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FRANCO BROCCARDI
La nomina di Anna Serlenga alla direzione artistica di Oriente Occidente diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sul modo in cui le istituzioni culturali affrontano il futuro. Tra governance, rischio e trasformazione, il tema non è difendere ciò che ha funzionato, ma capire quando sia necessario cambiare forma per continuare a produrre senso. La cultura resta viva solo se viene usata, messa in discussione e resa nuovamente contemporanea.
Cosa abbiamo perso davvero con il furto di Messina a parte la credibilità?
Considerata il capolavoro assoluto della Land Art americana, City di Michael Heizer nasce come rifiuto del museo e del mercato. Eppure la sua storia rivela un'altra geografia: quella delle terre indigene, delle politiche di appropriazione del territorio e del potere culturale di decidere cosa debba essere conservato. Un'analisi critica di una delle opere più influenti del Novecento.
Sulla Terrazza Mirador al Galata Museo del Mare il 2 luglio si terrà la seconda tappa di «Quitting», ideato da Franco Broccardi, Marco Enrico Giacomelli e Arianna Testino
Il ridimensionamento di Pace Gallery e le difficoltà di numerosi operatori internazionali segnalano l'esaurimento di un modello fondato su espansione continua, sedi multiple e crescita dei costi. Tra passaggi generazionali della ricchezza, nuovi collezionismi e ritorno delle relazioni dirette, il sistema dell'arte sembra entrare in una fase di ricalibrazione in cui la dimensione conta meno dell'identità.
C'è una domanda che raramente viene posta: perché esiste il mercato dell'arte e non esiste il mercato del teatro?
Un raffronto sistematico su tre piani: la dimensione numerica del pubblico, l’impatto economico sulle città ospitanti e il volume d’affari generato durante e dopo i giorni di fiera. Nonostante l’assenza di dati.
La domanda che resta in sospeso non è se il problema esiste ma se qualcuno intenda, finalmente, costruire le condizioni perché gli artisti italiani esistano, in forme riconoscibili, dentro il sistema che oggi decide cosa è arte contemporanea.
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La riduzione dell’IVA al 5% rende l’Italia uno dei mercati fiscali più competitivi d’Europa per l’acquisto di opere d’arte. Ma la fiscalità non basta a costruire reputazione artistica. L’assenza di italiani dalla Biennale di Venezia 2026 rende visibile una fragilità più profonda: un sistema culturale che investe poco nel contemporaneo, un mercato che preferisce vendere il gusto già validato altrove e un paese in cui il peso del patrimonio storico schiaccia la produzione artistica del presente.
Il mercato dell’arte italiano deve dimostrare di saper crescere, attrarre, competere: la strada è ancora lunga e lastricata di sfide









