Piccole storie dal Medioevo | Piedi di cui diffidare

Tipologia e condizione delle scarpe manifestano la situazione della persona che le indossa. I piedi scalzi sembrerebbero più democratici, mentre quelli bestiali di molte raffigurazioni medievali denunciavano una natura maligna

Un particolare della «Tebaide» (1336-1341) di Buffalmacco, Pisa, Camposanto monumentale
Virtus Zallot |

«Piccole storie dal Medioevo» è un ciclo di brevi saggi dedicati a temi di un Medioevo «minore» indagato attraverso fonti agiografiche, letterarie e iconografiche. Ne emerge un mondo in cui realtà e immaginario, sacro e profano, consueto e straordinario, dramma e leggerezza si integrano non senza ironia e con ingenuità solo apparente, a veicolare contenuti e insegnamenti mai superficiali: un Medioevo inaspettato e affascinante.


Tipologia e condizione delle scarpe manifestano la situazione della persona che le indossa. Lo confermano quelle fotografate ai piedi dei profughi: nel 2015 Medici Senza Frontiere dedicò loro la campagna di sensibilizzazione «Milionidipassi», ma la cronaca più recente non manca di rammentarcelo. Anche levate, le scarpe conservano l’impronta di un’esistenza: a tale proposito, quelle dipinte da Van Gogh  (in «Un paio di scarpe», appunto) sollevarono persino un dibattito, da Heidegger a Jacques Derrida.

Ma i piedi scalzi sono altrettanto eloquenti? Sembrerebbero più democratici  (tutti i piedi che soffrono sono uguali) e forse più sinceri, potendo le calzature nascondere o mentire. Lo ricorda ai bambini Roald Dahl in uno dei suoi racconti più famosi (Le streghe), in cui la nonna spiega al nipotino che le streghe hanno piedi quadrati e senza dita, nascosti però entro insospettabili scarpine a punta.

Anche l’immaginario degli adulti ha spesso affidato alla malformazione o anomalia dei piedi il compito di segnalare una difformità esistenziale o morale: quando bestiali, denunciavano una natura maligna. Avevano zampe d’animale le anquane, misteriose e bellissime protagoniste di molte leggende pedemontane ed alpine. Abitavano vicino all’acqua e seducevano gli uomini, oltre ad essere evocate per spaventare i bambini. Altrettanto la regina di Saba, poiché figlia di un umano e di un demone.

Lo stesso diavolo «si mostra in sembianze di uomo eccetto che per i piedi», affermava uno dei protagonisti del dialogo sulla strega composto da Giovanni Francesco Pico della Mirandola. E aggiungeva: «Penso affinché non possa ingannare del tutto gli uomini». Tale teoria trova conferma in alcuni racconti popolari in cui il diavolo tentatore si incarna in misteriose ragazze troppo propense al ballo e dunque troppo disponibili. Svelando inavvertitamente orride zampe, terrorizzavano gli ingenui cavalieri e li inducevano a fuggire, oltre che a frequentare fanciulle per bene.
«San Pietro martire esorcizza un diavolo apparso in forma di Vergine con il bambino» (1450 circa) di Antonio Vivarini, Collezione Alana, Stati Uniti
San Pietro da Verona smascherò il diavolo travestito da Madonna; Antonio Vivarini la raffigurò cornuta, alata e con piedi palmati e neri. L’iconografia medievale attribuiva piedi bestiali alle cattive femmine che insidiavano i santi eremiti nel vano tentativo di riaccenderne il corpo votato alla castità. Figura di lussuria, sono furbe e procaci: oggi diremo sexy.

Ha zampacce nere, vistose corna e abbondante scollatura la giovane che, negli affreschi in San Francesco a Montefalco, cerca di sedurre un diffidente sant’Antonio Abate barricato nella sua capannina. Ugualmente cornuta, la tentatrice in Sant’Angelo d’Alife a Raviscanina alza la gonna svelando orride ed enormi zampe d’uccello, come quelle della finta pellegrina nella «Tebaide» di Buffalmacco al Camposanto di Pisa.

Con fare piagnucoloso e suadente convince un eremita ad ospitarla, ma poco lontano (quindi poco dopo) è scacciata da un energico monaco più maturo, evidentemente meno ingenuo. Per quanto vistosi, i piedi bestiali (come, e ancor più, le corna) non sembrano insospettire i santi uomini, che evidentemente non li vedono. Essi non sono pertanto carattere fisico ma espediente iconografico ad uso esclusivo del fruitore dell’opera.

Altrettanto in contesti non narrativi, come nell’«Allegoria del Cattivo Governo» affrescata da Ambrogio Lorenzetti nella sala dei Nove del Palazzo pubblico di Siena. Dalla lunga veste di Tirannide e da quella di Frode fuoriescono zampe unghiute. Nel suo manuale di iconologia Cesare Ripa annotava che Frode è raffigurata con zampe d’aquila, per visualizzarne l’attitudine a «rapire altrui, o la roba, o l’honore». Bastasse far levare le scarpe per scoprire gli imbroglioni…
«Tentazione di sant’Antonio abate» (XV secolo), Montefalco, San Francesco, Cappella di Sant’Antonio Abate
Piccole Storie dal Medioevo
di Virtus Zallot
1. Donne che allattano
2. Le gambe della regina di Saba
3. Madri distratte
4. Piedi di cui diffidare
5. Un marsupio per Maria

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