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Redazione
Leggi i suoi articoliPozzuoli punta a diventare Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028 con un progetto che trasforma la fragilità del territorio in una piattaforma di ricerca artistica e culturale. Intitolata «La città delle fragilità creative», la candidatura propone un modello in cui l’arte contemporanea diventa strumento di lettura e rigenerazione di un contesto segnato dal bradisismo, assumendo la vulnerabilità come motore di innovazione.
Promossa dal Comune di Pozzuoli (Na) e sostenuta dal sindaco Luigi Manzoni, l’iniziativa è stata ideata da Paolo Lubrano, direttore generale del progetto, insieme a Francesco Cascino, direttore artistico e curatoriale, al regista Luigi Pingitore, responsabile della narrazione, e al comitato tecnico-scientifico presieduto da Pierpaolo Forte. L’obiettivo è «fare di Pozzuoli un laboratorio internazionale nel quale arte, cultura e art thinking diventano strumenti per comprendere il presente e immaginare il futuro, assumendo la fragilità non come limite ma come condizione generativa, capace di produrre conoscenza e nuove forme di convivenza», spiega Lubrano.
Il progetto coinvolgerà 24 artisti internazionali, chiamati a confrontarsi con il paesaggio archeologico, vulcanico e urbano dei Campi Flegrei. Tra i nomi annunciati figurano Maria Thereza Alves, Robert Barry, Liam Gillick, Thomas Hirschhorn, Ann Veronica Janssens, Albert Oehlen, Francis Offman, Giulio Paolini, Alessandro Piangiamore, Giulia Piscitelli, Ugo Rondinone, Anri Sala, Andrés Serrano e David Tremlett.
Dal Rione Terra all’Anfiteatro Flavio, dal Macellum alla costa di Baia, fino ai quartieri sorti dopo le crisi bradisismiche degli anni Ottanta, l’intero territorio sarà concepito come un laboratorio diffuso in cui arte, patrimonio e ricerca dialogheranno con le comunità locali. Le opere realizzate entreranno progressivamente a far parte del patrimonio pubblico, lasciando un’eredità permanente oltre il 2028.
La candidatura nasce anche dall’esperienza di Panorama Pozzuoli, la mostra diffusa promossa da Italics nel 2025, e si fonda su una rete di collaborazioni con Università, istituti di ricerca e istituzioni culturali, tra cui l’Università Federico II, l’Università L’Orientale, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei. Completa il progetto il «Patto delle Città Fragili», rete internazionale dedicata ai territori accomunati da vulnerabilità geologiche, ambientali, climatiche o sociali, con l’obiettivo di promuovere programmi condivisi di ricerca, produzione artistica e cooperazione. «L’arte resta il linguaggio per eccellenza della metamorfosi, l’unico capace di trasformare una faglia in una possibilità», afferma Pingitore.
Il Macellum di Pozzuoli. Foto Marina Sgamato
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