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Pasquale Ruocco
Leggi i suoi articoli«Fare un dono a Capodimonte significa restituire a Napoli una bassissima percentuale di ciò che ha dato al nostro Paese». Emilio Isgrò sceglie la presentazione del catalogo della mostra «Canto Napoli» per annunciare la donazione di quattro sue opere al Museo e Real Bosco di Capodimonte. E tra queste c’è uno dei simboli più immediatamente riconoscibili della cultura partenopea: «’O sole mio», sottoposta al procedimento della cancellatura che da oltre sessant’anni costituisce il centro della ricerca dell’artista siciliano.
La donazione lega così in maniera permanente Isgrò a Napoli mentre si avvicina alla conclusione, il 29 settembre, la mostra che Capodimonte gli ha dedicato attraverso un incontro tra arte contemporanea e tradizione musicale napoletana. A entrare nelle collezioni del museo è una delle celebri canzoni «cancellate» attualmente esposte, insieme a due installazioni realizzate nel 2025: un mandolino e una chitarra, entrambi accostati a una seggiolina, con un leggio e uno spartito musicale. A questo nucleo recente Isgrò ha scelto di aggiungere un'opera appartenente invece a una fase storica della propria ricerca: «Telex C91» del 1973, china su carta intelata montata su telaio in legno e conservata in un box di plexiglass, che arriverà da Milano.
È proprio l'accostamento tra il lavoro degli anni Settanta e le opere del 2025 a dare alla donazione un significato ulteriore. Non rimane soltanto a Capodimonte una testimonianza della mostra, ma entra nel museo un piccolo nucleo capace di documentare oltre mezzo secolo della ricerca di Isgrò, mettendo in relazione uno dei suoi lavori storici con la recente rilettura della cultura musicale napoletana. La cancellatura, del resto, nel lavoro di Isgrò non coincide semplicemente con la sottrazione di un testo alla vista. Fin dagli anni Sessanta l'artista interviene su libri, enciclopedie, documenti, mappe e immagini oscurandone parti e lasciandone emergere altre. Cancellare significa contemporaneamente nascondere e rendere visibile: interrompere la lettura ordinaria per costringere lo spettatore a interrogarsi su ciò che rimane e, soprattutto, su ciò che manca.
Applicato a una canzone come «’O sole mio», il procedimento incontra una condizione particolare. Le parole possono essere oscurate sulla pagina, ma continuano a esistere nella memoria di chi le conosce. È proprio questa relazione tra assenza materiale e memoria collettiva a essere emersa nell'esperienza della mostra. Il direttore di Capodimonte Eike Schmidt l'ha definita una mostra «sinestetica»: molti visitatori, ha raccontato, finiscono per canticchiare davanti alle opere perché conoscono i versi che Isgrò ha cancellato. La sottrazione visiva produce così, paradossalmente, una riapparizione sonora della canzone. La presentazione del catalogo, pubblicato da Treccani, ha riunito lo stesso Isgrò, Schmidt, il direttore generale dell'Istituto della Enciclopedia Italiana Massimo Bray e alcuni degli autori del volume, tra cui Laura Valente, Stefano Causa e Marco Bazzini. Il catalogo comprende inoltre contributi di Schmidt, Bruno Corà, Michele Bonuomo, Maria Laura Chiacchio e Luciana Berti. Ma dalle parole del direttore emerge anche una prospettiva che potrebbe sopravvivere alla chiusura della mostra. Schmidt ha sottolineato l'interesse suscitato dalle sale dedicate a Isgrò al secondo piano di Capodimonte, spiegando che diversi artisti contemporanei hanno manifestato il desiderio di esporvi. L'intenzione sarebbe quella di mantenerle come «una finestra su Napoli».
Pasquale Ruocco
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