Piccole storie dal Medioevo | Messi in piega

La moda maschile nelle acconciature, simbolo di vanità, ricchezza o povertà, da Giotto a Carlo Crivelli

«San Giovanni Battista» (XII-XIII secolo) (particolare), Monreale, Duomo
Virtus Zallot |

«Piccole storie dal Medioevo» è un ciclo di brevi saggi dedicati a temi di un Medioevo «minore» indagato attraverso fonti agiografiche, letterarie e iconografiche. Ne emerge un mondo in cui realtà e immaginario, sacro e profano, consueto e straordinario, dramma e leggerezza si integrano non senza ironia e con ingenuità solo apparente, a veicolare contenuti e insegnamenti mai superficiali: un Medioevo inaspettato e affascinante.


Per quanto considerata vizio prevalentemente femminile e personificata da donna, la vanità ha sempre insediato anche gli uomini. Giustificata da esigenze di rappresentanza e rappresentatività sociale, ha infatti trovato applicazione sia nel loro abbigliamento che nelle loro acconciature. Di contro, la naturalità della chioma era dei poveri e la trascuratezza dei miseri, o di coloro che rinunciavano al mondo. Nell’iconografia medievale gli eremiti hanno per questo capelli informi e arruffati: Giovanni Battista, per esempio, ha nelle figure più antiche una chioma spinosa.

A formalizzare la trascuratezza interiore erano raffigurati spettinati anche i cattivi, come carnefici e diavoli. Gli uomini di mondo, invece, tanto nella realtà che nelle immagini, non solo curavano la chioma ma la conformavano alla moda. Secondo il principio dell’attualizzazione, inoltre, nell’arte medievale erano acconciati al presente gli attori delle storie passate eccetto i protagonisti della Bibbia, per esempio Cristo e gli apostoli.
«Allegoria del Buon Governo» (1338-39) di Ambrogio Lorenzetti (particolare), Siena, Palazzo Pubblico,.
Al tempo di Giotto era di moda un boccolo sulla nuca, fatto sbucare con attenzione dalla cuffia che si portava anche sotto il berretto. Negli affreschi della Basilica Superiore di Assisi lo esibisce il giovane Francesco, naturalmente prima di rinunciare alla vita mondana e alla bella pettinatura. Nello stesso ciclo lo recano gli uomini benestanti e di rango, ma non gli anziani (fuori moda) e i poveri (fuori dalle mode).

Tale scarto sociale, espresso anche nei capelli, è ben esemplificato nelle scene dedicate all’episodio in cui san Martino, ancora cavaliere, dona metà del suo mantello a un povero. Simone Martini, nelle «Storie» della Basilica Inferiore di Assisi (1317 ca), assegnò al santo un corto caschetto con i bordi accuratamente arrotolati, al povero una zazzera spettinata. Con il trascorrere dei secoli san Martino cambiò spesso pettinatura adeguandola alle mutate mode, mentre il povero rimase invariabilmente spettinato.
«San Giovanni Apostolo» (1472) di Carlo Crivelli, Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco,.
L’acconciatura con il boccolo sulla nuca è adottata anche dai 24 cittadini che, nell’«Allegoria del Buon Governo» di Ambrogio Lorenzetti (1338-39) nel Palazzo Pubblico di Siena, sfilano verso il Bene comune. Essa richiedeva un’impegnativa messa in piega mediante una sorta di bigodino chiamato calamistro. Petrarca, che vi era ricorso, da vecchio sorrideva ricordando «il timore che un capello uscisse dal suo posto e un lieve vento scompigliasse il laborioso acconciamento della chioma».

Seguirono per Chaucer capelli «aperti sulla testa come un grande e largo ventaglio, e con una bella divisa stretta e precisa», cortissime zazzere tagliate perfettamente in tondo sopra le orecchie e lunghe chiome imbalsamate in calcolate onde. Come appena usciti dal parrucchiere, recano tali artificiose acconciature non solo i signori immortalati nei ritratti ma anche i santi, persino chierici, e gli angeli: l’artefatta bellezza dei loro capelli  era infatti espediente iconografico per segnalarne l’elevatezza spirituale.
Particolare con l’Arcangelo Gabriele dall’«Annunciazione» (1486) di Carlo Crivelli, Londra, National Gallery
Ne mise in scena un ricco repertorio Carlo Crivelli, le cui linee marcate conferiscono alle capigliature una immobilità scultorea, come fossero impregnate di gel. Al «San Giovanni Apostolo» conservato alla Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano i bei capelli si avvitano in spirali tracciate con il compasso: il sant’Emidio vescovo del Polittico nella Cattedrale di Ascoli e il «Santo Stefano» diacono alla National Gallery di Londra hanno la corona clericale perfettamente arricciata all’insù. Ma forse il più vanitoso è l’Arcangelo dell’«Annunciazione» alla National Gallery di Londra. Per nulla stropicciata dal recente volo, la pettinatura che ha scelto per scendere in terra ha di certo richiesto una lunga seduta e forse, con buona pace di predicatori e moralisti, il calamistro.

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