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Letizia Riccio
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Sono trascorsi solo quattro giorni da quando le delegazioni delle città candidate a Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028 sono state ricevute in audizione pubblica dalla giuria e il nome della vincitrice è stato già proclamato: si tratta dei comuni di Civita di Bagnoregio in aggregazione con quello di Bolsena, che hanno presentato il dossier «Arte che viene, arte che va». Le motivazioni salienti della scelta (all’unanimità) sono legate, oltre che alla piena adesione alle richieste del bando, alla forma stabile e di continuità delle infrastrutture e delle opere coinvolte: «Nulla di ciò che è organizzato è destinato a esaurirsi, ma programmato per durare almeno due generazioni», ha dato lettura, durante la cerimonia di conferimento al MiC, il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Massimo Osanna, in uno dei suoi primi interventi da capo Dipartimento per le attività culturali, ha delineato alcune linee di tendenza (rintracciabili anche nel dossier delle due città viterbesi) per le politiche ministeriali sull’arte contemporanea. Spiega Osanna: «L’arte contemporanea dev’essere pervasiva all’interno delle attività culturali, a partire da quelle dei musei, l’antico dovrebbe dialogare con il presente; daremo il via a operazioni di formazione e sensibilizzazione, fin dalle scuole primarie». Citando le esperienze di Gibellina, attuale Capitale dell’Arte Contemporanea, e quella prossima di Alba, per il 2027, Osanna ha auspicato che anche per il 2028 si dia comunque un seguito alle proposte elaborate durante il periodo di candidatura.
Oltre a Civita di Bagnoregio e Bolsena, le finaliste erano: Capri, con il dossier «Le sirene del nuovo», Padova, con «Ancora imparo. Esercizi di dissidenza», e Pozzuoli, con «La città delle fragilità creative». La presidente della giuria (composta da Glauco Cavaciuti, Sofia Gnoli, Renata Cristina Mazzantini e Vincenzo Santoro), Lorenza Baroncelli, direttrice di MaXXI Architettura, prima di consegnare al Ministro la busta con il nome del vincitore, ha parlato di «giudizio unanime, nonostante il livello altissimo delle candidature»; e ha citato come esempio virtuoso di narrazione contemporanea la mostra di Sophie Calle, che apre venerdì 16 ottobre al MaXXI di Roma: «Le città non sono musei congelati nel passato», spiega Baroncelli. Nella mostra che inaugura a giorni al MaXXI, Sophie Calle ha messo insieme, in una sorta di catalogo, le opere che hanno cambiato il suo modo di fare arte, reinterpretandole». Gli artisti già menzionati nel progetto di Civita di Bagnoregio e Bolsena sono Carsten Höller, Eva Jospin, Chiara Camoni, Nico Vascellari e Tobias Rehberger, ai quali se ne aggiungeranno altri nel corso del prossimo anno.
Il sindaco di Civita di Bagnoregio, Luca Profili, ha espresso soddisfazione per l’assegnazione del titolo (che comprende un contributo da un milione di euro per la realizzazione delle attività e degli interventi previsti), parlando di «un dono a noi e, più in generale, alla Tuscia, che ha sofferto a lungo di un senso di inferiorità»; mentre il suo omologo di Bolsena, Andrea Di Sorte ha auspicato che l’esperienza dei due comuni, che hanno un’anima simile, diventi un modello per lo sviluppo dell’arte contemporanea.
Letizia Riccio
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