Piccole storie dal Medioevo | Le gambe della regina di Saba

Dalla Bibbia al Corano, passando per le statue dell’Antelami e gli affreschi di Agnolo Gaddi in Santa Croce, che cosa si celasse sotto la veste della regina di Saba rimane un mistero

Un particolare di «La regina di Saba in adorazione del sacro legno» (1380-1390) di Agnolo Gaddi, Firenze, Santa Croce, Cappella maggiore.
Virtus Zallot |

«Piccole storie dal Medioevo» è un ciclo di brevi saggi dedicati a temi di un Medioevo «minore» indagato attraverso fonti agiografiche, letterarie e iconografiche. Ne emerge un mondo in cui realtà e immaginario, sacro e profano, consueto e straordinario, dramma e leggerezza si integrano non senza ironia e con ingenuità solo apparente, a veicolare contenuti e insegnamenti mai superficiali: un Medioevo inaspettato e affascinante.


Secondo la Bibbia «la regina di Saba, sentita la fama di Salomone, venne per metterlo alla prova con enigmi». Giunse e ripartì carica di doni, accertandone non solo la saggezza ma l’enorme ricchezza e prodigalità. Pur citati in due libri, l’episodio e la sua protagonista non imprimono nel grande racconto uno scarto o un segno: della regina non si cita il nome e nulla è tramandato di lei e del suo aspetto.

Lo stesso viaggio e incontro sono narrati nel Corano, dove però è Salomone a convocarla per indurla a convertirsi ad Allah. Giunta a palazzo ed apprestandosi ad attraversare un pavimento di cristallo sotto cui scorre acqua, la donna «si scoprì le gambe». L’annotazione è curiosa, anche perché il finto laghetto era stato appositamente predisposto per farle rialzare la gonna. A quale scopo? Per osservare che cosa?
«Regina di Saba» (primi decenni del XIII secolo) di Benedetto Antelami, Parma, Museo diocesano.
Non soccorrono certo le narrazioni di un altro transito d’acqua. L’incontro tra i due sovrani trova in questo caso ragione e collocazione entro la storia del legno della Vera croce, raccontata da Jacopo da Varagine nella Leggenda aurea. Giunta nei pressi di Gerusalemme, la regina dovrebbe superare un lago. Visto però «in ispirito» che la trave che fungeva da passerella-ponte avrebbe sorretto il Salvatore del mondo, si inginocchia ad adorarla.

Il contesto elevato esclude non solo svelamenti intenzionali ma persino una sbirciata, anche perché gli artisti si sono preoccupati di conferire alla sovrana vesti lunghissime e dignitosa compostezza: così Agnolo Gaddi negli affreschi in Santa Croce a Firenze e Piero della Francesca in quelli in San Francesco ad Arezzo.
«La regina di Saba in adorazione del sacro legno» (1452-1466) di Piero della Francesca, Arezzo, San Francesco, Cappella maggiore
Oltre che nei citati contesti narrativi, la regina di Saba era rappresentata quale figura dell’accorrere a Cristo. In tale ruolo accoglieva coloro che entravano nella comunità cristiana di Parma, dove occupava insieme a Salomone una nicchia esterna del Battistero. Opera di inizio Duecento di Benedetto Antelami, le due statue sono ora sostituite da copie e conservate nel vicino Museo diocesano, dove è possibile verificare come dalla lunga veste della donna sbuchino piedi calzati e normalissimi.

Nelle statue/colonna che ornavano i portali di alcune chiese francesi compariva invece un’inquietante zampa d’oca. Tale malformazione trovava fondamento in leggende che assegnavano alla sovrana un piede animale e/o peloso in quanto figlia di un umano e di un demone.

Altre narravano del tentativo di screditarla inducendo in Salomone il sospetto che nascondesse tale segreto: ecco dunque la ragione dello stratagemma per farle alzare la gonna, come anche dell’insolita iconografia nel mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto. La regina vi appare seduta con una scarpa in mano ed è improbabile che l’abbia levata per dar sollievo ai piedi dopo il lungo viaggio, gesto che non meriterebbe né la nostra attenzione né quella di Salomone, a cui è rivolto: la donna gli sta invece mostrando, e dimostrando, la propria normalità.
«Regina di Saba» (1163-1165) di Pantaleone, Otranto, Santa Maria Annunziata
Non erano però solo i piedi a preoccupare il saggio sovrano. Nel Targum sheni di Ester, dopo aver osservato le gambe della regina scoperte per attraversare il pavimento di cristallo Salomone esclama: «La tua bellezza è bellezza di donna, il tuo pelo è pelo di uomo»; altrettanto nel Libro delle spose di al Ṯa 'labī dove, provando disgusto per tale pelosità, borbotta: «Che cosa brutta». Salomone chiese quindi agli uomini (più esperti delle donne?) se ci fosse un rimedio: «il rasoio», risposero. Ma la regina lo rifiutò e Salomone convenne che c’era il rischio di ferirla. Interpellò quindi i demoni: «La calce e il bagno», proposero.

Furono dunque i demoni a inventare la crema depilatoria, insieme a uno slogan davvero efficace: le gambe sarebbero diventate «come il bianco argento». Quali prodotti e quante estetiste possono oggi garantire altrettanto?

Piccole Storie dal Medioevo
di Virtus Zallot
1. Donne che allattano
2. Le gambe della regina di Saba
3. Madri distratte
4. Piedi di cui diffidare
5. Un marsupio per Maria

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