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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliSotto il cielo stellato di Giotto, negli ultimi anni a Padova è riuscita a farsi strada anche l’arte contemporanea. Oltre alle mostre più istituzionali di Palazzo Zabarella, sede della Fondazione Bano, e del Centro Culturale Altinate-San Gaetano, diversi luoghi della città si sono trasformati per accogliere iniziative di questo tipo, come l’Orto Botanico e Palazzo della Ragione. Ma non solo, perché un germoglio di contemporaneità è sbocciato tra i cortili di Palazzo Bo già nel 1995 con «Resistenza e Liberazione» di Jannis Kounellis. Più recentemente, invece, è stata annunciata la rifunzionalizzazione dell’ex Cinema Altino per merito della Fondazione Chiara e Francesco Carraro, che convertirà l’edificio in sede espositiva. A questa, si aggiunge la Fondazione Alberto Peruzzo, che nel 2023 ha trovato casa nell’ex Chiesa di Sant’Agnese.ca
Mentre sono in corso i cantieri per il futuro polo culturale nei pressi dell’ex Caserma Prandina e per il Museo del Design nel Castello Carrarese, Padova raccoglie i frutti di tutti questi semi per rilanciare la propria immagine a Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028. «Se Padova sarà selezionata, il progetto potrà rappresentare un importante motore di sviluppo culturale, artistico e sociale, con ricadute significative anche sul piano economico e turistico, ha dichiarato il sindaco Sergio Giordani. Il 2028 è molto vicino: per questo dobbiamo continuare a lavorare insieme, con entusiasmo e senso di responsabilità, per farci trovare pronti a questa importante sfida».
«Ancora imparo. Esercizi di dissidenza» è il titolo del progetto presentato al Ministero della Cultura, la cui Direzione artistica è stata affidata a Maurizio Cattelan (nato a Padova nel 1960) e alle curatrici Marta Papini e Myriam Ben Salah, che saranno supportati da un Comitato scientifico composto da Cecilia Alemani, curatrice e già direttrice artistica della Biennale Arte di Venezia 2022, il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, Daniela Mapelli, rettrice dell’Università, e Renzo Piano, architetto e senatore a vita.
«Ci interessa l’arte quando innesca domande, quando mette in crisi le abitudini dello sguardo, quando crea spazi di confronto invece di confermare ciò che già sappiamo. Per questo abbiamo scelto di partire dall’idea di dissidenza: un esercizio di libertà, curiosità e immaginazione, spiega la Direzione artistica. Padova possiede una lunga tradizione di pensiero indipendente, ricerca e sperimentazione. Il nostro compito non sarà portare qualcosa dall’esterno, ma lavorare insieme alle moltissime energie che già attraversano la città, spesso in modo sotterraneo, mettendole in relazione tra loro e con artiste e artisti, istituzioni, comunità e reti internazionali».
Il cuore del progetto, infatti, pulsa di libertà ed è proprio in suo nome che nel 1222 fu fondata l’Università di Padova, tra le più antiche del mondo, dove hanno trovato voce personalità del calibro di Galileo Galilei, Elena Cornaro Piscopia, Pietro d’Abano e Andrea Vesalio. E proprio sulla Scala del Sapere di Palazzo Bo, Gio Ponti ha scelto di scrivere «Ancora inparo», espressione attribuita a Michelangelo e successivamente ripresa da Goya.
Da qui si è sviluppato il programma che vede nella città una moltitudine di realtà in cui è possibile produrre linguaggi nuovi, mettere in discussione le forme consolidate della conoscenza e trasformare il confronto tra sapere diversi in una risorsa per il futuro. Soprattutto grazie alla collaborazione tra istituzioni culturali, Università, artisti e organizzazioni provenienti da contesti internazionali, per costruire una geografia diffusa del contemporaneo tra Palazzo della Ragione, l’Orto Botanico, il Castello Carrarese, il Museo degli Eremitani, Palazzo Lanza, Palazzo Zabarella e l’ex Cinema Altino; il San Carlo Center DU30, il Palazzo Configliachi e il Laboratorio di Quartiere all’Arcella; Villa Breda a Ponte di Brenta e numerosi altri luoghi della città.
«Accanto alla “Urbs Picta” il progetto di Padova contemporanea 2028 amplia l’offerta culturale complessiva, afferma l’assessore alla Cultura, Andrea Colasio. Si tratta di un percorso che è il naturale esito di una strategia che, negli ultimi anni, ha visto una molteplicità di attori, pubblici e privati, investire, con decisione, sui linguaggi e i luoghi del contemporaneo».
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