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Giotto, «San Francesco dona il mantello a un povero», Assisi, Basilica superiore

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Giotto, «San Francesco dona il mantello a un povero», Assisi, Basilica superiore

Strenne di Natale • Francesco, ingombrante anche per la storia dell’arte

Di minimo ingombro effettivo ma ingombrante nella sostanza, affronta un tema insolito e con uno sguardo altro rispetto a quello degli storici e degli storici dell’arte

Tra i libri letti nel 2025, scelgo quello più discreto: piccolo, sottile, sobrio nella copertina e del tutto privo di immagini. Di una povertà elegante e lieta, quasi francescana, si è inserito nella mia biblioteca senza creare problemi, mentre altri (non tutti necessari, qualcuno inutile) hanno richiesto spostamenti per far loro posto. Di minimo ingombro effettivo ma ingombrante nella sostanza, affronta un tema insolito (la comunicazione performativa di san Francesco) e con uno sguardo altro rispetto a quello degli storici e degli storici dell’arte, poiché Antonio Attisani è uomo di teatro. Smentendo il san Francesco che pittori e scultori hanno spesso imbalsamato in una gestualità convenzionale e misurata, La rivoluzione artistica di Francesco. Un teatro che non è stato e forse sarà ha il pregio di restituirci il Giullare di Dio, invitando a riflettere sull’edulcorazione di colui che è stato invece, scrive Attisani, «pietra d’inciampo»: anche per la storia dell’arte.

La rivoluzione artistica di Francesco. Un teatro che non è stato e forse sarà
di Antonio Attisani, 86 pp., Cronopio, Napoli 2025, € 11 

La copertina del volume

Virtus Zallot, 20 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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In diverse occasioni il santo volle cedere le proprie vesti a persone in difficoltà, ma l’incontro con un lebbroso, cercato e non capitato, di contatto fisico e non di sola vicinanza, con il più misero tra i miseri e non con un povero appena diventato povero, segnò la sua esistenza

La rinuncia alle vesti segnò (e nell’arte visualizzò) la scelta del santo di farsi povero: l’episodio sancì un cambio esistenziale che fu rinascita, inaugurando una vita di santità

Scegliendo la povertà, il santo rinunciò anche alle calzature. Ciononostante, i piedi deformati dal troppo camminare, sporchi e feriti, sono diventati gloriosi

Il Santo volle per sé e per i suoi compagni delle vesti talmente ruvide e povere che nessuno avrebbe potuto desiderarle e di stoffa non tinta, ma del colore della sorella allodola per essere di esempio «ai religiosi che non debbano avere abiti eleganti e fini, ma di tinta smorta, come la terra»

Strenne di Natale • Francesco, ingombrante anche per la storia dell’arte | Virtus Zallot

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