Piccole storie dal Medioevo | Madri distratte

Citando «Amico fragile», le protagoniste delle seguenti piccole storie potrebbero essere rimproverate con le parole di Fabrizio de Andrè: «Signora lei è una donna piuttosto distratta»

«Miracolo di san Clemente» (1078-1084 circa), Roma, San Clemente, Basilica inferiore
Virtus Zallot |

«Piccole storie dal Medioevo» è un ciclo di brevi saggi dedicati a temi di un Medioevo «minore» indagato attraverso fonti agiografiche, letterarie e iconografiche. Ne emerge un mondo in cui realtà e immaginario, sacro e profano, consueto e straordinario, dramma e leggerezza si integrano non senza ironia e con ingenuità solo apparente, a veicolare contenuti e insegnamenti mai superficiali: un Medioevo inaspettato e affascinante.


Citando «Amico fragile», le protagoniste delle seguenti piccole storie potrebbero essere rimproverate con le parole di Fabrizio de Andrè: «Signora lei è una donna piuttosto distratta».

Lo fu la madre di cui narra la Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine, ma ancor prima il dipinto murale di fine XI secolo conservato nella chiesa inferiore di San Clemente a Roma. Vi è raffigurata a capelli disciolti (quindi disperata) mentre si china a raccogliere il figlioletto che, seduto a terra, le allunga le manine. Accanto (quindi poco dopo) si è levata in piedi accogliendolo in braccio: si stringono affettuosamente e i visi dolcemente si accostano. La scena è ambientata nel sepolcro sottomarino di san Clemente, rappresentato infatti entro onde popolate di pesci; in occasione della festa del santo, quando le acque miracolosamente si ritiravano, i fedeli potevano raggiungerlo senza bagnarsi nemmeno i piedi.

Dopo averlo pianto a lungo sperando che il mare le restituisse almeno il corpicino, la donna ritrova vivo il bambino dimenticato l’anno prima e custodito da san Clemente in uno straordinario sonno. La loro gioia è iconograficamente tradotta in un impeto d’affetto, non consueto nelle raffigurazioni così antiche, che contrasta con la solenne compostezza dei chierici testimoni del miracolo.
«Miracolo di sant’Antonio da Padova» (1460-1470) di Piero della Francesca, predella del Polittico di Sant’Antonio, Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria
Non meno grave e altrettanto a lieto fine fu la distrazione a cui pose rimedio sant’Antonio da Padova, che del resto ne era indirettamente responsabile. Proprio per assistere al suo sermone una donna era uscita di casa lasciando incustodito il figlioletto e ritrovandolo morto in culla. Disperata, si era rivolta al santo che l’aveva esortata ad avere fiducia nel Signore: ritornata dal piccolo, lo  trovò che giocava.

Piero della Francesca illustrò l’episodio nella predella del Polittico di Sant’Antonio, conservato presso la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia. Il fermo immagine iconografico blocca l’istante che precede il miracolo: il bimbo sembrerebbe dormire nella culla amorevolmente apparecchiata, ma la chioma scomposta e il gesto sconsolato della madre segnalano il dramma. Il santo inginocchiato è garanzia dell’esito positivo che a breve il Signore concederà.

La straordinaria fama e capacità oratoria di Antonio da Padova (tramandata dalle fonti e suggellata dalla reliquia della lingua, ritrovata «rossa e bella» a ventisette anni dalla morte e ancor oggi venerata e incorrotta) indusse dunque una madre a una negligenza grave. Non fu l’unica, narra Il libro dei miracoli, se un’altra «stordita dalla fretta, dimenticò il figlio, e si precipitò alla predica»: non solo lo abbandonò ma, invece che nella culla, lo depose nella caldaia d’acqua bollente preparata per il bagnetto.
«Sant’Antonio resuscita Tommasino» (1524) attribuito a Girolamo Tessari, Padova, Scoletta del santo.
Quando se ne rese conto supplicò il santo di intervenire, ritrovando il piccolo che tranquillamente giocava. Un’altra ancora uscì di casa (ma questa volta il santo non ha colpa) lasciando il suo bambino accanto a un recipiente colmo d’acqua e ritrovandolo annegato a testa in giù, coi piedini fuori. Invocò allora sant’Antonio che glielo restituì. Lo straordinario miracolo è tra quelli illustrati, forse da Girolamo Tessari, nel ciclo della Sala priorale della Scoletta del santo, a Padova.

Le mamme qui citate si macchiarono dunque della procurata  morte dei figlioletti, ma devozione e fede le resero meritevoli di un miracolo. Tale esito straordinario giustifica il ricordo dei loro misfatti, occasioni per celebrare e tramandare la forza  taumaturgica di un santo. Non possono sperare altrettanto i genitori distratti di oggi, per esempio quando dimenticano un bambino in automobile. Molto più prosaicamente si impone invece la prevenzione obbligatoria mediante speciali dispositivi antiabbandono: forse più accessibili e meno selettivi, ma affatto clamorosi e neppure gratuiti.

Piccole Storie dal Medioevo
di Virtus Zallot
1. Donne che allattano
2. Le gambe della regina di Saba
3. Madri distratte
4. Piedi di cui diffidare
5. Un marsupio per Maria

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