prevalentemente alla seconda metà del II e alla prima metà del I secolo a.C. È però nel cuore del cimitero che gli archeologi hanno individuato un’area differente dalle altre: uno spazio sacro circolare di circa sei metri di diametro, parzialmente coperto di cenere, all’interno del quale si trovavano soltanto due complessi principali.
Al centro dell’area uno stretto pozzo rettangolare scendeva per circa due metri nell’argilla naturale. Nove gradini conducevano verso il basso, fino in prossimità della falda acquifera. All’interno è stato rinvenuto uno statere d’oro di tipo Lisimaco, interpretato dai ricercatori come un’offerta votiva. La presenza della moneta, insieme alla struttura stessa del pozzo, suggerisce che questa parte della necropoli fosse destinata anche ad attività rituali e non esclusivamente alle sepolture. Poco distante, la cosiddetta Sepoltura 97 restituisce un quadro ancora più complesso. Conteneva gli scheletri completi di tre cavalli e di un giovane toro, oltre ai resti di una mucca, un cane e un maiale. Gli archeologi hanno recuperato anche una parte del bacino di un individuo adulto. Lo studio interpreta l’insieme come un possibile complesso commemorativo e sacrificale, nel quale offerte animali e resti umani partecipavano a una pratica rituale più articolata.
È all’interno dello stesso cerchio che si trovava la Sepoltura 52, quella del giovane guerriero. Accanto al corpo era stato deposto un cavallo adulto con il proprio equipaggiamento, tra cui un morso in ferro e paraorecchie a forma di ruota. Una punta di lancia, una di giavellotto, una freccia e un coltello definiscono con sufficiente chiarezza la sua identità militare, mentre resti di pecora e maiale sono stati interpretati come offerte alimentari o provviste funerarie. La collocazione della tomba nel settore più sacralizzato della necropoli sembra indicare anche il rango particolare occupato dall’uomo nella comunità. A rendere il corredo meno convenzionale sono però gli oggetti legati alla dimensione simbolica della sepoltura. Tra una ciotola, un vaso, un alabastro di vetro e altri recipienti si trovava un piccolo kantharos a due anse sul quale era stato inciso un pentagramma. Gli autori dello studio lo riconducono alla tradizione della magia apotropaica, cioè all’impiego di simboli destinati a proteggere dal male. Nell’antichità il pentagramma poteva essere associato anche a credenze astrali, salute e guarigione, e confronti sono documentati su ceramiche e amuleti del mondo greco e del Mediterraneo orientale.
Nel caso di Vinogradny 1, la sua presenza assume un significato particolare proprio perché il simbolo accompagna direttamente il defunto. Il pentagramma non apparteneva a uno spazio rituale separato, ma al corredo di un uomo la cui identità era già sottolineata dalle armi, dal cavallo e dalla posizione della tomba. L’ipotesi è dunque che al simbolo fosse attribuita una funzione protettiva capace di accompagnare il guerriero anche oltre la morte. Ancora più esplicita appare la collocazione dello statere d’oro trovato sotto la mandibola. La moneta, del peso di 8,16 grammi, appartiene al tipo di Lisimaco: sul dritto compare Alessandro Magno divinizzato con il corno di Ammone, sul rovescio Atena seduta con Nike. I ricercatori ritengono che la posizione possa indicarne l'utilizzo come una forma di «obolo di Caronte», richiamando la pratica funeraria di accompagnare il morto con una moneta destinata simbolicamente al passaggio nell’aldilà. È soprattutto il rapporto con il secondo statere rinvenuto nel pozzo rituale a rendere il contesto eccezionale. Due monete dello stesso tipo compaiono nello stesso spazio sacro, ma con funzioni apparentemente differenti: una come possibile offerta collettiva, l’altra legata direttamente alla sepoltura del guerriero. Gli stateri di tipo Lisimaco sono inoltre indicati dagli studiosi come rari nell’area del Bosforo e particolarmente insoliti all’interno di un contesto meotico.
Anche l’alabastro di vetro rinvenuto nella tomba allarga la geografia della scoperta. L’oggetto appartiene a una produzione riconducibile al Mediterraneo orientale, con confronti da Cipro e Siria fino all’Italia e alla regione settentrionale del Mar Nero. Esemplari di questo tipo non erano precedentemente documentati nella regione del Kuban. La sua presenza suggerisce quindi scambi a lunga distanza e la possibilità, per questa élite locale, di accedere a beni importati. Sulla base delle monete, dell’equipaggiamento del cavallo, delle ceramiche e del recipiente vitreo, gli studiosi datano la tomba e il complesso rituale al primo terzo del I secolo a.C., in una fase di forti trasformazioni politiche ed economiche nell’area del Mar Nero settentrionale.
Pasquale Ruocco
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Nell’oasi di Dakhla una missione archeologica egiziana ha scoperto una tomba di epoca romana sormontata da una struttura piramidale in mattoni di fango. Al suo interno convivono geroglifici e formule funerarie egizie, una rara rappresentazione della settima ora dell’Amduat, un’elegia di 19 versi in greco antico e una moneta con l’effigie dell’imperatore Costantino. Più che la forma del monumento, è la sovrapposizione di culture a rendere eccezionale il ritrovamento: quasi 1.700 anni fa, nell’Egitto romano, identità egizia, greca e romana potevano abitare la stessa tomba.
L’artista dona al Museo e Real Bosco di Capodimonte quattro opere, tra cui una versione «cancellata» di «’O sole mio», due installazioni del 2025 e lo storico «Telex C91» del 1973. L’annuncio durante la presentazione del catalogo Treccani di «Canto Napoli», la mostra dedicata alla canzone napoletana attraverso il linguaggio di Isgrò, aperta fino al 29 settembre. Il direttore Eike Schmidt pensa intanto a rendere gli spazi del secondo piano una presenza stabile per il contemporaneo.
Si chiude oggi, 13 settembre, alle Gallerie d’Italia-Napoli OBEY: Power to the Peaceful, la mostra di Shepard Fairey curata da Giuseppe Pizzuto: dal 6 maggio oltre 150mila visitatori e un progetto estesoosi dalle sale del museo allo spazio pubblico della città. Per la sede di Intesa Sanpaolo è già tempo di una nuova stagione: a novembre il confronto tra Angelica Kauffmann ed Élisabeth Vigée Le Brun, a dicembre Alighiero Boetti con circa 35 opere della Collezione Agrati.
Come è cambiato il paesaggio italiano e, soprattutto, come è cambiato il nostro modo di guardarlo? È la domanda da cui nasce Peninsula, speciale committenza fotografica ideata dalla nuova direttrice artistica di Cortona On The Move, Renata Ferri, e realizzata in partnership con Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia e Fondazione CR Firenze. Dieci artiste e artisti attraversano i territori fisici e simbolici di un Paese trasformato dall’espansione urbana, dallo spopolamento delle aree rurali, dall’overtourism e dal cambiamento climatico. Il progetto è esposto alla Fortezza del Girifalco di Cortona fino al 1° novembre.



