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Franco Broccardi
Leggi i suoi articoliQualche giorno fa a Rovereto, all’interno del festival di danza contemporanea Oriente Occidente (giocando in casa, lo ammetto, essendo parte del board della associazione che lo organizza) c’è stata una delle tappe del tour di presentazione del mio libro Cultura Adesso – Un’economia contemporanea[1] subito prima dell’annuncio del nome della nuova direttrice artistica del festival, Anna Serlenga, regista teatrale e ricercatrice nel campo delle arti performative[2].
Questa consequenzialità non è stata casuale.
L’arte, la cultura in generale, non sono mondi statici. Non possono esserlo per definizione. e guardano necessariamente al futuro molto più che al passato. Nelle forme e nei contenuti. Dobbiamo tenere a mente tutto questo quando immaginiamo le politiche culturali e l’economia che le sostengono così come la governance e le direzioni da intraprendere quando immaginiamo un percorso culturale e artistico.
Il mio libro si apre con una citazione presa da uno spettacolo di Marcus Morau presentato proprio nell’ambito del nostro festival qualche anno fa e che dà il là a tutta la teoria che ne consegue: L’immaginazione riempie le parti vuote dell’esistenza. Le parole non sanno spiegare tutto. Il cervello crea, completa, inventa ciò che non conosce. L’arte non nasce dalla visione di un’alba, ma dall’impossibilità di vederla. Ci aspettano cambiamenti profondi nell’antico mestiere della bellezza. Il mondo si muove a una velocità mai vista prima. Domani le intelligenze artificiali avranno bisogno di meno di un secondo per creare la loro Cappella Sistina. Sfidatele.[3]
Allo stesso modo al centro di NO, il lavoro con cui Irene Tena e Albert Hernández hanno aperto il loro percorso indipendente dopo otto anni al Ballet Nacional de España e presentato in questa ultima edizione terminata pochi giorni fa, c'è un falò, il luogo dove bruciare le negazioni e dalle cui ceneri trovare nuovi motivi e impulsi[4]. Lo chiamano esercizio di purificazione ma forse la parola più precisa per definirlo dovrebbe essere sopravvivenza.
Mi spiego.
La logica dell’algoritmo tende a ripetere ciò che funziona, ma l’arte apre a ciò che è possibile. Non tutto deve essere immediato o prevedibile ha detto Papa Leone XIV durante il suo incontro con il mondo del cinema e queste sue sono riportate sul dépliant del padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia di quest’anno[5]. Certamente la nomina di una curatrice indipendente, un’outsider nel mondo della danza, non era forse prevedibile e certamente incomprensibile per chi pratica la tradizione prima che la cultura. Di certo non una scelta immediata se, come spesso accade, tendiamo a ciò che funziona perché si è sempre fatto così.
La cultura esiste solo se è usata. Altrimenti è il servizio buono che non tiriamo mai fuori, che passa di generazione in generazione senza essere adoperato mai. È il parquet su cui si cammina solo con le pattine e che non sappiamo amare da vissuto. È un animale impagliato fuori contesto e di nessuna utilità.
Il valore non è una proprietà dell'oggetto, è ciò che accade quando qualcuno lo usa, lo sceglie, lo mette in gioco. E osa cambiare le regole del gioco proprio per continuare a giocare.
Per questo la cultura non si difende tenendola ferma. È il modo più sicuro per ucciderla perché una forma che smette di cambiare smette di essere scelta.
Per questo abbiamo chiamato Anna: per essere contemporanei e per continuare a essere scelti ancora, come negli ultimi 46 anni. Perché la sua pratica nell’attraversare confini fisici, culturali e artistici è una sfida che sentiamo nostra da sempre ed è esattamente quello che ho scritto a u certo punto nel libro e che abbiamo semplicemente messo in pratica: Qualche anno fa a Venezia una mostra ha celebrato il passaggio, la trasformazione, il divenire. Tra – Edge of Becoming, a Palazzo Fortuny, raccontava proprio questo: l’opportunità, il viaggio, l’ipotesi del nuovo, l’eccitazione della scoperta. La vita, che sta tra il prima e il dopo, e il coraggio che la muove. Quell’attimo così vitale e imprescindibile di silenzio che anticipa la prima nota di una musica nuova, quella membrana che separa ciò che era e ciò che sarà, così inevitabilmente diverso. Su questa vita che ci presenta occasioni da capire e conti da affrontare. Talvolta devi rompere il vuoto per creare la trasformazione. Talvolta devi lasciare la tua casa per trovare la casa. Il dolore del lavoro è la nascita di nuova vita. Dopo la sofferenza c’è la guarigione.
Per riuscirci bisogna essere portati, forse serve coraggio o incoscienza, non saprei dire con certezza, ma sicuramente qualcosa serve. Non saranno il sentirsi forti, la diffidenza verso il cambiamento, l’immobilismo gattopardesco a risolvere i problemi. Non si tratta solo di custodire reliquie sottovetro, ma di far vivere quei significati nel presente, anche a costo di cambiare forma. Un oggetto da solo non basta a narrare una storia: è il contesto, il racconto, l’uso condiviso a renderlo davvero culturale. Quindi, se vogliamo onorare la nostra memoria, non limitiamoci a imbalsamarla, a immergerla in una vasca di formaldeide come uno squalo di Hirst, ma iniziamo a vederla per quello che è, ovvero qualcosa che cambia, proprio come noi.[6]
Evviva.
[1] F. Broccardi, Cultura adesso – Un’economia contemporanea, Nomos, 2025
[2] Vive a Milano, è regista teatrale per Corps Citoyen e co-direttrice artistica insieme a Rabii Brahim del progetto curatoriale decoloniale Milano Mediterranea
[3] Marcos Morau, coreografo e regista spagnolo, ha fondato la compagnia La Veronal, con cui ha sviluppato un linguaggio scenico che fonde danza, teatro e arti visive. Con il suo stile visionario e innovativo, Morau firma un lavoro poetico ed evocativo, che riflette sull’identità e sulla crescita con straordinaria forza espressiva. Firmamento è un’opera di Marcos Morau che esplora il confine tra immaginazione e realtà, raccontando il delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
[4] Maria Viveros, «Con “NO” bruciamo per rinascere. È un esercizio di purificazione», intervista a Irene Tena e Albert Hernández, il T, [data] 2026, p. 4. Lo spettacolo, presentato al 46° Oriente Occidente Dance Festival (Rovereto, Teatro Zandonai, 6 settembre 2026), ha ottenuto tre Premi Max 2026.
[5] Leone XIV, Incontro con il mondo del cinema, Sala Clementina, 15 novembre 2025 (in vatican.va). Le parole sono riprese sul dépliant del Padiglione della Santa Sede alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, L’orecchio è l’occhio dell’anima, 9 maggio – 22 novembre 2026.
[6] Cfr nota 1
Franco Broccardi
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